L’ECONOMIA INDIANA È UFFICIALMENTE IN “RECOVERY”

Secondo gli ultimi dati, aggiornati all’8 gennaio 2021, l’economia indiana ha subito, e continuerà a subire almeno per i primi tre mesi del nuovo anno, una contrazione importante del 7, 7%, per poi ritornare ai livelli di crescita pre-Covid solo nel 2022. I dati provenienti dall’Ufficio Nazionale di Statistica sottolineano come sia necessario un intervento nel bilancio nazionale per incentivare e implementare la ripartenza economica del Paese, affetto da contrazione economica, riduzione degli stipendi e incremento, nei settori principali, della disoccupazione e licenziamenti.

Qual è la situazione reale?

La realtà economica indiana è davvero variegata. Sul fronte dell’attività privata, sempre secondo quanto è stato riportato dall’Ufficio Nazionale di Statistica,  il livello degli investimenti è veramente basso e latente. Il governo sta cercando di incentivare una loro ripresa attraverso un taglio dei tassi di interesse sulla rupia, che però non ha ancora dato i risultati sperati, a causa di un tasso di inflazione ancora troppo alto. Nell’ultimo trimestre si è registrato un leggero miglioramento solo grazie alla stagione dei festival. Tutte queste attività, infatti, hanno attirato molto denaro estero che a sua volta ha permesso al settore privato di respirare.

Ciò nonostante, è rilevante sottolineare come le aziende private abbiano approfittao dei bassi tassi di interesse per chiedere prestiti agli istituti di credito per coprire i buchi e le passività nei loro bilanci e non per investire in un’ eventuale crescita. Un altro settore fortemente colpito è stato quello dell’edilizia. Per riavviare questo settore il governo ha deciso sia di abbassare al minimo storico i tassi di interessi sui mutui, ma anche di agevolare gli acquisti attraverso modalità di pagamento accattivanti, in modo tale da far sentire più sicuri gli investitori e gli acquirenti. In questo modo, negli ultimi mesi del 2020 il settore immobiliare è tornato a registrare una leggera ripresa, comunque sempre lontana dai livelli pre-Covid. Le decisioni del governo hanno giovato, soprattutto e in modo collaterale, ad altri settori come quello informatico, bancario, o ancora, finanziario che hanno potuto approfittare delle misure per firmare contratti di fitto o locazione più convenienti. Anche sul fronte occupazionale la situazione è preoccupante.

La disoccupazione è tornata nuovamente a registrare un picco nel mese di dicembre, dopo che era diminuita nei mesi tra settembre e novembre. Secondo il rapporto del centro indiano per il monitoraggio dell’economia, la diminuzione nei mesi autunnali è dipesa, come detto, dalla stagione dei festival, durante la quale è stata impiegata più manodopera. Dopo la sua conclusione però sul mercato del lavoro è stata riversata una quantità importante di forza lavoro che la domanda non è stata in grado di assorbire, con la conseguenza che i numeri dei disoccupati hanno subito un picco, da 421 milioni, nel mese di novembre, si è passati a 427 milioni a dicembre. Non essendoci nel mercato una domanda tale in grado di assorbire tutta questa offerta di manodopera, molti disoccupati hanno deciso di dedicarsi al settore agricolo.

La sofferenza del settore agricolo

L’ agricoltura è la fonte primaria di sostentamento della popolazione indiana e conta un numero di addetti ai lavori molto elevato, circa 700 milioni su una popolazione totale di 1,38 miliardi di persone; ciò nonostante il settore agricolo ha un’ incidenza sul PIL del 16%, relativamente bassa rispetto ai numeri d’impiego. È, dunque, un settore poco redditizio, e la quasi totalità di questa produzione è riferita al mercato estero. Questa discrepanza dipende da molti fattori che ne limitano la competitività, quali il meccanismo di eredità delle terre, che si tramandano di generazione in generazione, o ancora i pochi investimenti nel settore della modernizzazione e della meccanizzazione. La situazione è stata peggiorata dalla decisione di molti di riversarsi, in assenza di altre alternative, proprio nell’agricoltura, rendendo sempre più importante il problema della mancanza di terre e della loro produttività.

