L’ECONOMIA CINESE CRESCE NONOSTANTE IL COVID-19: CHE FUTURO SI PROSPETTA?

In un momento in cui la maggior parte dei Paesi occidentali sta ancora lottando contro l’epidemia di Covid-19, con forti ripercussioni sulle proprie economie, la Cina ha registrato un tasso di crescita del Pil al 6.5% nell’ultimo trimestre del 2020, rimanendo l’unica grande economia in grado di espandersi nell’anno della pandemia. 

A partire da fine dicembre 2019, la Repubblica Popolare Cinese è stata il primo Paese a doversi confrontare con la diffusione del virus di Covid-19 e con le rilevanti conseguenze sulla propria economia e sul proprio sistema produttivo durante i primi mesi del 2020, quando l’epidemia ha raggiunto il proprio picco in Cina.

Dopo le ferree chiusure che hanno caratterizzato soprattutto la prima metà dello scorso anno, il governo cinese è riuscito a mantenere la pandemia sotto controllo attraverso un sistema di tracciamento e isolamento altamente efficacie che ha permesso alla popolazione cinese, fatte poche eccezioni, di tornare a una vita normale già nell’estate del 2020. Adesso, mentre l’Occidente sta lottando contro l’ennesima ondata epidemica, che sembra per certi versi peggiore della prima, la Cina ha invertito il trend di crescita del proprio PIL, tornando nell’ultimo trimestre del 2020 ai livelli precedenti la pandemia. Nel trimestre finale del 2020, il PIL cinese è cresciuto del 6.5% superando le aspettative e portando la crescita complessiva dell’intero anno al 2.3%, rendendo la Cina uno dei pochi Paesi al mondo a registrare un tasso di crescita positivo per il 2020. Nonostante sia il primo anno in oltre 4 decenni in cui il Paese registra un tasso di crescita così basso, si tratta comunque di un successo se si compara con la situazione delle altre economie, sommerse dall’emergenza sanitaria e dall’imminente crisi economica. 

Questo pone delle importanti conseguenze a livello globale: secondo il report annuale rilasciato a fine dicembre dal Centre for Economics and Business Research, la previsione è che la RPC diventerà la prima economia al mondo superando gli Stati Uniti entro il 2028, ben 5 anni prima di quanto previsto precedentemente. 

Se nella prima metà del 2020 le perdite per l’economia cinese sono state ingenti, una volta riportata sotto controllo l’epidemia, la crescita è stata resa possibile da stimoli fiscali e monetari per incoraggiare gli investimenti e da un’accelerazione del sistema produttivo per soddisfare la domanda di attrezzatura medica e dispostivi per incentivare il lavoro da casa. Mentre la crescita economica nella seconda metà del 2020 è stata supportata dalla produzione industriale, non si può dire lo stesso per il consumo, che rispetto agli anni precedenti è rimasto indietro, evidenziando una notevole discrepanza tra produzione e consumi dovuta a un crescente divario retributivo all’interno della popolazione.

Un ruolo fondamentale nella crescita del PIL è stato giocato dalle esportazioni che nel mese di dicembre hanno superato il record mensile, dopo tre mesi consecutivi di crescita nell’export incrementata dalla domanda estera di attrezzature sanitarie e altri beni legati ai lockdown forzati nei Paesi occidentali. La crescente economia cinese ha anche attratto numerosi investimenti esteri sul mercato dei capitali cinese, per un totale di oltre un trilione di renminbi investiti in azioni e obbligazioni. 

Paradossalmente, l’anno peggiore degli ultimi decenni per un gran numero di Paesi occidentali, che hanno visto il proprio sistema sanitario e conseguentemente quello economico e politico duramente colpiti dalla pandemia, è stato l’anno di un’inaspettata crescita per la Cina che ha rafforzato la propria posizione nel sistema internazionale confermandosi non solo una potenza economica, ma affliggendo anche un duro colpo ideologico alle democrazie occidentali. Pechino ha infatti dimostrato di avere le risorse politiche per gestire la pandemia e per farlo uscendone vittoriosa non solo in termini di limitazione dei contagi ma anche e soprattutto senza che la propria economia ne soffrisse troppo. Sicuramente la gestione della pandemia a livello interno non ha fatto altro che aumentare il consenso nel Partito Comunista Cinese.

Anche a livello internazionale l’impressione è che mentre le democrazie occidentali sono state schiacciate dalla gestione sanitaria, economica e politica delle conseguenze del Covid-19, Pechino abbia dimostrato di avere tutti gli strumenti per risolvere efficacemente la situazione. La domanda che sorge spontanea è dunque se i sistemi democratici siano veramente adatti a gestire una crisi o se un sistema fortemente centralizzato e autocratico come quello cinese sia invece più preparato per rispondere con decisione e fermezza attutendone le conseguenze per la propria popolazione. 

Intanto, guardando al 2021, gli economisti si aspettano per la Cina una crescita intorno all’8.2% e un conseguente aumento della distanza tra Pechino e le altre grandi economie del sistema internazionale. Chiaramente, questo dipenderà dall’andamento della pandemia e dalla capacità del PCC di mantenere i contagi sotto controllo, ma se la strategia di lockdown duri e localizzati continuerà come ha fatto finora, i presupposti per la crescita economica rimangono. Oltre a questa variabile non indifferente, il successo della Cina a livello internazionale dipenderà anche dal suo rapporto con gli altri Paesi nel sistema.

Alla luce dell’insediamento di Joe Biden nella Casa Bianca, bisognerà aspettare per vedere quale sarà la strategia adottata dalla nuova presidenza nei confronti della gestione dei rapporti sino-americani. Quanto è certo è che la sfiducia nei confronti di Pechino da parte degli altri Paesi continua a essere ai massimi storici e la notizia della crescita economica cinese, nonostante la diffusione del virus, supporta la diffidenza verso la Cina e il suo sistema politico.  

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