GIURISDIZIONE E AMMISSIBILITÀ NEI PROCEDIMENTI INTERNAZIONALI

Giurisdizione e ammissibilità costituiscono questioni preliminari fondamentali per il giudizio internazionale, in quanto aprono al merito del contenzioso. Tuttavia, la distinzione tra i due concetti è un problema che emerge regolarmente nella prassi e persiste nonostante i tentativi dottrinali di risolverlo.

Giurisdizione e ammissibilità sono due concetti giuridici che, nonostante vengano frequentemente invocati e applicati dai tribunali internazionali, si prestano ad una certa confusione terminologica. Nel contenzioso internazionale, le istanze di giurisdizione e/o ammissibilità (o irricevibilità) costituiscono obiezioni preliminari. Vale a dire che il ricorrente, attraverso queste, tenta di convincere il tribunale a respingere il caso, prima ancora che il merito venga affrontato[1].

In sintesi, se la giurisdizione può essere definita come il potere del tribunale di decidere il caso e si basa, generalmente, sul consenso delle parti alla controversia, l’ammissibilità è stata variamente descritta come relativa alla questione di opportunità o idoneità della domanda al giudizio di merito.

Differenze tra giurisdizione e ammissibilità

Che il test di ammissibilità segua una constatazione di giurisdizione pare potersi affermare con certezza, ma la sequenza in cui i due istituti vengono trattati è meramente logica e non dice granché sul loro contenuto. 

Se è vero che la giurisdizione riguarda il foro, la ricevibilità concerne la domanda; in quest’ottica, le decisioni dei tribunali sulla giurisdizione e sulla ricevibilità rispondono a diverse domande. Vale a dire, se:

a) le parti hanno conferito al tribunale il potere di decidere su una specifica domanda, oppure 

b) c’è qualcosa che inficia la domanda e che impedisce al tribunale di esercitare il potere di decidere il caso.

Ciò che accomuna i concetti di giurisdizione e ammissibilità è che la loro carenza determina il rigetto della domanda a prescindere dall’esame del merito. Allo stesso tempo, esiste una netta differenza tra i due concetti in quanto:

  • la giurisdizione deve essere valutata necessariamente in via preliminare, al momento della domanda; per converso i motivi che portano all’irricevibilità della domanda possono sorgere durante il procedimento; 
  • i motivi di irricevibilità possono essere revocati dalle parti ed essere soggetti a diverse regole di invocabilità, nel senso che il tribunale potrebbe non avere alcun obbligo di sollevare la relativa eccezione oppure le parti potrebbero perdere il diritto di invocarla dopo una certa fase del procedimento; 
  • se la giurisdizione di un tribunale definisce il giudicato, l’inammissibilità di una domanda non diventa res judicata e talvolta può essere superata come, ad esempio, quando la domanda venga proposta nuovamente dopo che i rimedi interni siano stati esauriti o il periodo di attesa sia scaduto;
  • una differenza cruciale riguarda poi la possibilità di revisione delle decisioni. Infatti, mentre le conclusioni sulla giurisdizione potrebbero essere soggette al riesame di un organo di controllo autorizzato ad accertare che il tribunale non abbia ecceduto i suoi poteri, le conclusioni sulla ricevibilità di un reclamo sono definitive[2];
  • infine, la caratterizzazione di una questione come pertinente alla giurisdizione piuttosto che alla ricevibilità può influire sulla sequenza logica dell’analisi svolta dal tribunale, nonché sulla distribuzione dell’onere probatorio tra le parti. 

Gli arbitri nel caso Hochtief Aktiengesellschaft v. Argentine Republic stabilivano che la giurisdizione, al contrario della ammissibilità riguarda il tribunale e non la  domanda. Mentre la giurisdizione riguarda quindi il potere di giudicare in capo al tribunale in base al consenso delle parti a sottoporre la controversia a giudizio, l’ammissibilità (o ricevibilità) riguarda la domanda e presuppone che il tribunale abbia giurisdizione sul caso (Micula v. RomaniaErhas Dis Ticaret Ltd. Sti v. Turkmenistan e Bureau Veritas v. Paraguay).