A questo punto, bisognerebbe chiedersi se esista una soluzione per sbloccare il mercato del lavoro indiano, magari attraverso la riconversione della manodopera, in modo tale da spostarla facilmente da un settore all’altro e aprire nuovi canali lavorativi. A tal proposito, potrebbe seguire l’esempio del modello cinese, tramite il quale la Repubblica Popolare Cinese, è riuscita a riconvertire la stragrande maggioranza della popolazione rurale in manodopera per i settori secondari e terziari, aspetto che ha contribuito molto alla crescita economica cinese negli ultimi anni. Il governo Modi, in realtà, ha già cercato di avviare dei programmi simili, come “Skill India”, con l’obiettivo di rilanciare lo sviluppo indiano e ridistribuire la ricchezza in modo più omogeneo tra zone urbane e zone rurali, ma essi hanno dato scarsissimi risultati e, come al solito, i proventi dei settori più redditizi quali, informatica, telecomunicazioni o ancora tecnologia, sono rimasti circoscritti alle grandi realtà cittadine. Dunque, gli scenari attuali sono scoraggianti. L’ insofferenza del settore agrario è poi aumentata a causa della decisione del governo di approvare 3 leggi, adesso abrogate, con le quali si aboliva il regime dei prezzi fissi, stabilito per 23 colture.

Questo meccanismo permetteva agli agricoltori di vendere solo ai depositi statali i loro raccolti ad un prezzo già fissato, il quale riusciva a garantire un minimo di rientro e guadagno a tutta la filiera produttiva. Le 3 leggi, liberalizzando il mercato e abolendo il suddetto regime, avrebbero permesso agli agricoltori di vendere a chiunque e a qualsiasi prezzo i raccolti. Liberalizzare il mercato agricolo, a simili condizioni, agevola però più i grandi gruppi produttivi piuttosto che i piccoli o medi produttori, con la conseguenza che essi sono scesi in piazza per protestare e hanno ottenuto la loro abrogazione. Secondo l’esperto indiano Yogendra Yadav, il governo si trova in una posizione molto scomoda perché, da un lato, avverte le pressioni dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), per la quale mantenere il regime dei prezzi fissi rappresenta una misura lesiva e distorsiva del commercio e, dall’altro, subisce quelle dei sindacati dei contadini che continuano a richiedere di lasciare intatto tale sistema. Messo alle strette il governo è tornato al tavolo delle trattative, cercando di fare capire agli agricoltori come, avendo un margine di manovra molto ridotto, sia necessario davvero cercare di incrementare in tutti i modi la produzione per colmare la crescente richiesta interna e così innalzare i livelli di reddito.

L’ opinione di Raghuram Rajan

Sull’argomento della contrazione economica indiana è intervenuto anche l’ex capo della Reserve Bank indiana, Raghuram Rajan. Secondo il suo parere, per dare sostegno alle famiglie indiane, la prossima legge di bilancio dovrebbe prevedere misure atte ad aumentare i loro consumi. Per questo, l’ex direttore, ha sottolineato l’importanza di alcune linee guida economiche. Intanto, i governi locali dei vari stati, che compongono la Federazione, dovrebbero avviare una manovra che permetta di espandere gli investimenti nel settore delle infrastrutture.

Per reperire i fondi necessari, lo Stato centrale, a sua volta, potrebbe puntare sulla vendita delle proprietà statali o ancora su quelle  delle azioni delle aziende che possiede sul mercato finanziario. Rajan sostiene che queste misure siano assolutamente essenziali, perché quelle adottate fino adesso come, ad esempio,  la riduzione dei tassi d’interesse, sia del tutto insufficienti a porre rimedio ai danni di medio-lungo periodo provocati della crisi e cioè, in primis, l’allargamento della forbice tra ricchi e poveri. Rajan ha già notato un divario più ampio tra le fasce della popolazione e, per farlo comprendere, ha portato l’esempio del settore automobilismo nel quale, è vero che si registrano dei dati positivi ma, se si guarda con attenzione si può notare come le spese siano veramente “classificate” in base al reddito, con le famiglie medio-ricche che decidono di acquistare principalmente automobili, e quelle più povere che, non potendo spendere chissà quale grande cifra, si accontentano dell’acquisto di un motociclo. Con questo esempio, l’esperto, ha quindi voluto porre l’accento sulla necessità di rilanciare i consumi per realizzare una ripresa economica più solida del paese India.

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