IL PARLAMENTO EUROPEO ADOTTA LE RELAZIONI ANNUALI 2020 IN MATERIA DI POLITICA ESTERA, DIFESA E SICUREZZA

La prima sessione plenaria del 2021, svoltasi dal 18 al 21 gennaio, ha visto il Parlamento europeo impegnato a discutere sull’attuazione della politica estera, di sicurezza e di difesa comune per l’anno 2020. Tra i presenti, anche l’Alto rappresentante Josep Borrell, che ha partecipato al dibattito sottolineando i successi raggiunti dall’Unione nell’anno passato e le sfide che la attendono nel futuro.

Come ogni anno, il Parlamento europeo – attore ancora di secondo piano quando si tratta di “muovere le fila” della politica estera dell’Ue – si è riunito in sessione plenaria per esercitare il proprio potere di controllo e di supervisione sulle policies adottate durante l’anno 2020 dall’Unione nel campo della Politica estera e di sicurezza comune e della Politica di sicurezza e difesa comune. Il dibattito ha visto coinvolti, tra gli altri, il presidente della Commissione affari esteri David McAllister e il relatore Sven Mikser, membro della Sottocommissione per la Sicurezza e la Difesa. Sono questi i due deputati che hanno presentato all’Europarlamento le relazioni annuali sull’attuazione della Politica estera e di sicurezza comune e sull’attuazione della Politica di sicurezza e difesa comune. Entrambe le relazioni, dopo essere state passate al vaglio con l’inserimento di alcuni emendamenti, hanno incassato il voto favorevole dell’aula di Strasburgo. Le risoluzioni approvate, anche se prive di effetto giuridico vincolante, contengono raccomandazioni fondamentali per il futuro della politica estera europea; per tale motivo, almeno in linea teorica, dovrebbero essere prese in considerazione dal Consiglio Ue, dalla Commissione e dagli stessi Stati membri. 

Dalle relazioni presentate emerge quanto la pandemia da COVID-19 abbia reso ancora più impellente la necessità di rafforzare le relazioni esterne dell’Unione e di fare del multilateralismo, della democrazia e del rispetto della rule of law il baluardo contro le potenziali minacce alla governance europea. Inoltre, gli eurodeputati sono tornati a porre l’accento sull’importanza di modificare le procedure di voto per accelerare il processo di decision-making almeno in alcune aree della politica estera. Anche il concetto di autonomia strategica è stato nuovamente invocato durante la plenaria: l’Unione deve rendersi indipendente dal punto di vista strategico, e per farlo deve investire di più sulla difesa.

La Relazione annuale 2020 sull’attuazione della PESC: i punti salienti

In primo luogo, la relazione presentata da David McAllister riconosce che, in un mondo sempre più caratterizzato da “un’aggressiva concorrenza geopolitica”,  l’Unione europea non è sufficientemente, pertanto non riesce ad esprimere a pieno le proprie potenzialità in ambito PESC. Quali strategie, dunque, dovrebbe adottare l’Unione per incidere realmente in un ordine geopolitico che via via si trasforma e diventa più instabile? Innanzitutto, essa dovrebbe presentarsi agli occhi di soggetti terzi come un “partner di fiducia”. Ciò significa collaborare con gli alleati seguendo i principi del multilateralismo e della mediazione, intensificando al tempo stesso i rapporti con le principali organizzazioni internazionali, come l’ONU, e regionali, come la NATO, la cui rilevanza strategica rappresenta ancora oggi un cardine.

Nella relazione annuale, poi, il Parlamento chiede che vi sia un aumento del livello di ambizione per realizzare gli obiettivi di politica estera, soprattutto passando attraverso il rafforzamento della volontà politica degli Stati membri. Solo così, si potranno adottare “approcci regionali strategici” che permettano di far fronte alle sfide dell’odierno panorama internazionale in maniera efficace. In tal senso, il Parlamento europeo caldeggia, tra le altre cose, il consolidamento del partenariato con i Balcani occidentali e gli Stati dell’Europa orientale, il potenziamento del partenariato transatlantico, il miglioramento delle relazioni con l’Africa e con l’America latina e i Caraibi. 

