LA ROYAL NAVY NEL MAR CINESE MERIDIONALE? UN’ANALISI SUL FUTURO RUOLO DELLA HMS QUEEN ELIZABETH NELL’ASIA PACIFICA

La nuova portaerei inglese si affaccerà nel Mar Cinese Meridionale nel corso del 2021. La Cina, già impegnata con le provocazioni navali americane, ha immediatamente mostrato la sua frustrazione. Che cosa spinge il Regno Unito a raggiungere acque così lontane?

Oltre che dai paesi del Sudest Asiatico, dagli Stati Uniti e da Taiwan, le aspirazioni egemoniche cinesi sul Mar Cinese Meridionale potrebbero essere minacciate dal Regno Unito. La corona britannica pare abbia deciso di schierare l’enorme portaerei HMS Queen Elizabeth, di recente costruzione (2017), nelle acque dell’Asia Pacifica. Chiaramente, il governo di Pechino non ha nascosto la sua preoccupazione e il suo disappunto. “La parte cinese crede che il Mar Cinese Meridionale non dovrebbe diventare un mare di rivalità tra grandi potenze dominato da armi e navi da guerra”, ha dichiarato Tan Kefei, portavoce del Ministro della Difesa della Repubblica Popolare Cinese (RPC). La RPC è alle prese con diverse dispute territoriali che la vedono fronteggiare, soprattutto attraverso schermaglie più o meno intense, il Brunei, la Malesia, le Filippine e il Vietnam. Washington sta svolgendo l’ormai consueto ruolo di gendarme nella regione. Lo U.S. Indo-Pacific Command, con sede alle isole Hawaii, ha effettuato numerose esercitazioni e pattugliamenti nel Mar Cinese Meridionale, sia tramite il dispiegamento di portaerei come la USS Ronald Reagan, sia tramite il sorvolo di bombardieri strategici come i B1 Lancer. Pechino non ha mai accettato le ingerenze e provocazioni americane, e l’arrivo di un’altra potenza occidentale nella regione potrebbe acuire le tensioni. Perché il Regno Unito schiererà le sue forze navali nell’Asia Pacifica? Quale sarà il ruolo della HMS Queen Elizabeth? Prima di rispondere a tali domande, è necessario fare qualche passo indietro.

All’inizio di gennaio, il Ministero della Difesa britannico ha pubblicato un importante comunicato in cui si annuncia che la portaerei HMS Queen Elizabeth (R08), e il relativo Carrier Strike Group (CSG)[i], ha raggiunto la “capacità operativa iniziale” (Initial Operative Capability, IOC). Per “capacità operativa iniziale” si intende che tutti gli elementi che compongono il CSG, dalla stessa portaerei ai velivoli imbarcati, ai sistemi di difesa elettronica, agli armamenti antinave, hanno superato con successo tutti i test ai quali sono stati sottoposti. Il Ministro della Difesa Jeremy Quin ha giudicato il conseguimento della IOC una “tappa estremamente significativa per la HMS Queen Elizabeth, la Royal Navy, e l’intera nazione”, in quanto il risultato è frutto “della determinazione del nostro personale militare e della forza lavoro industriale che hanno fornito questa capacità militare di prim’ordine, [. . .] detenuta solamente da un manipolo di nazioni”.

Il Ministro della Difesa Quin ha tutte le ragioni per ritenersi soddisfatto. La HMS Queen Elizabeth è la più grande e potente nave mai costruita per la Royal Navy. La portaerei misura 280 metri di lunghezza, pesa 65,000 tonnellate e può superare i 25 nodi di velocità massima. Il suo ponte di volo ha una superficie di quattro acri. Si tratta della terza portaerei più grande del mondo, la prima al di fuori degli Stati Uniti. Come recita lo stesso sito della Royal Navy, il ruolo dell’enorme portaerei sarà provvedere una cospicua presenza nel teatro globale, sia come strumento di riassicurazione per gli alleati sia come strumento di deterrenza per i nemici. In poche parole, la HMS Queen Elizabeth è il nuovo simbolo dell’influenza britannica nel mondo, nonché un poderoso mezzo di power projection. Perché il Ministero della Difesa ha deciso di dispiegarla Mar Cinese Meridionale?

Già nel 2019, l’allora Ministro della Difesa Gavin Williamson dichiarò che il Regno Unito avrebbe schierato le sue forze navali nella regione per “supportare gli interessi globali della nazione”. Questa affermazione potrebbe suonare come un controsenso. La Cina ha rappresentato il sesto mercato di esportazione e il quarto mercato di importazione per Londra nel 2019. Un’“invasione” delle forze militari britanniche nel Mar Cinese Meridionale potrebbe causare significative frizioni con Pechino, che potrebbero ripercuotersi sugli scambi commerciali. Il governo di Sua Maestà dovrà, quindi, capire se il gioco vale la candela. In ogni caso, esso pare deciso a perseguire quella visione di Global Britain che è emersa nel momento in cui si è cominciato a discutere di Brexit qualche anno fa. Il concetto di Global Britain esprime la volontà di (ri)portare la corona inglese allo status di grande potenza, salvaguardando gli interessi nazionali e transnazionali e sorvegliando sul rispetto delle norme internazionali.

