IL GASDOTTO TAP, L’ULTIMO TASSELLO DEL CORRIDOIO MERIDIONALE DEL GAS

Il 31 dicembre 2020 il Trans Adriatic Pipeline ha trasportato per la prima volta in Italia il gas azero proveniente dai giacimenti del Mar Caspio. La realizzazione della nuova infrastruttura per il trasporto del gas, quale tratto conclusivo del più esteso Corridoio Meridionale del Gas, costituisce per l’UE un importante traguardo nell’ambito della diversificazione delle fonti energetiche e, allo stesso tempo, rappresenta per l’Italia un’opportunità per lavorare alla costruzione di un hub mediterraneo del gas. 

A quattro anni e mezzo dall’inizio dei lavori di costruzione, nel dicembre 2020 il Trans Adriatic Pipeline (TAP) ha permesso per la prima volta di trasportare in Italia il gas proveniente dall’Azerbaijan. Si tratta di un evento di grande importanza, in quanto la realizzazione di una nuova infrastruttura per il trasporto del gas azero in Europa non consente solo all’Unione europea di diversificare gli approvvigionamenti energetici ma, allo stesso tempo, concede anche all’Italia la possibilità di ricoprire un ruolo primario nella geopolitica dell’energia e, in particolare, nella costruzione di un hub mediterraneo del gas

Partendo da Kipoi, alla frontiera greco-turca, dove si collega con il Trans Anatolian Pipeline (TANAP), il gasdotto si estende per una lunghezza di circa 878 chilometri, attraversando Grecia ed Albania per poi attraversare il Mar Adriatico ed approdare in Italia, sul litorale salentino, in provincia di Lecce. L’infrastruttura, dal costo complessivo di 4 miliardi di euro, si snoda principalmente in territorio ellenico (550 Km) e prevede quattro stazioni di compressione per la regolazione del flusso di gas da erogare. Al momento sono operative due delle quattro stazioni previste e la capacità del gasdotto è di 10 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno. Quando saranno operative anche le altre due centrali di compressione, tuttavia, TAP potrà trasportare in Europa fino a 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno. 

Riconosciuto dall’Unione europea come Progetto di Interesse Comune (PCI), in quanto progetto in grado di contribuire allo sviluppo del mercato energetico europeo e di favorire la diversificazione degli approvvigionamenti energetici, TAP costituisce il tratto finale del Corridoio Meridionale del Gas, andando a completare un progetto molto più imponente. Il Corridoio Meridionale del Gas, infatti, costituito dai gasdotti South Caucasus Pipeline (SCP), TANAP e TAP, per una lunghezza complessiva di circa 3.500 chilometri, ha lo scopo principale di trasportare in Europa il gas proveniente dal Mar Caspio, in particolare dal bacino di Shah Deniz, il più grande giacimento di gas naturale dell’Azerbaijan, garantendo al Vecchio Continente una maggiore sicurezza delle forniture energetiche, oltre che una maggiore indipendenza dai tradizionali fornitori di gas dell’Europa, prima fra tutti la Russia. Il progetto, dal costo di circa 45 miliardi di dollari, coinvolge numerosi Paesi. Le infrastrutture per il trasporto del gas, infatti, attraversano Azerbaijan, Georgia, Turchia, Grecia, Albania e Italia e il progetto, dunque, non poteva dirsi pienamente concluso senza il completamento della Trans Adriatic Pipeline. 

Il progetto TAP nacque nel 2003 ad opera della società svizzera EGL, oggi Axpo, impegnata nella commercializzazione di prodotti energetici. Quello stesso anno venne avviato lo studio di fattibilità tecnica, economica ed ambientale del gasdotto, che si concluse con esito positivo nel 2006. Nel 2007 è stata completata l’ingegneria di base del progetto e Italia e Azerbaijan hanno sottoscritto un Protocollo di cooperazione su possibili forniture di gas naturale. Nel 2008 è stata costituita la joint venture TAP AG, responsabile della gestione del progetto e della realizzazione del gasdotto.