Pugno duro, invece, con la Turchia, il cui “ruolo destabilizzante” nel Caucaso meridionale viene fortemente condannato, e con la Federazione russa, che dovrebbe essere colpita da un regime sanzionatorio più rigido, anche in seguito ai recenti sviluppi sul caso Navalny. E con la Cina? “Cooperare ove possibile, competere ove necessario, confrontarsi ove inevitabile”, ma anche condannare senza riserva le violazioni dei diritti umani ad Hong Kong, in Tibet e nella regione autonoma dello Xinjiang. Infine, il Parlamento europeo sottolinea la necessità di creare una vera unione della difesa, soprattutto al fine di raggiungere una maggiore, se non totale, autonomia dal punto di vista strategico-militare. Secondo il Parlamento, per realizzare tale obiettivo la parola d’ordine è investire. Investire risorse finanziarie nell’industria della difesa, investire sulla Cooperazione strutturata permanente (PESCO), investire tramite il Fondo europeo per la difesa (FED). 

La Relazione annuale 2020 sull’attuazione della PSDC: come incentivare lo sviluppo delle capacità europee di difesa

Proprio della difesa si occupa la seconda relazione presentata all’Europarlamento lo scorso 19 gennaio da Steve Mikser, il quale ha ribadito che il ruolo dell’Ue come security provider potrà essere rinforzato solo se “gli Stati membri contribuiscono a fornire le risorse e le forze necessarie alle missioni e alle operazioni nell’ambito della Politica di sicurezza e di difesa comune”. La relazione, infatti, evidenzia che è proprio la mancanza di volontà politica di alcuni Stati membri che spesso impedisce alle missioni condotte sotto l’egida della PSDC di essere incisive e credibili nei territori dove vengono dispiegate. Il Parlamento europeo, poi, riconosce l’impatto delle missioni civili e militari nella regione del Sahel e del Corno d’Africa, volte ad arginare i processi di destabilizzazione dell’area, e della missione “EUNAVFOR MED – Irini”, che invece mira a facilitare l’attuazione dell’embargo sulle armi posto dalle Nazioni Unite contro la Libia. 

Per rafforzare l’efficacia di queste missioni, e più in generale per raggiungere l’autonomia strategica nel campo della difesa e della sicurezza, è necessario però “migliorare la coerenza, l’inclusività, il coordinamento e la concordanza di tutti gli strumenti di pianificazione della difesa e degli strumenti e iniziative di sviluppo delle capacità dell’UE, in modo che possano creare sinergie significative e rafforzarsi vicendevolmente”. Per conseguire questo obiettivo, il Parlamento esorta gli Stati membri, il Consiglio e la Commissione ad accelerare sul processo di istituzione del FED, a cui oggi sono destinati quasi otto miliardi, e sul potenziamento di una solida base industriale e tecnologica di difesa (EDTIB), che permetta di creare un’industria della difesa pan-europea.  Infine, nella relazione si richiama all’importanza che l’Unione assuma un ruolo di primo piano “nel potenziamento dell’architettura mondiale basata su norme in materia di non proliferazione, controllo degli armamenti e disarmo” e nel contrasto alle minacce ibride, tra cui la propaganda e la disinformazione, lo spionaggio e le interferenze nei processi democratici. 

Le parole dell’Alto rappresentante Josep Borrell

Anche l’Alto rappresentante dell’Unione per la PESC ha preso parte al dibattito a Strasburgo, dichiarandosi compiaciuto del fatto che l’Unione europea, nell’anno della pandemia, abbia “lottato per il multilateralismo, per un ordine basato sulle regole, per la solidarietà globale, come unica via d’uscita sostenibile dalla crisi, quando altri hanno spinto programmi ristretti e nazionalisti”. Dopo aver riferito su alcuni punti fondamentali contenuti all’interno delle relazioni, relativi in particolare ai rapporti con entità statali terze, Borrell ha posto l’accento sul tema del delicato rapporto tra disinformazione e social network, riferendosi soprattutto all’assalto al Campidoglio dello scorso 6 gennaio. In merito, l’Alto rappresentante ha sottolineato l’importanza della Divisione per la comunicazione strategica all’interno del Servizio europeo per l’azione esterna, con il compito di combattere la disinformazione e garantire processi decisionali trasparenti. Infine, anche Borrell ci ha tenuto a ribadire la necessità di continuare a lavorare per raggiungere l’autonomia strategica, che significa “solo la capacità di agire, niente di più e niente di meno, collaborando con i partner”. Autonomia e multilateralismo, dunque, sono i due principi che devono muovere l’Unione nelle relazioni con gli attori esterni: “autonomi quando ve n’è bisogno e insieme agli altri quando possiamo”. 

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