Giurisdizione o ammissibilità?

Come semplice test per accertare se una particolare obiezione si riferisca alla giurisdizione o alla ricevibilità, ci si può chiedere se la parte che si oppone stia prendendo di mira il tribunale (nel qual caso l’obiezione deve essere qualificata come giurisdizionale) o il reclamo (nel qual caso è da qualificarsi come inammissibilità). Inoltre, si dovrebbe considerare la logica che sostiene l’obiezione. Se la ragione per farlo è che il reclamo non possa essere presentato innanzi al giudice adito la questione è giurisdizionale. Al contrario, se la ragione investe l’opportunità che il tribunale si pronunci sulla domanda (anche riconvenzionale) nel merito, allora la questione dovrebbe essere correttamente definita come relativa alla ricevibilità. 

Un’utile formulazione della distinzione tra giurisdizione e ammissibilità si trova nel parere consultivo Accordance with international law of the unilateral declaration of independence in respect of Kosovo reso dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG), ove veniva rilevato che la giurisdizione rispetto ad un certo caso ad essa sottoposto, non significava che esistesse un obbligo in capo alla Corte di rendere la pronuncia. La CIG si esprimeva evidenziando come essa abbia un potere discrezionale nel rendere una advisory opinion anche laddove sussistano le condizioni di giurisdizione. Del pari, nel caso del Camerun settentrionale, la CIG rifiutava di occuparsi del ricorso ad essa sottoposto, per ragioni di inammissibilità, poiché esso aveva ad oggetto mere questioni legali, prive cioè di implicazioni pratiche. 

Un tentativo di offrire una distinzione tra giurisdizione e ammissibilità può essere riscontrato nel recente arbitrato sugli investimenti Abaclat v. Argentina, ove il collegio arbitrale, a maggioranza, ha affermato che mentre la carenza di giurisdizione stricto sensu significa che il reclamo non può essere in alcun modo proposto dinanzi all’organismo adito, una mancanza di ricevibilità significa che la domanda non è né idonea né matura per il procedimento. 

Una parte della dottrina ritiene che la questione della giurisdizione riguardi il potere di giudicare, ovvero se un tribunale internazionale sia autorizzato o meno a giudicare un caso. La giurisdizione comporterebbe quindi non solo un potere giudiziale di rendere una decisione ma anche un obbligo in tal senso e non già una mera discrezionalità. Per converso, l’ammissibilità riguarderebbe l’eventuale rifiuto da parte del tribunale di esercitare il proprio potere giurisdizionale. L’ammissibilità, quindi, denoterebbe un diritto e non già un dovere di giudicare. 

Mentre giurisdizione e ammissibilità hanno effetti giuridici diversi, in particolare per quanto concerne il giudicato, l’effetto immediato, a fini pratici, è il medesimo nel senso che se
l’eccezione viene sollevata con successo dallo Stato convenuto, si verifica un effetto preclusivo del giudizio. 

Fonti:

FONTANELLI F., TANZI A., Jurisdiction and Admissibility in Investment Arbitration. A View from the Bridge at the Practice, in The Law and Practice of International Courts and Tribunals, Bill Nijhoff, 2017, pp. 3–20.


PAULSSON J., Jurisdiction and Admissibility, in G. Aksen, K.-H. Böckstiegel, P.M. Patocchi e A.M. Whitesell (ed.), Global Reflections on International Law, Commerce and Dispute Resolution, Liber Amicorum in honour of Robert Briner, ICC Publishing, 2005, p. 601.


[1] FONTANELLI F., TANZI A., Jurisdiction and Admissibility in Investment Arbitration. A View from the Bridge at the Practice, in The Law and Practice of International Courts and Tribunals, Bill Nijhoff, 2017, pp. 3–20.


[2] PAULSSON J., Jurisdiction and Admissibility, in G. Aksen, K.-H. Böckstiegel, P.M. Patocchi e A.M. Whitesell (ed.), Global Reflections on International Law, Commerce and Dispute Resolution, Liber Amicorum in honour of Robert Briner, ICC Publishing, 2005, p. 601. 

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