LA CONGIURA CHE GUARDA AL CREMLINO

Un vecchio proverbio dice: “Anno nuovo, vita vecchia”; niente di più vero se applichiamo questo detto alle relazioni che intercorrono tra Mosca e i suoi corrispettivi “partners” occidentali.  

Per la Russia, così come per altri Stati, come spesso ormai avviene da almeno un lustro, si procede alla consueta e periodica demonizzazione. Quanto scritto, lo si evince facilmente, anche dopo i recenti fatti che hanno visto gli USA coinvolti in prima persona per questioni meramente riconducibili alla propria politica interna. Il riferimento all’evento è l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio scorso e, la connessione con la Russia, non è tardata ad arrivare; servita da qualche commentatore internazionale, esperto in politica estera, ha provato a tracciare – forzosamente – un improbabile tipo di legame tra i disordini di Capitol Hill e il Cremlino. Proprio la presenza di due agitatori russofoni dentro al Campidoglio, che successivamente si  sono rivelati essere in realtà moldavi, è stata inizialmente utilizzata per creare un collegamento molto forzato con il governo russo.

Tra le figure che hanno provato a tracciare un collegamento – del tutto fantasioso – tra gli eventi di Capitol Hill e il Cremlino, risulta esserci anche la Presidente della Camera dei rappresentanti statunitense,  Nancy Pelosi, che nel corso di una conferenza stampa ha dichiarato, come dietro agli eventi del Campidoglio, sicuramente poteva celarsi l’ombra di  Putin “Trump altro non è che uno strumento asservitosi a Putin“. Ovviamente tale considerazione è figlia di una disattenta analisi geopolitica, figlia probabilmente di riflessioni faziose, in quanto risulta facile intuire per ogni analista geopolitico (anche ai meno esperti) come  un’America instabile sia molto più pericolosa ed imprevedibile da gestire per Mosca.

Ma l’ostilità irrazionale nei confronti della Russia non viene solo dagli Stati Uniti, è riscontrabile in generale nella maggior parte delle cancellerie occidentali. Ad esempio, in una nuova serie di podcast editi, finanziati e creati da Sky News, il comandante delle forze speciali britanniche, il tenente generale Sir Graeme Lamb, spiega agli ascoltatori come il  Cremlino sia  impegnato ad “uccidere il nostro modo di vivere“, creando segretamente la pianificazione di una campagna militare volta ad assoggettare l’intero continente Europeo al volere di Putin. Fantageopolitica allo stato puro.

Forse risultano addirittura più assurde le considerazioni Robert Ben Lobban Wallace, politico e militare britannico che dal 24 luglio 2019 ricopre anche la carica di Segretario di Stato per la difesa britannica. Egli similmente a Sir Lamb sostiene che  “se l’Occidente (inteso come Europa) non dovesse agire in modo più deciso contro la Russia potrebbe trovarsi nuovamente nella stessa situazione del 1939” . Tuttavia, tracciare paralleli impliciti tra la Russia di oggi e la Germania degli anni ’30, denota un’espressa volontà di volere alterare e manipolare il ruolo che la Russia ha avuto nei confronti dell’occidente nei momenti di crisi.

Mettiamo adesso da parte i paralleli fuorvianti e offensivi e cerchiamo invece di capire invece cosa può accadere in un momento così cruciale, come l’elezione di un nuovo presidente USA. L’amministrazione Biden probabilmente non intraprenderà “un totale reset” delle politiche di Trump nei confronti del Cremlino, ma ad ogni modo dovrà sviluppare una propria politica russa per i prossimi quattro anni.  Non ci resta che aspettare.

L’Unione Europea, una volta avere concluso definitivamente la trattativa con il Regno Unito circa la Brexit e trovandosi in dirittura d’arrivo per quanto concerne la crisi pandemica del COVID, probabilmente ritornerà preponderantemente ad una politica ostile nei confronti della Russia; i malumori di Bruxelles (o personali della Merkel ndr) sulla Crimea e sulla gestione del caso Navalny, non fanno ben sperare per una distensione.

Se provassimo invece ad analizzare in tutta chiarezza l’attuale situazione geopolitica, noteremmo che la Russia in realtà non ha alcuna intenzione di iniziare una guerra con l’Occidente, sia essa economica, politica o militare; il Cremlino non sta cercando di promuovere in tutto il mondo un programma ideologico basato sull’autoritarismo e la cleptocrazia russa. In breve, la Russia non sta assolutamente cercando di ricostituire segretamente l’Unione Sovietica o l’impero zarista, motivo per cui è evidente di come non si sta preparando, ne tanto meno cercando, alcun tipo di confronto militare con l’Occidente.

Tuttavia, proprio però come l’Occidente, la Russia si trova a un bivio nel perseguimento della propria politica estera, cercando di indirizzare le decisioni cruciali circa la propria politica interna, orientandosi verso un modello politico più repressivo .  Più i leader russi si sentiranno minacciato da un occidente compatto e coeso contro il “nemico russo” più è probabile che in Russia si assisterà ad una deriva autoritaria.

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