EUROPA ED ENERGIA: CENNI STORICI E NUOVE FRONTIERE

Dagli albori dell’Unione Europea, il tema dell’energia ha svolto un ruolo centrale nel processo di ricostruzione post-bellica. Con l’anno 2020, l’UE ha inoltre adottato l’ambizioso progetto European Green Deal con l’obiettivo di raggiungere il traguardo delle zero emissioni entro il 2050. I temi centrali sono energia, sostenibilità e accessibilità. 

La creazione nel 1951 della comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) e nel 1957 della comunità europea dell’energia atomica (EURATOM) hanno sottolineato come l’energia sia un tema politico delicato, che necessita la stipulazione di convenzioni e accordi internazionali per evitare possibili tensioni tra Stati. Oggi, l’Europa affronta il tema energetico in una prospettiva più sostenibile, con una prospettiva sostenibile e con l’obiettivo di rendere il vecchio continente il primo blocco di paesi a impatto climatico zero entro il 2050.

Cenni storici: dalla CECA al trattato di Lisbona 

È importante ricordare che, negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, la situazione politica internazionale era estremamente instabile. A tal proposito è possibile sottolineare il caso dello stato della Ruhr, il bacino nella regione storica tedesca ricco di carbone e ferro, che in quel periodo è stato oggetto di controversia tra la Francia e la Germania.[1] Nello stesso contesto la crisi del carbone e la temuta sovrapproduzione di acciaio minacciavano gravemente l’economia europea e mondiale. 

È in questo contesto che nel 1951 venne fondata la CECA, un’organizzazione internazionale che vede i suoi Stati membri (Francia, Germania, Italia e Benelux) cedere l’esercizio di parte della loro sovranità nazionale nel settore del carbone e acciaio, in favore di questa entità sopranazionale. Nello stesso decennio, nel 1956, si scatenò inoltre la crisi del canale di Suez che causò gravi difficoltà nell’approvvigionamento di greggio, evidenziando la forte dipendenza europea dai paesi produttori di petrolio. I paesi europei infatti, temevano l’ascesa del nazionalista Nasser e il controllo egiziano dell’unica via di passaggio del petrolio destinato ai mercati europei. Questi fattori di instabilità sottolinearono la necessità di espandere il quadro di integrazione energetica europea. Infatti, nel 1957, a Roma, venne firmato il trattato che istituiva la comunità europea dell’energia atomica (EURATOM). 

In appena un decennio, due dei trattati costitutivi della comunità europea presentavano come obiettivo specifico l’integrazione economica nell’ambito energetico. Tuttavia, il trattato costitutivo della comunità economica europea (CEE) del 1958 non affrontava espressamente il tema delle questioni energetiche, le quali vennero incluse solo nel 2007 quando venne chiarita, più nel dettaglio, l’azione dell’U.E nell’ambito energetico.

Con la firma del trattato di Lisbona, infatti, e la conseguente creazione dell’articolo 194 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFEU), sono state specificate le misure che l’Unione può adottare per garantire la sicurezza, efficienza e il buon funzionamento del mercato energetico europeo.

Energy Union: il mercato energetico contro la crisi economica

Alcuni anni dopo il trattato di Lisbona, nel 2015, venne pubblicata la strategia dell’unione energetica. Questa energy union è stata la priorità assoluta della Commissione Junker e si basa sui tre obiettivi consolidati della politica energetica: sicurezza dell’approvvigionamento, sostenibilità e competitività. Per raggiungere questi obiettivi, l’Unione dell’energia si concentra su dimensioni che si sostengono reciprocamente, quali la sicurezza ed efficienza energetica, il mercato e la de-carbonizzazione dell’economia energetica interna, ricerca, innovazione e competitività. L’energy union prevede, infatti, una trasformazione fondamentale del sistema energetico europeo a favore dei cittadini, con l’obiettivo di garantire accesso all’energia a prezzi abbordabili, in maniera sicura, competitiva e sostenibile.

