NON SOLO BACINI MINERARI E ROTTE MARITTIME: L’ARTICO COME NUOVA FRONTIERA TURISTICA

Le prospettive per un artico più popolato non si limitano alla possibilità di estrazione mineraria e alla maggiore percorribilità delle rotte marittime. La Russia, e non solo, punta sull’Artico come nuova meta turistica.

La narrazione dell’artico come uno scenario geopolitico rilevante e che assumerà nei prossimi anni sempre maggior rilevanza è la declinazione preferita di chi tratta l’artico. Le grandi manovre politiche per migliorare lo status diplomatico, gli interessi delle multinazionali internazionali per lo sfruttamento di risorse minerarie e delle compagnie di shipping di accrescere i volumi delle spedizioni lungo le rotte artiche sono i principali regolatori di questa narrazione.

Ma quali sono gli aspetti sussidiari di questo tanto raccontato sviluppo? Probabilmente non è neanche del tutto esatto considerarlo “sussidiario” come aspetto, ma il turismo rappresenta un tassello della strategia artica di molti Paesi. Un aspetto che può sembrare marginale se rapportato al potenziale di ricchezza ed influenza strategica generato dall’estrazione di gas, di idrocarburi o di terre rare, ma se proiettato nel futuro può di certo contribuire a differenziare il valore economico generato da una zona fino a pochi decenni fa considerata troppo ostica.

Che l’artico rappresenti per Putin e la strategia russa un punto di snodo fondamentale è cosa ben nota. La visione per un artico più accessibile anche dal punto di vista turistico trova spazio anche nel documento ufficiale strategico rilasciato da Mosca. Un tassello assolutamente da non tralasciare, perché un artico adatto a ricevere non più solo un turismo di nicchia e accessibile a pochi significa un potenziamento delle flotte delle navi da crociera, modernizzazione delle città costiere e delle relative infrastrutture.

Aleksey Chekunkov, Ministro russo per il Far East e l’artico, nel meeting di fine anno della Russian Arctic Commission, ha evidenziato come 850 milioni di euro verranno destinati nei prossimi dieci anni al miglioramento delle regioni russe artiche. Nell’oblast di Murmansk (la regione del nordovest russo che confina con la Finlandia) saranno destinati i principali investimenti dato che la regione ospita il porto artico russo più importante e conta una popolazione che si aggira sulle 152 mila unità. Al fine di sviluppare l’impronta turistica della regione anche la terra di Francesco Giuseppe, situata nell’estremo nord non molto lontano dall’arcipelago delle Isole Svalbard, vedrà degli investimenti infrastrutturali notevoli.    

The expedition cruises, including the Arctic, will become a trend. And we have already seen that this segment shows faster growth than the rest of the cruise market, the tickets are commonly sold out six months ahead of the cruise departures” afferma Alexey Rakhmanov, Presidente della United Shipbuilding Corporation, la più grande compagnia di costruzione navale di Stato. 

Per ora rimane un turismo accessibile a pochi e gli effetti della pandemia anche qui provocheranno rallentamenti. Ma la Russia promette investimenti e il turismo in una regione sempre più accessibile è destinato comunque a crescere. Sarebbe un errore non considerare il potenziale dello sviluppo del turismo artico anche in ottica geopolitica. Rappresenta comunque un segmento di una strategia che punta a rendere l’artico, oltre che una regione su cui concentrare investimenti e sviluppo, una componente identitaria sempre più profonda del dna russo.   

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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