L’IRAQ E GLI OSTACOLI PER LE ELEZIONI

In assenza di riforme significative e senza un’effettiva protezione di candidati indipendenti, le nuove elezioni non porteranno ad un reale cambiamento della scena politica

L’Iraq è in subbuglio per almeno tre ragioni: per le proteste anti-governative senza precedenti, represse in maniera brutale; per l’escalation tra Iran e Stati Uniti, all’apice nei primi mesi del 2020, che ha trasformato il suolo iracheno in teatro di scontro; e, infine, per una pandemia che si è inserita in un contesto molto fragile, con una situazione socio-economica in crisi e un sistema sanitario disfunzionale a causa di anni di malgoverno. 

Mustafa al-Khadimi, designato il 7 maggio 2020, dopo mesi di instabilità politica, si prefiggeva obiettivi ambiziosi nel suo programma di governo, tra cui quello di indire elezioni anticipate, in risposta alle richieste dei manifestanti.

Qualche giorno fa, l’Alta commissione elettorale indipendente ha deciso all’unanimità di posticipare le elezioni, precedentemente previste per il 6 giugno del 2021, al 10 ottobre dello stesso anno per “ragioni tecniche” che non garantirebbero lo svolgimento di elezioni libere e regolari. 
Tra le condizioni richieste dall’Alta commissione rientrerebbero l’approvazione di una nuova legge elettorale, misure governative per contrastare la corruzione, potenziare le forze di sicurezza, ripristinare l’autorità statale e raggiungere la giustizia sociale. 

Per garantire in pieno lo svolgimento di elezioni libere è necessario, inoltre, contrastare l’influenza delle forze paramilitari e garantire il possesso delle armi nelle sole mani degli attori di sicurezza tradizionali. La lotta contro l’uso indiscriminato della violenza, a cui si è assistito durante la cosiddetta Rivoluzione di Ottobre, durante la quale circa 600 manifestanti sono stati uccisi, è una delle richieste principali del movimento di protesta. 
Il governo, difatti, dovrebbe garantire maggiore sicurezza per gli attivisti e i difensori dei diritti umani, spesso target di violenza generalizzata da parte di gruppi armati e milizie.

La Rivoluzione di Ottobre, Thawra Tishreen, è il più grande esempio di mobilitazione popolare contro la classe dirigente nella storia moderna irachena, ma le prossime elezioni daranno prova del suo successo o fallimento. Prima, però, alcuni ostacoli dovrebbero essere superati. È necessario che il movimento di protesta risolva le divisioni al suo interno tra coloro che “vogliono rovesciare completamente il sistema” e coloro che vogliono riformarlo. 


In assenza di riforme significative e senza un’effettiva protezione di candidati indipendenti, le nuove elezioni non porteranno ad un reale cambiamento della scena politica e finiranno per approfondire la distanza e la sfiducia della popolazione nel governo.

Noemi Verducci

Buon sabato a tutti, sono Noemi Verducci, analista IARI per la sezione Medio Oriente. Attualmente studentessa di Relazioni ed Istituzioni dell’Asia e dell’Africa all’Università “L’Orientale” di Napoli.
Ho conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica presso l’Università del Salento, durante la quale ho svolto un anno di studio all’Università di Siviglia, nell’ambito del programma Erasmus.
Lo studio della lingua araba mi ha permesso di avvicinarmi al mondo mediorientale, dapprima dal punto di vista esclusivamente linguistico e culturale e, successivamente, anche dal punto di vista politico.
Il lavoro di tesi triennale, su Hezbollah e le sue strategie comunicative, mi ha fatto comprendere la necessità di studiare ed analizzare un’area geopolitica di cui si parla spesso in maniera impropria, attraverso una lente “orientalista” che impedisce di interpretare in maniera corretta eventi storici e politici.
Essere parte di IARI è un modo per mettermi in gioco ed approfondire dinamiche politiche che risultano centrali per comprendere ciò che accade nel mondo. IARI è uno spazio fertile in cui potersi confrontare ed arricchirsi, crescendo insieme.

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