LE DONNE DEL KURDISTAN

Il mese di gennaio è un periodo molto importante per le donne del Kurdistan. Ricorda l’anniversario dell’uccisione di Sakine Cansiz, brutalmente giustiziata a Parigi nel 2013 insieme ad altre due donne membri del movimento femminista curdo e del Partito dei Lavoratori Curdo (PKK). Le loro morti avvennero nel periodo in cui il governo turco preparava i negoziati di pace con il PKK, e proprio per questo motivo, le loro uccisioni in stile esecuzione fecero molto scalpore. Sakine Cansiz è stata una delle tante donne che ha portato alla ribalta la causa femminista curda; sono infatti molte coloro che combattono una guerra culturale e sociale nel Kurdistan e che caratterizzano sempre di più una figura femminile indipendente. Spesso, specialmente dai media occidentali, le donne curde vengono raffigurate come delle combattenti armate, simboleggiando la guerra contro lo Stato Islamico, ma in realtà rappresentano molto di più di un soldato. Questa analisi vuole far luce sul ruolo delle donne del Kurdistan, dimostrando quanto siano state, e sono tutt’ora, fondamentali per la cultura curda e come abbiano creato un nuovo modello femminista e democratico. Tutte le informazioni raccolte per questa analisi sono state prese da uno studio del Washington Kurdish Institute

Rojava e Rajhelat

In Siria e in Iran le donne curde hanno sempre avuto un ruolo molto importante, specialmente rispetto alla costruzione e composizione della società. In particolare, in Rojava (Siria), le donne sono il fulcro della società. Esse ricoprono ruoli burocratici, amministrativi e di potere, senza le quali il sistema bottom-up tipico del Rojava non potrebbe funzionare. Al contrario, in Rajhelat (Iran), le donne cercano di proteggere la cultura curda continuamente oppressa dalle leggi iraniane.

Storicamente, la regione del Rojava è stata sfruttata da parte dei regimi di Assad in maniera assidua per molti anni, tanto che gli stessi abitanti curdi del territorio non hanno mai potuto servirsi delle proprie ricchezze. Oggi, il Rojava è diventato un territorio auto-dichiarato indipendente con un sistema democratico confederale e un’amministrazione propria. La sua peculiarità si base sulle diverse realtà culturali che negli anni hanno caratterizzato il territorio. Essendo una regione di confine, il Rojava ha sempre rispettato la multiculturalità e posto l’idea di uguaglianza di genere dinanzi qualsiasi decisione. Anche le idee di Sakine Cansiz e dell’odierno PKK sono passate per il Rojava ed hanno aiutato a costituire il sistema bottom-up che lo caratterizza.

In particolare, la regione si fonda su quattro pilastri fondamentali: l’uguaglianza di genere, la legittima difesa, il multiculturalismo e l’ecologia. Per quanto riguarda l’uguaglianza di genere, il principio ha incorporato diversi elementi volti ad assicurare che questi pilastri non possano esistere soli. Ogni sistema amministrativo, dai comuni, ai consigli locali e quelli governativi dell’amministrazione indipendente, hanno due leader eletti democraticamente: un uomo e una donna. Sono presenti anche quote “rosa” del 40% per ogni organizzazione e organo rappresentativo. Dunque, senza le donne, il Rojava non potrebbe esistere dato che ogni funzione interna è regolata dalla loro presenza. Bisogna sottolineare che data la natura multiculturale del Rojava, le donne in questione non sono sempre e solo curde, ma vi sono anche donne arabe, azide, turkmene, turche e azere che svolgono ruoli di rilievo. 

