IL SOGNO INFRANTO DELLA RIVOLUZIONE EGIZIANA

A distanza di dieci anni, la rivoluzione egiziana, che portava con sé grandi aspettative, rimane un ricordo lontano. 

Il 25 gennaio del 2011 migliaia di cittadini egiziani scendevano in piazza Tahrir, l’epicentro della rivoluzione, per rovesciare il regime di Mubarak. L’11 febbraio Mubarak si arrese. Diciotto giorni di “rivoluzione” riuscirono a far dimettere l’uomo che per trent’anni aveva governato il Paese con il pugno di ferro. Il muro di paura era finalmente abbattuto e sembrava che in Egitto si aprisse una nuova era democratica. Nel 2012 si tennero le prime elezioni libere nella storia del Paese che videro la vittoria di Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, la cui presidenza fu rapidamente interrotta dal colpo di stato ad opera del generale Abdel Fatah al-Sisi. La breve esperienza democratica in Egitto, pertanto, durò un solo anno, interrotta nel 2013 con l’inizio della contro-rivoluzione di al-Sisi, che ha dato il via a campagne di repressione senza precedenti. 

Sono passati dieci anni da quando i manifestanti in piazza Tahrir gridavano “il popolo vuole la caduta del regime”, ma alla luce della situazione attuale lo slogan simbolo delle proteste del 2011 fa sorridere amaramente.

Il processo rivoluzionario egiziano è stato fallimentare. I livelli di repressione sperimentati attualmente dall’Egitto sono peggiori rispetto all’era di Mubarak e la crisi pandemica ha costituito il pretesto per espandere, in ulteriore misura, il potere esecutivo. Questo è stato possibile grazie all’approvazione di alcuni emendamenti alla Legge di emergenza del 1958 che non sono funzionali solo a limitare l’impatto della pandemia ma che limitano anche i diritti fondamentali, già sotto minaccia. 
La pandemia è stata percepita da al-Sisi più come un pericolo alla sicurezza del regime che come crisi sanitaria e, infatti, le modifiche introdotte estendono il considerevole potere che le forze militari detenevano ancor prima del Covid-19. 

L’Egitto è in stato di emergenza quasi-permanente, poiché è in vigore dal 2017, a seguito di un attacco terroristicocontro due chiese copte, e da allora  è stato sistematicamente prorogato ogni tre mesi.  La presa al potere di al-Sisi non ha significato solo il ritorno all’autoritarismo pre-2011, ma ha creato un regime molto più repressivo, con la conseguenza che non c’è spazio per le voci dissidenti nell’Egitto moderno. Gli stessi problemi di natura economica che hanno portato la popolazione a ribellarsi nel 2011 sono rimasti irrisolti e, secondo la Banca Mondiale, circa il 60% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. 
A distanza di dieci anni, della rivoluzione rimane un lontano ricordo: il regime “non è caduto”, non si è avuta una liberalizzazione del sistema politico, ma solo una concentrazione estrema del potere nelle mani delle forze militari, trasformando l’Egitto in una piena dittatura militare. 

Noemi Verducci

Buon sabato a tutti, sono Noemi Verducci, analista IARI per la sezione Medio Oriente. Attualmente studentessa di Relazioni ed Istituzioni dell’Asia e dell’Africa all’Università “L’Orientale” di Napoli.
Ho conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica presso l’Università del Salento, durante la quale ho svolto un anno di studio all’Università di Siviglia, nell’ambito del programma Erasmus.
Lo studio della lingua araba mi ha permesso di avvicinarmi al mondo mediorientale, dapprima dal punto di vista esclusivamente linguistico e culturale e, successivamente, anche dal punto di vista politico.
Il lavoro di tesi triennale, su Hezbollah e le sue strategie comunicative, mi ha fatto comprendere la necessità di studiare ed analizzare un’area geopolitica di cui si parla spesso in maniera impropria, attraverso una lente “orientalista” che impedisce di interpretare in maniera corretta eventi storici e politici.
Essere parte di IARI è un modo per mettermi in gioco ed approfondire dinamiche politiche che risultano centrali per comprendere ciò che accade nel mondo. IARI è uno spazio fertile in cui potersi confrontare ed arricchirsi, crescendo insieme.

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