Lo scorso ottobre, a distanza di 5 anni dall’adozione di questa strategia, la Commissione ha adottato la relazione 2020 sullo stato dell’Unione dell’energia in cui esamina il contributo di questa strategia agli obiettivi climatici a lungo termine dell’Unione Europea. La relazione mostra i progressi dei singoli Stati membri e conferma che la maggior parte di essi ha già compiuto buoni progressi nonostante lo stress significativo portato dalla crisi COVID-19. Proprio in questo contesto, la relazione sottolinea il ruolo significativo che l’energia può determinare nella ripresa dell’UE dalla crisi economica successiva alla pandemia.

Il Green Deal Europeo 

Il 14 gennaio 2020, il Parlamento UE ha inoltre segnato la prima tappa dell’ambizioso progetto di legge Green New Deal. Questo nuovo “patto verde” introdotto dalla Commissione Von der Leyen ha sottolineato come la sfida ambientale sia la priorità dell’Unione. Il progetto mira a “proteggere, conservare e migliorare il capitale naturale dell’UE e a proteggere la salute e il benessere dei cittadini dai rischi di natura ambientale e dalle relative conseguenze.” 

Questa risposta all’emergenza climatica prevede una legge vincolante per tutti gli Stati membri, ovvero la legge europea sul clima, e una serie di investimenti volti a garantire l’obiettivo finale di rendere l’Europa il primo continente a zero emissioni entro l’anno 2050. I principali obiettivi del progetto sono la decarbonizzazione del sistema energetico,che rappresenta oggi il 75% delle emissioni, l’innovazione nei mezzi di trasporto, responsabili del 25% delle emissioni e la costruzione e manutenzione di edifici abitativi per garantire un crescente risparmio energetico. Entro giugno 2021 la Commissione avrà il compito di riesaminare, e se necessario rivedere gli strumenti per ottenere maggiori riduzioni dei livelli di CO2 e effetto serra.

Conclusione e analisi 

Come è possibile sottolineare, il settore energetico ricopre un ruolo fondamentale nelle relazioni interne ed esterne dell’Unione Europea. Dai suoi albori ai giorni nostri, la finalità degli accordi tra Stati membri è cambiata a seconda delle necessità del periodo storico. Se durante gli anni 50 del XX secolo l’attenzione era focalizzata sulla transizione energetica dal carbone al nucleare, oggi Bruxelles decide di mettere al centro la sostenibilità e il ruolo dell’energia verde. 

Progetti come l’energy union e l’European green deal hanno l’obiettivo di salvaguardare l’ambiente e i cittadini europei. Finora sono stati registrati risultati positivi nella riduzione dei gas serra, diminuiti del 20% dal 1990 ad oggi, mentre dal 2015 è stato notato un aumento significativo del 5% dei sussidi destinati alla transizione ecologica. Inoltre, sono stati compiuti notevoli progressi nel rafforzamento dei mercati interni dell’elettricità e del gas e nella diminuzione graduale della spesa energetica delle famiglie europee.

Sfortunatamente, non sono stati registrati solo dati positivi. Le emissioni collegate all’aviazione, infatti, sono aumentate progressivamente dal 1990 con una leggera frenata nell’anno 2020, come conseguenza della pandemia da COVID-19. Inoltre, un altro dato allarmante viene dal numero di sussidi ai combustibili fossili nell’UE, che dal 2018 rimane stabile con una cifra media di 50 miliardi di euro.

Come evidenziato anche da Greenpeace, il Green Deal presenta delle serie limitazioni tra le quali la mancata condanna da parte dell’Unione dell’utilizzo di pesticidi, il mancato riconoscimento dell’impatto del consumo e produzione di prodotti animali sulle emissioni di CO2 e, il continuo e costante perseguimento della crescita economica, assolutamente incompatibile con la tutela dell’ambiente. Per concludere, il percorso alla sostenibilità e alla salvaguardia dell’ambiente è una strada in salita che richiede molti più sforzi di quelli fatti finora.


[1] Ricardo Javier Parra Luis, La política energética de la Unión Europea: la construcción del mercado interior de la electricidad, Prensas del la Universidad de Saragoza, 2013

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