In Iran il peso delle donne è molto diverso che nel Rojava. Infatti, esse non hanno nessuna rappresentanza amministrativa all’interno del governo, ma hanno un importante ruolo nell’attivismo sociale locale. Le donne nel Rajhelat vengono spesso raffigurate senza velo, associate agli uomini, che danzano mano nella mano e ricoprono ruoli “mascolini”. Per lo Stato Islamico dell’Iran invece, le donne curde sono una minaccia da imprigionare e spesso giustiziare (in nome di Dio – moharebeh). Per l’Iran, i curdi in generale sono una minaccia, specialmente da quando, nel 1946, costituirono la Repubblica di Mahabad come stato indipendente curdo. Mahabad durò poco meno di un anno, e fu subito smantellato dal regime iraniano (diretto ancora dallo Shah), ma il ricordo di questa repubblica sussiste ancora oggi e viene spesso rievocato e commemorato. La mancanza della repubblica è estremamente presente, tanto che molti diritti della Costituzione di Mahabad vengono rispettati ancora oggi, come il capitolo IV, articolo 21 che sottolineava come le donne curde avessero gli stessi diritti civili, politici e sociali degli uomini.

Nonostante all’interno della propria comunità curda le donne abbiano pari diritti, per lo Stato iraniano le donne non hanno diritti. Infatti, la legge iraniana, fortemente misogina, non lascia spazio alle donne. Esse non possono viaggiare, lavorare, sposarsi, divorziare e avere custodia dei propri figli senza l’autorizzazione di un uomo (padre, fratello o marito). Le donne non possono uscire, levarsi il velo e neanche esprimere i propri giudizi e pareri senza essergli concessa parola. Questa continua repressione da parte dello stato centrale iraniano nei confronti delle donne, non solo curde, ha portato molte di loro al suicidio (spesso per evitare abusi o torture), tanto che l’Iran ha uno dei tassi più alti al mondo di donne suicide. Chi invece, specialmente se curda, ha provato ad esprimere il proprio pensiero, è stata giustiziata o incarcerata – oggi una donna può essere condannata a dieci anni di reclusione per aver postato una foto sui social senza velo. Nonostante queste leggi e la difficoltà di difendere i propri diritti, molte donne curde hanno cercato di far valere la propria causa ed influenzare il pensiero di molti in Iran e all’estero; molte di loro oggi si trovano all’estero o nel Kurdistan iracheno, altre invece costrette a vivere in maniera anonima. 

Turchia e Kurdistan iracheno

La Turchia è considerata la “patria” del movimento femminista curdo perché nel 1919 fu la sede della prima organizzazione di donne curde. Anche la nascita del PKK nel 1974, sempre in Turchia e diretto da Abdullah Öcalan (oggi in carcere), ha giocato un ruolo fondamentale per il movimento femminile. Infatti, i quattro pilastri fondamentali del Rojava sono presi proprio dalle idee di Öcalan, che ha posto la gineologia (la scienza delle donne) al centro dei suoi studi. Dunque, nonostante il PKK venga spesso considerato legato al terrorismo moderno, l’ideologia di base del partito è ciò che ha reso noto il movimento delle donne curde attuale. Sakine Cansiz, braccio destro di Öcalan, è colei che ha influenzato il diritto femminile e lo studio, da parte di Öcalan, della gineologia e che ha portato il movimento femminile curdo ad avere una rilevanza internazionale.

A differenza del Rojava e del Rajhelat, in Turchia le donne non devono dichiararsi parte di un’amministrazione indipendente né chiedere permesso agli uomini per uscire e/o parlare, ma devono essere attente ad esprimere i propri pareri specialmente se contraddittori a quelli del governo. Infatti, molte donne che hanno espresso una propria opinione non in linea con quelle governative, sono dovute scappare all’estero o sono state condannate. Come in Iran, e spesso in Iraq, i curdi sono considerati una minaccia e molto spesso, quando esprimono il proprio dissenso, dei traditori. Questo però non ha fermato il movimento femminile curdo in Turchia che continua ad essere molto forte e molto presente all’interno della società. 

L’Iraq è invece un paese federale con due stati, Baghdad e Kurdistan, e una Costituzione nazionale. Paradossalmente le donne in Iraq avevano maggiori diritti con Saddam Hussein, quindi prima dell’invasione statunitense e della stesura della nuova costituzione nel 2005. Infatti, l’Iraq degli anni ’50 fu uno dei primi paesi in Medio Oriente ad avere un ministro donna e ad emanare una legge che lasciava loro la libertà di chiedere il divorzio. Durante il regime di Saddam venne anche introdotto il diritto al voto femminile, il diritto di candidarsi al governo, e coloro che lavorano nell’amministrazione pubblica potevano usufruire di un periodo di maternità retribuito.