Tale visione di un Regno Unito che diffonde la sua influenza nel mondo attraverso il suo prestigio politico, economico, e anche militare, sembra avere diverse analogie con il Regno Unito dell’Ottocento. Il XIX secolo ha rappresentato per la corona inglese l’epoca di massimo splendore, raggiungendo nel 1815 un “significativo grado di preminenza globale”. Tra il 1760 ed il 1830 il Regno Unito fu coinvolto nei due-terzi della crescita di prodotti industriali in Europa. Tra il 1760 e il 1860 la sua quota di produzione mondiale manufatturiera crebbe dal 1.9% al 19.9%. Nel 1860 il Regno Unito rappresentava un quinto del commercio mondiale, e un terzo delle marine mercantili battevano bandiera inglese.

Londra era, dunque, il “centro commerciale dell’universo”. La Rivoluzione Industriale e una politica economica del laissez-faire non solo contribuirono a rendere gli inglesi una grande potenza economica, commerciale e finanziaria, ma anche navale.[ii] Brian B. Crisher e Mark Souva hanno svolto uno studio quantitativo sulla ripartizione del potere navale tra il 1865 ed il 2011. I risultati dimostrano lo strapotere britannico sui mari. Nel 1870 la corona inglese era la prima potenza navale mondiale, rappresentando il 30% del potere marittimo con un significativo distacco dalla Francia (poco più del 20%). Anche per quanto riguarda il tonnellaggio, ossia le tonnellate totali che pesa l’insieme delle navi e sommergibili operativi, gli inglesi erano nettamente superiori.[iii]

Occorre sottolineare che, in realtà, la Royal Navy odierna sembra non aspirare a un ruolo di egemonia sui mari e gli oceani. Secondo Global Firepower, il Regno Unito è l’ottava potenza militare del mondo, ma solamente la ventisettesima se si considera la sola forza navale. Inoltre, secondo i dati dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), la spesa militare (% del GDP) inglese è diminuita nel decennio 2010-2019, dal 2.4% all’1.7%. L’obiettivo di Downing Street è più profondo rispetto a una politica di riarmo. Un maggiore impegno nella regione dell’Asia Pacifica, richiesto dalla visione Global Britain, deriva dal fatto che per tornare ad assumere un ruolo di primo piano nel sistema internazionale, Londra deve incrementare il suo prestigio economico e aprirsi al mondo. È qui che entra in gioco la Royal Navy e la HMS Queen Elizabeth. La regione asiatica è da diversi anni un cruciale polo economico mondiale. I mari che la circondano formano delle vie di comunicazione fondamentali per il commercio internazionale. Come afferma il China Power Project del Center for International and Strategic Studies (CSIS), “il 60 percento del commercio marittimo passa attraverso l’Asia, con il Mar Cinese Meridionale che trasporta un terzo delle spedizioni marittime globali stimate”.

Nel 2016, il valore degli scambi commerciali che è transitato nel Mar Cinese Meridionale ha raggiunto i $3.37 trilioni. Questi numeri testimoniano l’importanza che ricopre tale mare come linea di comunicazione commerciale di assoluta rilevanza. Perciò, l’invio della nuova portaerei nel Mar Cinese Meridionale ha lo scopo di garantire la libertà di navigazione ed il rispetto delle norme internazionali stabilite dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Infatti, come già menzionato, la Cina ha assunto un comportamento sempre più aggressivo nei confronti dei suoi antagonisti nella regione. Nel corso degli anni i cinesi hanno cercato di imporre il proprio dominio sul Mar Cinese Meridionale attraverso varie azioni più o meno bellicose: invasione delle zone economiche esclusive di altri stati come Vietnam e Malesia, edificazione di piccole basi militari e piste di atterraggio su vari isolotti, costruzione di isole artificiali, e altro. 

Il Regno Unito, dunque, vorrebbe frenare le aspirazioni di controllo marittimo (e regionale) della RPC, inserendosi nel contesto politico-economico dell’Asia Pacifica come una media potenza che ambisce ad accrescere il proprio peso nel sistema internazionale. La HMS Queen Elizabeth e il suo CSG raggiungeranno presumibilmente le marine di Stati Uniti e Giappone per un’esercitazione congiunta che servirà anche a mostrare i muscoli verso Pechino. In conclusione, il ruolo che assumerà la flotta inglese nell’Asia Pacifica si può riassumere con le parole del Vice Ammiraglio della Royal Navy Jerry Kyd: “messaggistica strategica, proiezione di potenza, diplomazia navale e promozione commerciale.” Sarà curioso osservare come reagirà il governo cinese a questa nuova dimostrazione di forza occidentale


[i] Il Carrier Strike Group (CSG) è un gruppo navale permanente solitamente composto da una portaerei, squadroni aerei imbarcati, combattenti di superficie e sottomarini assegnati in supporto diretto operanti in supporto reciproco con il compito di distruggere sottomarini ostili e forze aeree e di superficie all’interno dell’area operativa assegnata al Gruppo, e di colpire obiettivi lungo linee costiere ostili o proiettare il proprio potere nell’entroterra. Vedi Military Dictionary. Carrier Strike Group Definition. Retrieved January 10, 2021, from https://www.militarydictionary.org/term/carrier-strike-group

[ii] Kennedy, P. (1987). Industrialization and the Shifting Global Balances, 1815-1885. In P. Kennedy (Author), The Rise and Fall of Great Powers: Economic Change and Military Conflict from 1500 to 2000 (pp. 3-535). New York, NY: Random House.

[iii] Il grafico e la tabella sono rielaborazioni dell’autore. La fonte dei dati è Crisher, B. B., Souva, M. “Power at sea: a naval power dataset, 1865–2011.” International Interactions 40.4 (2014): 602-629.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from ASIA E OCEANIA

HOLLYWOOD, CINA E CENSURA

L’industria cinematografica cinese allunga la sua distanza da Hollywood; complice una censura talvolta spietata, dai risvolti