SI INTENSIFICANO LE PROTESTE IN TUNISIA DOPO LA PRIMA VITTIMA

Si aggrava la situazione in seguito alla morte di un manifestante che era stato ferito dalla polizia durante le proteste.

Secondo la testimonianza rilasciata dalla famiglia alla stampa locale, Haykel Rachdi, appena ventenne, aveva preso parte agli scontri nella regione di Kasserine ed era stato successivamente trasferito in ospedale, in condizioni particolarmente critiche, dopo aver ricevuto un colpo alla testa.  Al momento sono in corso delle indagini, ordinate dall’ufficio del pubblico ministero, con il fine di determinare con certezza le cause del decesso. La diffusione della notizia ha provocato rabbia e risentimento portando a un peggioramento della situazione. Un gruppo di giovani ha cercato di assaltare la stazione di polizia di Sbeitla, causando ulteriori scontri.

Il governo ha prolungato il coprifuoco notturno dalle 20:00 alle 5:00 e ha vietato i raduni fino al 14 febbraio.  L’incidente ha alimentato il malcontento della popolazione tunisina portando a un’intensificazione delle proteste contro le repressioni della polizia, definite illegittime e violente. Diverse donne infatti hanno accusato le autorità sostenendo che queste ultime avrebbero arrestato in modo del tutto arbitrario i loro figli.

Il Governo tunisino, nel frattempo, sta cercando di fronteggiare la crisi attuando diverse strategie, tra queste un rimpasto voluto dal primo ministro Hichem Mechichi e che non ha incontrato il favore del Presidente Kais Saied. Quest’ultimo ha definito l’operazione non totalmente in linea con la procedura prevista dalla Costituzione, inoltre ha evidenziato la presenza, tra i ministri proposti, di un caso di coinvolgimento con l’accusa di corruzione.

La corruzione del resto è uno dei problemi che da sempre affligge il Paese, nonostante alcune riforme si muovano in una direzione di contrasto. Nel 2018 il Parlamento ha approvato una legge con il fine di consolidare il sistema anticorruzione che richiede, tra le varie misure, ai funzionari dello Stato di rendere noti i beni in possesso. La violazione di questa legge prevede sanzioni che vanno da multe particolarmente importanti a un periodo di detenzione fino a cinque anni.

Nel 2019 inoltre il Paese è stato eliminato dalla lista nera contenente i Paesi non cooperativi della Task Force di azione globale nella lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento al terrorismo. Emergono quindi alcuni segnali positivi, tuttavia soffocati da vere e proprie carenze strutturali. Sono infatti ancora molti gli organismi anticorruzione, autorizzati addirittura nel 2011, che non sono stati istituiti per carenze di risorse sia umane che economiche. 

Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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