L’ACCORDO SUGLI INVESTIMENTI E IL FUTURO DELLE RELAZIONI UE-CINA

Dopo 7 anni di negoziato è stato siglato l’accordo sugli investimenti tra Ue-Cina, Bruxelles disegna il futuro delle relazioni euro-cinesi cogliendo di sprovvista gli USA, troppo occupati con il cambio dell’amministrazione alla Casa Bianca.  

Si è concluso il 30 dicembre 2020, l’accordo sugli investimenti Ue-Cina, il negoziato è durato sette anni, dal 2013 al 2020. In questo lasso di tempo, la Commissione europeache ha competenza esclusiva sulla politica commerciale dell’Ue (Art. 3 e 207 TFUE), ha richiesto numerose valutazioni d’impatto, sia prima dell’inizio dei negoziati, che durante, le varie valutazioni sono servite a prendere in considerazione la sostenibilità economica, sociale, ambientale e quella sui diritti umani di un accordo sugli investimenti tra Bruxelles e Pechino. 

Il lavoro e il dialogo tra Ue e Cina è stato costante negli anni, declinato attraverso vertici annuali, incontri tra le rispettive delegazioni e riunioni all’interno del comitato misto per il commercio. Anche se un simile accordo ha suscitato timori e velate critiche da parte degli USA, soprattutto dalla neo amministrazione Biden, in realtà va ricordato che l’accordo non è stato firmato a cuor leggero o in poche ore, ma racchiude in sé anni di negoziato, modifiche, richieste e concessioni da entrambe le parti, si tratta per l’appunto di un accordo sugli investimenti di tipo bilaterale, così denominato: Comprehensive Agreement on Investment (CAI), che mira a fornire un framework legale agli investimenti.  

Ma che cosa prevede questo accordo in numeri? Per l’Ue, la Cina è il secondo partner commerciale dopo gli Stati Uniti, invece per Pechino è vero il contrario, l’Ue è il principale partner commerciale. Obiettivo generale di Bruxelles per questo accordo è stato quello di garantire che la Cina operi in modo equo, rispettando soprattutto i diritti di proprietà intellettuale e adempia ai suoi obblighi all’interno dell’WTO (World Trade Organization). Andando nel merito della questione, l’obiettivo è stato quello di fornire agli investitori sia europei che cinesi un accesso sicuro e a lungo termine nei rispettivi mercati, proteggendo in modo adeguato sia gli investitori che i loro investimenti. 

L’Ue ha riconosciuto gli sforzi e le numerose concessioni fatte dalla Cina, infatti il governo guidato dal Presidente Xi Jinping, ha assicurato di essere disposto a disciplinare in modo più incisivo le aziende di Stato, offrendo un grado maggiore di trasparenza riguardo gli aiuti di Stato cinesi. Il CAI prevede inoltre, che la Cina si impegni a ratificare diverse convenzioni internazionali dell’ILO (Organizzazione internazionale del lavoro) soprattutto per ciò che attiene il lavoro forzato. 

Questo accordo sugli investimenti, va inquadrato all’interno di una strategia più ampia, avviata dall’Ue a partire dal 2016 quando Bruxelles ha voluto scrivere un nuovo capitolo sulle relazioni con la Cina, la strategia è volta a promuovere condizioni di parità e concorrenza leale in tutti i settori di cooperazione, l’accordo quindi rientra a pieno titolo nell’agenda commerciale della Commissione, guidata dalla Presidente Von der Leyen. Le istituzioni europee sono consapevoli del fatto che anche dopo la pandemia da covid-19, sarà l’economia cinese a crescere maggiormente, pertanto attraverso la stipula di questo accordo, l’Ue e la sua economia saranno in grado di trarre maggiori benefici dalla crescita di Pechino. 

Sicuramente la ferrea volontà della Commissione di concludere entro il 2020 il negoziato, ha suscitato le perplessità della Casa Bianca, che è stata colta di sorpresa, proprio durante il passaggio dall’amministrazione Trump a quella di Joe Biden. Jake Sullivan, consigliere per la politica estera americana aveva chiesto a Bruxelles di aspettare e diconfrontarsi con Washington prima di siglare l’accordo. Sul piano internazionale, il messaggio inviato dall’Ue è stato quello di non avere l’intenzione di confrontarsi con gli USA, così come la Casa Bianca non lo ha mai fatto durante l’amministrazione Trump, e in parte anche con la precedente amministrazione Obama, soprattutto quando si è trattato di alcuni dossier internazionali. La Commissione ha voluto ribadire la propria autonomia nel decision making, in questioni importanti e strategiche come quelle economiche e commerciali, che riguardano il futuro dell’Europa. 

Adesso la parola passerà al Parlamento europeo, che dovrà ratificare l’accordo siglato dalla Commissione, ma prima dell’approvazione definitiva è lecito pensare che potrebbero essere richieste ulteriori modifiche, dato che il Parlamento si è sempre mostrato molto critico sulle questioni inerenti i diritti in Cina. 

Gabriele La Spina

Gabriele La Spina, attualmente Capo Redattore e analista geopolitico per gli Affari Europei in IARI. Nato a Catania nel 1991, ha conseguito la laurea triennale in Politica e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Catania, ha proseguito gli studi a Milano, conseguendo il Diploma in Affari Europei presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). Infine ha continuato con la laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali sempre presso l’Ateneo di Catania.

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