LE AMBIZIONI SPAZIALI DELLA CINA NEL XXI SECOLO

Il programma spaziale cinese ha origine negli anni ’50, e nasce dall’esigenza di costruire un’arma nucleare e i relativi vettori balistici, il progetto chiamato “Due bombe, un satellite.” Il 24 aprile 1970 la Cina ha lanciato il suo primo satellite, diventando il quinto paese a realizzare questa impresa. Il programma spaziale cinese è una fonte di orgoglio nazionale, e dal 2016, il 24 aprile si celebra il ‘China Space Day’. Il programma spaziale cinese é presentato come un’opportunità per rinforzare la cooperazione internazionale, ma molti osservatori rimangono scettici riguardo alla finalità del suo sviluppo tecnologico. 

Il 16 dicembre 2020, la missione lunare Chang’E 5 è atterrata in Mongolia dopo aver raccolto circa quattro chili di roccia lunare da un sito mai esplorato prima. La Cina è il primo paese a raggiungere la regione di Mons Rümker, la cui pianura di lava basaltica è ritenuta essere due miliardi di anni più giovane di altre regioni esplorate dagli astronauti delle missioni Apollo e dai sovietici. È la prima volta che un veicolo spaziale cinese è decollato da un altro pianeta per tornare sulla terra. 

Il mix di terreno sciolto e rocce, chiamato regolith, è stato raccolto in quello che gli scienziati dicono essere una novità assoluta nell’esplorazione spaziale dell’era moderna. Infatti, la Cina è riuscita in una sola missione a raccogliere materiale che è stato stivato, e poi sollevato dalla superficie lunare per essere riportato sulla terra. 

Il China Lunar Exploration Programme (CLEP) è stato articolato per la prima volta nel 2004, e suddiviso in tre fasi: orbitaggio, atterraggio e rientro. Il programma sottolinea l’importanza di sviluppare il campo della scienza, dell’ingegneria e della tecnologia per lo sviluppo del programma lunare. L’elemento più importante del CLEP fu formulato nel 2015, e include un piano di follow-up per il decennio 2030-2040. Questo programma prevede lo studio dell’ambiente lunare per valutare il potenziale di estrazione e utilizzo delle sue risorse. Inoltre, la Cina spera di costruire un prototipo di stazione spaziale per la ricerca scientifica robotica sulla luna. A questo fine utilizzerà tecniche di stampa 3D, che gli conceda di costruire la stazione direttamente nello spazio. 

Gli scienziati cinesi intendono usare la stampa 3D per un altro progetto, quello di costruire stazioni di energia solare nello spazio che potranno catturare l’energia solare e rimandarla direttamente sulla terra. Questa tecnologia la renderebbe una fonte di energia stabile, laddove le centrali terrestri sono vulnerabili alle condizioni meteorologiche. 

Secondo alcuni analisti, il programma spaziale della Cina é un modo per dimostrare la superiorità della sua civiltà, della sua ideologia, e delle sue capacità tecnologiche. La Repubblica Popolare Cinese ha spesso ribadito che il suo programma spaziale ha come obiettivo la cooperazione internazionale, e la realizzazione della “community of shared destiny.” Tuttavia, il possibile duplice uso civile-militare delle sue tecnologie è fonte di preoccupazione. È evidente che la dottrina spaziale cinese ha un duplice scopo, quello di accrescere la sicurezza nazionale e la capacità militare, oltre che, in minima parte, in via subordinata, contribuire alla pace di “tutta l’umanità.”

Il programma spaziale cinese è anche uno strumento diplomatico, che fa uso della ricerca scientifica per rinforzare la cooperazione internazionale. Per esempio, gli scienziati coinvolti nella missione Chang’E 5 hanno spesso ribadito la volontà della Cina di condividere parte del materiale recuperato. Dall’altro lato, ci sono programmi militari segreti e la gestione dei sistemi spaziali da parte delle forze armate. I satelliti militari stanno crescendo in numero, con alcuni specificamente orientati alla sorveglianza di Taiwan.

Quando le sue capacità erano ancora limitate, la Cina sosteneva il principio dell’uso dello spazio solo a fini pacifici, e si opponeva alla militarizzazione dello spazio. Tuttavia questa posizione è ormai cambiata, con il “Libro Bianco sulla Difesa” del 2015. In effetti, la Cina ha ritenuto certi sviluppi, tale la creazione della Space Force statunitense da parte di Trump, come prova concreta della necessità di difendere i propri interessi nello spazio. 

Gli Stati Uniti sono particolarmente preoccupati dallo sviluppo di sofisticati laser cinesi, che hanno la capacità di distruggere oggetti in orbita, quali i satelliti americani. Già nel 2007 la Cina aveva colpito uno dei propri satelliti, in una missione interamente controllata da terra. Fu interpretata come una dimostrazione di forza, una prova che la Cina avrebbe potuto causare gravi danni se i suoi hacker fossero riusciti a penetrare i sistemi di difesa americani al fine di causare l’interruzione delle comunicazioni tra il Pentagono e i suoi satelliti durante un attacco, “accecando” gli Stati Uniti. In effetti, dal 2005 la Cina ha introdotto gli attacchi informatici nelle sue esercitazioni militari e conduce vari test anti-satelliti. Infatti, ritiene che i successi tattici statunitensi in Iraq e Afghanistan siano dovuti alle tecnologie satellitari. Dopo anni di ricerca, nel giugno 2020 degli scienziati cinesi hanno affermato di aver sviluppato il primo collegamento informatico inviolabile tra satelliti e controllori.

Sul piano simbolico, lo sviluppo spaziale cinese ha rafforzato l’idea del declino americano. Infatti, la NASA non é più andata sulla luna dai tempi delle missioni Apollo degli anni ‘70. Nella sua ricerca di prestigio come leader globale, queste imprese permettono alla Cina di aumentare la sua legittimità e il suo soft power. Marte è diventato un altro teatro di competizione in questa battaglia di influenza. Infatti, la missione Tianwen-1 dovrebbe raggiungere Marte il mese prossimo, il 10 febbraio. Solo la NASA e l’ex Unione Sovietica sono atterrati su Marte, se la missione é un successo la Cina diventerebbe il terzo paese a realizzare questa impresa. 

La Cina mira a diventare un leader nella ricerca spaziale entro il 2049, il centenario della RPC. Sta investendo enormi risorse nelle tecnologie a duplice uso, e non nasconde le sue ambizioni nel diventare uno dei principali attori nello spazio. Ha persino sviluppato un tessuto resistente alle condizioni ambientali della luna, piantando una robusta bandiera sulla superficie lunare. Il paese intende costruire una stazione spaziale, e prevede di mandare dei “taikonauti” sulla luna entro il 2036. La Cina non mostra segni di rallentamento, e probabilmente continuerà ad usare il suo programma spaziale come proiezione della propria potenza. 

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