Queste leggi vennero in seguito modificate con la Costituzione del 2005 che introdusse la legge islamica per il diritto famigliare – matrimonio, divorzio, adulterio, etc. Per questo motivo, sono migliaia le donne che combattono per i propri diritti e per ripristinare il sistema antecedente, specialmente a causa dell’elevato numero di abusi, intimidazioni, matrimoni forzati, mutilazioni e delitti d’onore ancora presenti. Nello stato federale del Kurdistan, la popolazione è stata altamente influenzata dal Rojava, introducendo molte delle loro leggi statali nel proprio sistema (es. l’abolizione della poligamia).

Anche se l’ideologia alla base del Kurdistan iracheno rende lo stato nettamente diverso da quello di Baghdad, rimane tutt’oggi un territorio estremamente povero e con continue intrusioni da parte dello Stato Islamico, la Turchia e l’Iran. Questa povertà prevale sul diritto delle donne, che spesso diventano vittime di una tradizione culturale basata sul secolarismo. Dunque, a differenza degli altri territori curdi, nel Kurdistan iracheno il ruolo delle donne è altamente oscurato dal secolarismo, nonostante l’Iraq sia sede di molte organizzazioni femminili e casa per tante donne obbligate all’esilio politico. 

Un futuro femminile, possibile.

Il futuro delle donne del Kurdistan è molto diverso in considerazione allo stato di riferimento. Infatti, nel Rojava, il sistema democratico confederale di amministrazione autonoma è ormai radicato in tutta la regione rendendo un suo possibile smantellamento estremante difficile, specialmente dal punto di vista culturale. In Iran, il ruolo delle donne non può essere considerata una causa persa né una causa in corso, date le violente repressioni da parte dello stato. La situazione potrà variare solo se cambierà la posizione dello Stato Islamico dell’Iran rispetto alle donne.

In Turchia, le donne chiedono semplicemente una maggiore consapevolezza sull’uguaglianza di genere, mentre le donne curde, chiedono rispetto per la loro comunità e per le loro libertà come minoranza. Il fatto che la Turchia faccia parte della NATO e che siano in corso i negoziati per diventare membro UE, potrebbe giovare ai movimenti femminili, nonostante la Turchia abbia fatto pochi passi in avanti per diventare membro dell’UE. Infine, in Iraq la questione risulta essere molto più intrinseca a causa del secolarismo, un’ideologia estremamente difficile da sradicare e complicata da smantellare.

Il secolarismo è stato precedentemente sconfitto in altri paesi, grazie a leggi sul welfare, che hanno aperto i paesi a nuove realtà e sistemi democratici, e le donne, che, in queste occasioni, hanno sempre avuto un ruolo centrale. Per concludere, le donne curde non sono quindi tutte combattenti, ma sono coloro che hanno un ruolo fondamentale per la lotta alle pari opportunità e che hanno costruito una nuova figura femminile indipendente su cui poter contare. 

Giulia Valeria Anderson

Giulia Valeria Anderson - Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali Comparate presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Attualmente praticamente pubblicista da Formiche.net per cui si occupa di politiche tech, e analista OSINT per una società di monitoraggio privata a Roma per cui riporta sull’Afghanistan. Specializzata in Medio Oriente, in particolare nella questione curda su cui ha scritto diverse pubblicazioni, tra cui su JIMES e per l’Istituto Curdo di Washington. Ha un diploma in geopolitica del medio oriente e un master di secondo livello sulla sicurezza globale. Giulia è molto attiva nel mondo del volontario, dirige la comunicazione dell’organizzazione non profit Manalive, di cui è anche membra del board e un attiva volontaria.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “Medio Oriente".

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