BLINKEN DÀ RAGIONE A TRUMP SU CINA E AMBASCIATA A GERUSALEMME

Dopo una transizione complicata, l’amministrazione Biden si è ufficialmente insediata. Nelle ore precedenti alla cerimonia d’insediamento, il prossimo Segretario di Stato, Antony Blinken ha effettuato l’audizione di rito per la conferma davanti il Senato. Egli non ha detto sostanzialmente nulla di nuovo rispetto ai propositi annunciati dal ticket Biden-Kamala Harris in campagna elettorale; tuttavia stupisce l’elogio della fermezza di Trump nei confronti della Cina e la conferma dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme.

“Dobbiamo affrontare la Cina da una posizione di forza”, ha affermato Blinken, che successivamente ha posto enfasi sulla necessità di “rinvigorire le alleanze e il ruolo statunitense nelle istituzioni multilaterali”: strategia diplomatica, quest’ultima, nettamente in contrasto rispetto a quella della passata amministrazione. Blinken ha inoltre condiviso le recenti parole del suo predecessore Mike Pompeo verso la Cina, accusata di aver perpetrato un genocidio ai danni della minoranza Uighura. Probabilmente tale tema verrà utilizzato in futuro come leva per indebolire l’immagine della Cina a livello internazionale. 

Sull’annoso conflitto israelo-palestinese, invece, ha sorpreso la conferma dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme, decisione che aveva sollevato le critiche del mondo arabo e dei Governi vicini alla causa palestinese. L’approccio della prossima amministrazione alla questione israelo-palestinese sarà – a quanto si capisce dall’audizione di Blinken – un mix tra idealismo e realismo.

Se, come da tradizione Democratica, l’opzione prediletta sarebbe la “soluzione dei due Stati”, essa non è realisticamente percorribile in tempi brevi, poiché richiederebbe programmazione, tempo, sponde e sforzi diplomatici. È stato rinnovato il tradizionale impegno statunitense per la sicurezza di Israele, ammonendo però sia il Governo israeliano che l’Autorità palestinese di “evitare azioni unilaterali che renderebbero le relazioni ancora più complicate”. 

Nessuna novità, infine, sui futuri rapporti con Iran e Russia: mentre la riesumazione dell’accordo sul nucleare del 2015 viene considerata un “punto di partenza per pervenire ad un accordo più forte e durevole”, la Russia è classificata, insieme alla Cina, come prima preoccupazione e priorità di politica estera della prossima amministrazione. 

Emanuele Gibilaro

Classe 95, analista di politica estera USA, membro del direttivo IARI e brand ambassador. Studente magistrale in Relazioni Internazionali (indirizzo Diplomazia e Organizzazioni internazionali) presso l’Università degli Studi di Milano. Ho conseguito la laurea triennale in “Storia, politica e Relazioni internazionali” a Catania- città di cui sono originario- con una tesi sul rapporto tra giornalismo e comunicazione politica durante alcuni eventi salienti della storia contemporanea di Italia e Stati Uniti.
Per IARI mi occupo di politica estera e interscambio diplomatico degli Stati Uniti con i principali attori internazionali. Ma anche di questioni energetiche e sicurezza nazionale. Approfondisco tali tematiche da diversi anni, in un’ottica che contempera dimensione giuridica, storica, diplomatica, militare ed economica.
Ho sposato il progetto IARI fin dal primo giorno della sua fondazione, perché ho visto un gruppo affiatato, competente e motivato a creare una realtà che diventasse un punto di riferimento per il mondo accademico italiano, ma anche per chi desidera avere un quadro sulla politica e i fenomeni internazionali. Abbiamo scelto il formato di think tank specializzato in quanto fenomeni complessi come quelli internazionali meritano un’elaborazione analitica, precisa e pluridimensionale, che non semplifichi le questioni con ideologie e luoghi comuni (così come spesso accade nelle testate giornalistiche del nostro Paese). Pertanto, l’analista deve mettere le sue competenze a disposizione del lettore, individuando possibili scenari e fornendo a chi legge tutti gli elementi necessari alla formazione di un’opinione.

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