TRAFFICO SULLA NORTHERN SEA ROUTE, NON VA TUTTO LISCIO

La Northern Sea Route nutre le speranze russe ed asiatiche per un incremento consistente delle spedizioni artiche, ma gli imprevisti permangono.

It is a historical day for the development of the Northern Sea Route and national shipping” ha affermato il Ministro dei trasporti Vitaly Savelev quando la nave gasiera Christophe de Margerie solcava il Mare di Chukchi e varcava lo Stretto di Bering lo scorso 16 Gennaio, in pieno inverno. Dieci giorni di ghiaccio estremo e condizione avverse che in questo periodo hanno, almeno fino ad ora, impedito di percorrere la tratta; dal porto di Sabetta, cuore del progetto di gas naturale liquefatto (LNG) di Yamal, fino allo Stretto di Bering in soli dieci giorni con direzione il porto cinese di Dalian. Sulla scia della Christophe de Margerie, la gasiera Nikolay Yevgenov ha intrapreso la medesima rotta con destinazione il porto cinese di Jingtang. 

Fonti riportano che all’ingresso dello Stretto di Bering uno dei tre azipod (sistema di propulsione) è stato danneggiato. Poco è stato diffuso sulla portata del danno, ma nel peggior scenario l’azipod dovrà essere sostituito costringendo la nave in porto circa un mese. Una sosta tanto lunga, probabilmente, costringerà la società Novatek, che guida il progetto di Yamal, ad incorrere in ritardi nella spedizione di LNG per il mercato asiatico. Il capo della consulenza Gekon Mikhail Grigoriev tuttavia rassicura che anche con una nave gasiera fuori gioco per un mese, le spedizioni non subiranno ritardi rilevanti. La Nikolay Yevgenov è una delle 15 navi gasiere a servizio del progetto di Yamal.

La Russia forza la mano sulla rotta del Nord. Percorrere la Northern Sea Route in questo periodo dell’anno senza l’ausilio di navi rompighiaccio è qualcosa di assolutamente non ipotizzabile pochi anni fa. Il progetto di Yamal a sinergia sino-russa procede a ritmo spedito ed incappa in degli stop che ne rallentano le spedizioni, ma che di certo non spaventano gli stakeholders coinvolti. Il danneggiamento di uno degli azipod della Nikolay Yevgenov si traduce in un rallentamento delle spedizioni, senza conseguenze per l’ambiente. Ma l’aumento del traffico porta con sè l’aumento dei rischi che deve mettere in allerta la governance artica che deve lavorare su un sistema di search and rescue rafforzato e pronto a reagire anche in casi di possibili sversamenti e danni ambientali. Il lavoro russo alla guida del Consiglio Artico sarà fondamentale nel potenziamento di questi aspetti.  

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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