SICUREZZA E CAPITOL HILL: QUALI SONO STATI I PROBLEMI?

Il 6 gennaio 2021, il Congresso si riunisce nel palazzo di Capitol Hill per certificare la vittoria di Joe Biden come 46esimo Presidente degli Stati Uniti.

Nel parco dell’ “Ellipse”, un parco vicino alla Casa Bianca, il presidente uscente degli Stati Uniti, il Presidente Donald Trump, tiene un discorso in cui sostiene che la vittoria delle elezioni gli sia stata rubata e che il vero vincitore è lui. Subito dopo il discorso di Trump, una folla di suoi sostenitori che avevano presenziato all’incontro di “Save America”, comincia a dirigersi verso Capitol Hill, con l’intenzione di protestare contro l’assegnazione della vittoria a Biden. 

La protesta della folla però diventa ben presto violenta e i sostenitori di Trump superano tutti i vari livelli di barricate predisposte dalla polizia, entrando nel palazzo.  Il 6 gennaio è la prova dell’ennesimo fallimento da parte dei vari Dipartimenti e organi che si occupano della sicurezza americana. 

I manifestanti sono riusciti ad entrare a Capitol Hill con una facilità disarmante: se si tiene conto dell’importanza immensa che questa struttura possiede, è infatti il luogo in cui il Congresso degli Stati Uniti si riunisce, ci si immagina che i livelli di sicurezza e allerta presenti siano massimi, tuttavia la polizia e il personale di servizio di Capitol Hill vengono facilmente sopraffatti dai manifestanti.

Nel dicembre 2020  il Dipartimento della Sicurezza Nazionale americano pubblica un report in cui predispone una “valutazione del rischio” in cui sostiene che a causa del clima di tensione dovuto alle elezioni presidenziali, nei mesi di dicembre e gennaio si potrebbero registrare episodi di violenza. Non ci sono fatti o atti al momento che provino che questo Dipartimento abbia attivamente adottato misure di sicurezza in vista di possibili agitazioni.

Alla fine di dicembre il Dipartimento di polizia di New York notifica al Dipartimento di Sicurezza Nazionale americano e all’FBI che su diverse piattaforme social è evidente la possibilità che il 6 gennaio 2021 si registrino scontri e disordini a causa della certificazione della vittoria di Biden.  La Sicurezza Nazionale e l’FBI però non prendono provvedimenti e, in particolare, non si impegnano a creare un report ufficiale in cui si studia in maniera approfondita la situazione e la possibile minaccia. 

I report di questi due organi, specialmente in vista di eventi importanti, sono cruciali perché aiutano i dipartimenti di polizia a contestualizzare la possibile situazione e a prendere così i giusti provvedimenti.  Non è ancora chiaro perché pur con prove chiare e la dichiarata volontà sui social network di mettere in atto manifestazioni, rivolte e disordini, nè l’FBI nè il Dipartimento di Sicurezza abbiano scritto un report o un bollettino d’Intelligence.  

A tal proposito, lo stesso Trump attraverso un tweet del 19 dicembre dichiarava che ci sarebbero state delle proteste il 6 gennaio, che prevedeva sarebbero state “wild”.  Ad ulteriore prova della tesi iniziale della sottoscritta, ovvero che le agenzie di sicurezza americane abbiano nuovamente fallito nel loro compito, si aggiunge il fatto che  la sera prima delle rivolte, la sera del 5 gennaio, la sezione dell’FBI di Norfolk pubblica il suo “advisory report”, un report di avviso, in cui riporta delle informazioni cruciali.

In particolare sono informazioni che riguardano delle specifiche minacce a membri del Congresso, la condivisione di mappe di alcuni tunnel sotterranei di Capitol Hill e messaggi in cui vari gruppi di trumpisti si organizzano da diversi Stati, per trovarsi e per poi arrivare a Washington D.C insieme. L’FBI di Norfolk allerta immediatamente la controparte di Washington e, insieme alle forze di polizia, si riuniscono in una “call” per decidere un piano d’azione e le future possibili mosse strategiche di difesa. 

Le notizie presentate dalla sezione di Norfolk, però, non hanno mai subito un processo di verifica e controllo, passaggio fondamentale per quanto concerne il modus operandi dei Servizi Segreti di tutto il mondo,  sebbene la portata e la precisione delle stesse notizie del report lasciassero intendere che le informazioni raccolte fossero estremamente attendibili. 

Un secondo problema che si è presentato è costituito dal numero di fonti a cui si è fatto riferimento: il report si basava solamente su due fonti accertate, mentre solitamente, quando si deve avere la certezza della veridicità di certe informazioni, le fonti devono essere più numerose; in modo particolare poi se il report è ad opera del Servizio di Intelligence. 

Valutando il report poco attendibile, la sera prima del 6 gennaio, si decide di non mobilitare la Guardia Nazionale americana, di spiegare solo la polizia metropolitana e di stanziare delle semplici barricate di protezione, credendo di avere la situazione sotto controllo. 

La folla che si presenta il giorno seguente però non solo supera immediatamente le barriere della polizia ma riesce ad entrare anche nella struttura del Congresso, causando morti e feriti. Analizzando tutti questi fatti, sembra chiaro dedurre che la situazione si poteva gestire in modo più professionale e strategico, rafforzando le forze di polizia già dispiegate e mettendo in atto delle restrizioni alle varie zone intorno a Capitol Hill.

Il ruolo dell’Intelligence è fondamentale per la difesa e la protezione di ogni sistema- Paese, si deve tenere presente però che ogni Servizio agisce con un modus operandi differente: l’obiettivo dell’FBI non è solo quello di arrestare i criminali, ma anche quello di portarli in tribunale.

Per questo motivo, molto spesso non entrano in azione a meno che non abbiamo prove certe di reato; non si mobilitano e, non mobilitano altre forze di supporto, sulla base di dubbi, ipotesi o sospetti se questi non sono supportati da prove indiscutibili. Purtroppo a volte i dubbi, le ipotesi e i sospetti sono corretti, e danno vita a proteste come questa della certificazione della vittoria di Biden, altre volte, danno vita all’11 Settembre 2001. 

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