Nel settembre 2012, a margine dei lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, i governi di Italia, Grecia e Albania hanno firmato un memorandum di intesa per la realizzazione del gasdotto TAP, seguito nel febbraio 2013 dalla sottoscrizione dall’accordo intergovernativo trilaterale con cui le parti hanno confermato il sostegno politico al progetto. Pochi mesi dopo, l’UE ha inserito per la prima volta il Gasdotto Trans-Adriatico tra i progetti di interesse comune. I lavori di costruzione del gasdotto sono iniziati nel 2016. Alla cerimonia di avvio dei lavori, svoltasi il 17 maggio 2016 a Salonicco, in Grecia, hanno partecipato numerosi rappresentanti politici dei governi coinvolti nella realizzazione del progetto. I lavori sono proseguiti fino al 2020 quando, a seguito dei test di collaudo finalizzati a verificare il funzionamento tecnico dell’infrastruttura, è stato possibile attivare le prime erogazioni di gas dalla regione del Mar Caspio all’Europa

Durante la fase di sviluppo del progetto, il comitato No-Tap, sostenuto da associazioni pugliesi ed amministratori locali, ha sollevato forti polemiche in merito alla sua sostenibilità ambientale. In particolare, le contestazioni, che nel corso degli anni hanno raggiunto anche le aule giudiziarie, riguardano la scelta di far approdare il gasdotto a San Foca, nota spiaggia di Melendugno, nel Salento, e di collocare nella zona limitrofa la centrale di depressurizzazione, che rischierebbe di alterare la natura del paesaggio, prevalentemente agricolo e ad alta attrattività turistica. Da qui, la proposta – non accolta – di spostare nel Brindisino il punto di approdo del gasdotto, dal momento che è in prossimità di quella zona, precisamente a Mesagne, che avviene il collegamento con la rete nazionale per il successivo trasporto del gas nel resto d’Italia e in Europa.

Tra le maggiori critiche mosse al progetto da parte dei comitati di opposizione al TAP, inoltre, vi è anche la mancata applicazione della Direttiva Seveso sulla prevenzione dai rischi industriali, a seguito di una perizia che, appunto, ne escludeva l’applicabilità al gasdotto. Tuttavia, nonostante le forti contestazioni, riguardanti anche l’utilità del progetto, a fronte di un riscontro positivo sulla documentazione di Valutazione di impatto ambientale presentata da TAP AG, i lavori di realizzazione del gasdotto sono andati avanti.  

Seppure con un leggero ritardo sulla tabella di marcia, secondo cui il gasdotto TAP sarebbe dovuto entrare in funzione già nel 2019, il 31 dicembre 2020 il gas azero è arrivato in Italia. Marija Savova, direttore commerciale TAP, ha definito l’inizio delle forniture di gas “una pietra miliare per il mercato energetico europeo”. Luca Schieppati, Managing Director TAP, ha dichiarato: “Questa è una giornata storica per il nostro progetto, per i Paesi che ci ospitano e per l’intero settore energetico europeo. TAP è ora parte integrante della rete di distribuzione del gas del continente e contribuisce significativamente alla transizione energetica in atto. Offriamo un servizio di trasporto diretto, sicuro e a costi competitivi lungo la nuova rotta del Corridoio Meridionale del Gas, che attraverso i Paesi del sud est europeo raggiunge tutto il continente”. 

Il nuovo canale per il trasporto del gas, in effetti, oltre a garantire all’Europa alleanze strategiche con nuovi partner energetici e una maggiore sicurezza degli approvvigionamenti energetici dovuta, appunto, alla maggiore diversificazione delle fonti, contribuisce anche all’obiettivo di decarbonizzazione promosso dal Green Deal europeo. Il gas naturale, infatti, costituisce il combustibile fossile più pulito tra le alternative disponibili, che maggiormente si avvicina alle esigenze dell’UE, intenzionata a ridurre le emissioni di gas serra e a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

In un contesto del genere, l’Italia potrebbe trovarsi in una posizione privilegiata in quanto, essendo il Paese di approdo del gasdotto TAP, essa rappresenta il polo di smistamento e di distribuzione del gas verso il resto dell’Europa. Se saprà essere all’altezza di questa nuova opportunità, fronteggiando anche le sfide ad essa connesse, l’Italia, che, oltre ad essere il corridoio d’accesso in Europa del gas del Caucaso, è anche un ponte naturale tra Africa ed Europa, potrebbe lavorare alla costruzione di un hub mediterraneo del gas e, al contempo, trainare la transizione energetica europea, ritagliandosi un ruolo strategico nella geopolitica dell’energia. 

Vanessa Ioannou

Sono Vanessa Ioannou, classe 1990, analista IARI per l’Europa. Dopo la laurea magistrale in Studi internazionali, conseguita presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi in Relazioni esterne dell'UE, ho lavorato presso una redazione giornalistica, occupandomi di Politica e Esteri, e in seguito ho intrapreso il mio percorso professionale da consulente.
Per lo IARI mi occupo di Europa ed in particolare di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. Sono profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, che non sono mai isolati, ma sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI significa contribuire all’analisi di temi nazionali ed internazionali in un ambiente professionale, giovane e stimolante e mi dà la possibilità di coniugare i miei più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

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