LA NUOVA RIVOLUZIONE CUBANA: LA FINE DELLA DOPPIA MONETA

Dal 1° gennaio 2021 a Cuba è stato eliminato il CUC a favore di un sistema di moneta unico, ma a causa delle difficoltà economiche il passaggio potrebbe non rivelarsi semplice. 

COS’È IL CUC

Il 10 dicembre 2020, il Presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha annunciato che a partire dal primo mese dell’anno nuovo circolerà una sola moneta a Cuba, il peso cubano, mettendo ufficialmente fine a quasi trent’anni di doppia valuta. Dagli anni Novanta nell’isola circolavano due “pesos”: da un lato il CUC, ovvero il peso convertibile in quanto collegato al dollaro statunitense, mentre dall’altro lato il CUP, ovvero il peso cubano.

La prima moneta veniva utilizzata nel settore turistico e in quello delle importazioni, e aveva un cambio 1=1 con il dollaro, mentre la seconda veniva impiegata nel settore pubblico, con un cambio 25=1 con il dollaro statunitense. La decisione di mettere fine all’utilizzo del CUC deriverebbe dalla necessità di riformare il sistema socialista presente a Cuba, utilizzando un “sistema alla Cinese”, ossia che metterebbe al centro la crescita economica al fine di rafforzare i diritti sociali dei cittadini cubani. 

STORIA DELLA SECONDA MONETA

L’ex presidente cubano Fidel Castro fece introdurre il CUC nel 1994, per l’esigenza di alleviare le difficoltà economiche e l’impoverimento in cui riversavano i cubani. Infatti, il Paese, avendo un’economia basata principalmente sulla produzione di zucchero e turismo, e sottoposta inoltre ad un embargo da parte degli Stati Uniti sin dal lontano 1962, aveva solo una via per potersi risollevare: commerciare con altri Paesi socialisti. Ma con la caduta dell’Unione Sovietica nel 1991, le condizioni economiche peggiorarono.  

L’unico modo per evitare che la circolazione del dollaro portasse gli Stati Uniti ad avere un controllo della politica interna cubana (quindi un nuovo tentato rovesciamento del regime socialista cubano, come in occasione dell’invasione della Baia dei Porci nel 1961), venne introdotta una moneta che avesse lo stesso valore del dollaro. La valuta straniera veniva cambiata in CUC, e durante il cambio veniva applicata una tassa del 10% che permetteva al governo cubano di poter raccogliere una moneta tanto forte quanto il dollaro. In questo modo, le importazioni e il turismo venivano favoriti in quanto era più facile l’accesso al dollaro. 

Nonostante ciò, si sono venuti a creare diversi problemi, primo tra tutti il divario tra i dipendenti del settore pubblico e quello privato. Infatti, gli ultimi, che venivano pagati in CUC, guadagnavano molto di più rispetto ai dipendenti pubblici, che in un sistema socialista rappresentano una grande fetta di popolazione.

SCENARI ATTUALI E POSSIBILI CONSEGUENZE

L’unificazione monetaria cubana è stata pianificata per sette anni durante il mandato come presidente del fratello di Fidel Castro, Raul. Il programma prevedeva che con la scomparsa del CUC avvenisse l’istituzione di un unico tasso di cambio tra CUP e dollari (1:1) e un’ampia riforma dei salari e delle pensioni. A causa della svalutazione del peso convertibile nel mercato informale, la popolazione si è sbarazzata del CUC nei negozi per turisti, anche se con minore potere d’acquisto. 

Uno dei lati positivi di questa unificazione riguarderebbe la facilità verso cui verrebbe tenuta la contabilità statale. Infatti, attualmente alcuni servizi dello stato vengono contabilizzati con una moneta mentre altri con un altra, creando chiaramente una difficoltà nel chiarire la reale situazione economica cubana. Nonostante ciò, i rischi del processo di unificazione superano i lati positivi. A causa della svalutazione e della progressiva eliminazione del CUC, che si auspica possa avvenire entro 6 mesi, l’inflazione si troverebbe ad aumentare. Si prospetta infatti, un aumento a tre cifre, che aggraverà ulteriormente le condizioni dei cittadini cubani.

Per cercare di sviare il problema, la proposta del presidente è quella di aumentare salari e pensioni di almeno cinque volte, per permettere l’acquisto di beni di cui aumenterà il prezzo. In alcuni casi, come il carburante e l’elettricità, verranno mantenuti prezzi centralizzati. Inoltre, l’economia di Cuba è segnata ormai da decenni dall’embargo imposto dagli Stati Uniti, che le impediscono una totale libertà di commercio. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, i principali paesi con cui Cuba commercia sono la Cina e il Venezuela, ma la crisi economica cubana è andata ulteriormente a complicarsi con l’avvento della crisi finanziaria venezuelana iniziata nel 2013. Infine, a causa della pandemia di Covid-19 anche il settore turistico è stato messo in ginocchio. 

Il presidente Diaz-Canel ha dichiarato che il passaggio alla moneta unica non sarà indolore, ma che questa unificazione permetterà di controllare in modo migliore i conti pubblici e risollevare l’economia cubana. A fianco del segretario del Partito Comunista di Cuba Raul Castro, il Presidente ha dichiarato alla televisione:dobbiamo trasformare il nostro modello economico e sociale per garantire ai cubani la maggiore uguaglianza di opportunità, di diritti, di giustizia sociale […]”. Anche se egli stesso ha promesso di non voler lasciare nessun cubano indietro o in difficoltà economica, ci si aspetta che, nel breve periodo con la svalutazione e le riforme, a soffrirne di più saranno quella numerosa fetta di popolazione cubana che lavora nel mercato informale. 

Valentina Topatigh

Valentina Topatigh, nata a Udine classe 1997. Dopo la maturità linguistica, ha ottenuto la Laurea Triennale in Scienze Politiche alla Statale di Milano, con tesi in diritto pubblico comparato sulla mozione di fiducia e sfiducia nei rispettivi ordinamenti di Germania e Spagna. È attualmente tesista per il master in International Law and Global Governance alla Tilburg University nei Paesi Bassi. Contemporaneamente ai suoi studi è anche membro della redazione America Latina per lo IARI.

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