INAUGURATION DAY: COS’È CAMBIATO DA TRUMP A BIDEN

Il 20 gennaio 2021 Joe Biden è diventato ufficialmente il Presidente degli Stati Uniti d’America. Si è trattato di una cerimonia d’insediamento atipica, a causa della pandemia e della minaccia di sommosse, ma cos’è cambiato dal punto di vista politico e nei discorsi dei Presidenti dal 2017 ad oggi?

Il 20 gennaio 2021 è un giorno che entrerà nella storia. Per la prima volta un Presidente ha giurato durante una pandemia mondiale, cosa che ha ovviamente limitato la partecipazione e obbligato un distanziamento sicuramente inconsueto per una giornata storicamente ricca di abbracci e strette di mano. La mobilitazione di forze dell’ordine accorse a Washington per l’evento è stata altrettanto inconsueta. Dai fatti del 6 gennaio si sono susseguite segnalazioni continue da parte dell’FBI su potenziali futuri attacchi, che hanno portato ad una militarizzazione dell’area e ad un dispiegamento di uomini mai visto prima nella capitale.

Indubbiamente questi fattori rendono questo insediamento incomparabile con tutti quelli che lo hanno preceduto. Ma ci sono alcune espetti che permettono, anche in questo caso, di compiere un confronto. I toni, l’atteggiamento del Presidente, la scelta degli interventi esterni, sono solo alcuni elementi che permettono di capire cosa sia cambiato dal 2017 al 2021. C’è il tema dell’approccio alla partecipazione: Biden non solo ha dovuto contingentarla a causa delle restrizioni, ma ha anche richiesto che il pubblico fosse lo stretto indispensabile, anche al fine di differenziarsi dall’atteggiamento, decisamente meno curante delle regole sul distanziamento, del suo predecessore. Di contro Trump rivendicò che il suo insediamento fosse stato il più partecipato di sempre.

La differenza maggiormente degna di nota è stata l’assenza del Presidente uscente all’ultimo inauguration day. Trump è stato il primo Presidente uscente a non prendere parte alla cerimonia di insediamento del suo successore dal 1869, tradizione mai messa in discussione, neanche dai Presidenti in più netta contrapposizione con i propri successori. Lo stesso Trump fu accompagnato in tutti i passaggi ufficiali verso il giuramento da Barack Obama. Assenze e presenze hanno fatto entrate la cerimonia del 2021 nella storia: è stata la prima nella storia in cui una donna ha giurato come Vicepresidente.

Il discorso d’insediamento di Biden, di 5 minuti più lungo di quello di Trump, è stato il secondo più lungo dopo quello di Regan del 1985, mentre quello del 2017 fu il secondo più corto dopo quello di Carter del 1977. Passando ai contenuti, la prima differenza è riscontrabile nei destinatari a cui le parole dei Presidenti sono state rivolte: Trump si rivolse agli “inascoltati”, Biden ha rimarcato più volte di volersi rivolgere all’America tutta. Mentre Trump rivolse un ringraziamento a Obama e Michelle, Biden si è limitato a ringraziare genericamente i suoi predecessori, riuscendo a non nominare  mai l’ultimo Presidente. 

Il discorso di Biden passerà alla storia come un appello all’unità nazionale, quello di Trump sposò un approccio che identificava nel popolo il vero protagonista del governo. Un popolo che, nelle parole del tycoon, inaugurava una presidenza storica, lontana dalla “politica del passato”, primato poi rivendicato anche da Biden, che descrive la propria elezione come frutto di una fase di disgregazione che si impegnerà a contrastare.

Trump parlò di Washington come una casta da cui prendere le distanze: “L’establishment proteggeva se stesso, ma non i cittadini del Paese”; Biden ha parlato di come restringere quelle distanze, immedesimandosi nei problemi dei cittadini, dicendo di comprendere le loro preoccupazioni. Parole rivolte alle persone che maggiormente hanno subito le crisi passate e presenti sono state spese in grande quantità sia nel 2017 che nel 2021. Mentre Trump annoverava crimine, droga e sistema educativo inadeguato come principali cause di tali problemi, Biden ha parlato di virus, disparità sociali, giustizia raziale, di suprematismo bianco e terrorismo domestico.

America First, un’America vincitrice veniva descritta negli obiettivi di mandato di Trump, obiettivi che, 4 anni dopo, sono mutati in bisogno di unità, ricostruzione della classe media e lotta alle disparità sociali, per un’America leader nel mondo. Un mondo chiamato in causa per il rafforzamento delle alleanze, sebbene secondo visioni politiche diverse, da entrambi i Presidenti. Sia Trump che Biden hanno citato la Bibbia nelle conclusioni, elemento costante di tutti i discorsi inaugurali. Ed è su una Bibbia di famiglia che entrambi hanno deciso di giurare.

Tra il 2017 e il 2021 c’è un aspetto che non è cambiato nell’approccio dei Presidenti: la percezione delle condizioni in cui versa il Paese. Un’America ferita, colpita, martoriata, attaccata: questi gli epiteti che descrivono il Paese agli occhi dei Presidenti ad inizio mandato. Un Paese che nonostante tutto è comunque pronto a rialzarsi. La vera differenza sta nella ricetta: per uno la democrazia e per l’altro una via autonoma che diffidava dagli ordinamenti e dalle regole prescritte.

Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from USA E CANADA