LA LEGGE SULLA LIBERTÀ D’ESPRESSIONE DI ZBIGNEW ZIOBRO ED IL RAPPORTO DEL GOVERNO POLACCO CON I BIG TECH

In vista dei fatti accaduti negli USA che hanno visto la censura del ex-presidente Donald Trump da parte dei cosiddetti “Big Tech” il governo polacco si è mosso per evitare che questo divenga una prassi anche in Europa. 

Il governo polacco guidato da Prawo i sprawiedliwość si è mobilitato per rispondere al blocco dei profili di Donald Trump su Twitter e Facebook da parte dei rispettivi proprietari Jack Dorsey e Mark Zuckerberg. Con la nuova legge sul “free speech” presentata il 17 Dicembre dal ministro della giustizia Zbignew Ziobro, infatti, il governo intende imporre per legge la supremazia dell’ordinamento nazionale a parte rilevante delle decisioni che fino ad adesso sono state prerogativa delle multinazionali dei social network, come ad esempio blocco ed il ban degli user che ne fanno parte.

La legge prevede due cose fondamentali e del tutto originali nella risposta che le nazioni europee hanno dato alle recenti scelte dei social network, ossia un Consiglio sulla libertà d’espressione (a cui seguirà una Corte a ciò dedicata) a guida statale che potrà essere adito per questioni legate all’atteggiamento giudicato “censorio” dei media dal governo polacco e le sue decisioni saranno vincolanti per i social media che operano in territorio nazionale polacco. Se non si adegueranno alle decisioni del consiglio con il ristoro degli account bloccati o eliminati dovranno pagare una tassa che va dai 50.000 ai 50 milioni di zloty ($13.4m). I “Big tech” (ossia le grandi compagnie multinazionali proprietarie dei principali social network Twitter e Facebook) non potranno eliminare o bloccare i loro user a meno che essi non abbiano manifestamente violato le leggi polacche.

In caso il ban,quindi, avvenga per altre motivazioni (il governo è preoccupato per quanto concerne le decisioni politiche dei social network) gli utenti potranno adire la Corte per la libertà d’espressione e con giudizio favorevole potranno ottenere il proprio account indietro nell’arco di 48 ore, se questo non avverrà vi sarà l’immediata sanzione al social interessato. Per utilizzare le parole del ministro della giustizia Ziobro (che fa parte di un partito minoritario in maggioranza, Solidarna Polska): “Spesso, le vittime di una censura ideologica sono anche rappresentanti di vari gruppi che militano in Polonia, i loro contenuti media sono rimossi o bloccati solo perchè esprimono visioni e si rifanno a valori che sono ritenuti inaccettabili (per i media, ndr)”. Sono eloquenti anche le parole del PM Morawiecki che ha espresso posizione in merito proprio su Facebook, definendo come la censura e la privazione dei propri diritti alla libera espressione tipici dei regimi totalitari stiano tornando in altre forme attraverso gli atteggiamenti censori dei Social Media.

Sempre “censori” sono stati definiti dal segretario di Stato Sebastian Kaleta su Rcezcpospolitache si è riferito nello specifico alla vicenda Trump in maniera esplicita. Il Governo polacco è quindi preoccupato dai risvolti che il lasciare troppa libertà d’azione a multinazionali private possa comportare nella vita dei cittadini polacchi. In Polonia larga parte della popolazione ha tendenze conservatrici, elemento che chiaramente potrebbe causare in futuro episodi di “censura” da parte dei Social, esacerbando la già tesa situazione sociale. Il ministro Ziobro stesso ha definito i valori Romano-Cattolici su cui è fondata la Repubblica polacca sotto attacco da parte dei movimenti LGBT. Nel futuro prese di posizione simili potrebbero portare anche nell’Europa Centrale gravi problemi con i media se non regolamentati. 

Questa legge sulla libertà d’espressione polacca solleva un dibattito estremamente importante che verte su molteplici aspetti del rapporto tra Big Tech e governi nazionali e ancora di più sul potere effettivo di questi nell’imporre le proprie politiche sugli utenti. Nella corrente fase storica l’utilizzo dei Social Network è diventato fondamentale per i partiti politici, gli esponenti governativi e le grandi personalità pubbliche per rapportarsi alle parti sociali. Sono divenuti ,infatti, il primo vettore di confronto e dialogo tra elettorato ed eletti, tra parlamento e cittadinanza. Gran parte dell’informazione passa per i Social Media e così gli annunci importanti, le interviste e i sondaggi.

Il governo polacco ha attuato una risoluzione che pone regolamentazione ai rapporti tra media ed utenti in quanto cittadini dello stato polacco che esercitano la propria libertà d’espressione garantita costituzionalmente. E’ inoltre una decisione che arriva in seguito al “Digital Service Act” dell’Unione Europea, atto formale che si muove “contro” l’operato di Facebook e Twitter grossomodo in concordanza con la linea di principio di PiS. L’Unione, attraverso le proprie personalità fondamentali si è espressa in maniera contraria all’utilizzo della censura in maniera deliberata proprio per il rischio di escalation della tensione sociale che da ciò deriverebbe e per via della subordinazione delle multinazionali alle leggi. E’ un aspetto importante riconoscere quanta rilevanza ed autonomia abbiano le cosiddette Big Tech rispetto ai governi nazionali in Europa come in America.

Esse, infatti, operano principalmente nella sezione circoscritta della Silicon Valley e sono molto meno autonome dagli apparati di stato americani di quanto si possa percepire in quanto operano sulla base di un concordato implicito con lo Stato Americano che ha a che fare con le tecnologie da questo fornito ai privati e con le leggi sulla privacy. Regolamentare le multinazionali per i governi nazionali europei è senza dubbio un modo per far rispettare le proprie leggi e i principi fondanti inseriti nelle carte costituzionali di ciascuna nazione senza essere vincolate o sottoposte alle decisioni dei Social Media di fatto sottoposti allo Stato americano. In questo, la legge sulla libertà d’espressione polacca è senza dubbio l’esempio che le compagini conservatrici e liberal-conservatrici osservano come punto di riferimento.

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