GAZPROM PERDE IL MONOPOLIO DEL GAS NEI BALCANI

Con l’avanzare del mercato europeo sudorientale di diversificazione dell’approvvigionamento del gas, il gigante russo Gazprom inizia a perdere il suo monopolio nella regione dei Balcani. 

Lo scorso 31 dicembre 2020, da quando il gasdotto trans-adriatico (TAP) è diventato operativo, la Bulgaria e la Grecia hanno iniziato a ricevere le primissime forniture di gas azero attraverso la rete Desfa, a Nea Mesimvria.  Per la prima volta, il gas azero raggiunge il mercato europeo attraverso il corridoio meridionale del gas, diversificando le rotte di esportazione dell’Azerbaijan e quelle di importazione dell’Unione Europea. La notizia è stata annunciata dal primo ministro bulgaro Bojko Borissov il 1 gennaio 2021, il quale ha affermato che la Bulgaria riuscirà finalmente a raggiungere la diversificazione delle rotte di approvvigionamento di gas naturale. L’accordo azero-bulgaro ha come obiettivo quello di fornire alla Bulgaria 1 miliardo di metri cubi di gas all’anno, per un periodo di 25 anni. Quando verrà portato a termine il progetto di costruzione del punto di interconnessione Grecia-Bulgaria (IGB), il punto di fornitura avverrà a Komotini. 

Il progetto IGB è estremamente importante dal punto di vista della sicurezza energetica  e di diversificazione delle forniture di gas non solo per la Bulgaria e la Grecia ma per tutta l’Europa sudorientale. IGB rientra tra i PCI (Projects of Common Interest) ed è incluso tra i progetti principali nell’iniziativa CESEC (Central and South-Eastern European gas Connectivity). Per il governo ellenico e bulgaro è considerato un “progetto di importanza nazionale” e svolge un ruolo strategico fondamentale nel mercato di integrazione del gas, che comprende progetti di interconnessione tra Bulgaria – Grecia, Bulgaria – Romania, e Romania – Ungheria.

Il nuovo anno ha visto festeggiare anche la Serbia, che celebra l’apertura di un nuovo percorso di approvvigionamento del gas, il gasdotto Balkan Stream. La notizia è stata annunciata il 1 gennaio 2021 dal presidente serbo Aleksander Vucic, il quale ha affermato che il gasdotto fornirà stabilità e nuove opportunità per lo sviluppo delle infrastrutture del paese. Si tratta di un progetto che vede l’estensione di TurkStream ai Balcani, con l’obiettivo di trasportare gas russo in Europa attraverso la Bulgaria, la Serbia e l’Ungheria. 

Lo stesso giorno, è diventato operativo anche il terminale galleggiante di GNL (gas naturale liquefatto) dell’isola di Krk in Croazia, ricevendo le prime forniture di GNL statunitense. Il terminal è di importanza strategica e geopolitica per la Croazia e l’Unione Europea e ha la capacità di rafforzare il mercato energetico europeo e di aumentare la sicurezza energetica nell’Unione. La Croazia inizia così a diversificare le rotte di importazione di gas e a prendere in considerazione nuove vie di esportazione verso l’Ungheria e altri paesi UE come l’Italia e la Slovenia e paesi non-UE come l’Ucraina, la Serbia e il Montenegro. 

Conseguenze per Gazprom

Secondo Gazprom, i maggiori destinatari di gas russo nei Balcani nel 2019 sono stati Croazia (2,82 miliardi di metri cubi), Grecia (2,41 miliardi di metri cubi) e Bulgaria (2,39 miliardi di metri cubi), seguiti dalla Serbia (2,13 miliardi di metri cubi) e dalla Macedonia del Nord (0,30 miliardi i metri cubi).  Gazprom sta perdendo quote di mercato anche in Turchia, in quanto Ankara non è più il secondo acquirente di gas russo al mondo. Nel primo trimestre del 2019, le esportazioni di Gazprom sono diminuite del 37% per i primi tre trimestri del 2019, registrando un calo del 45% annuo per quanto riguarda i profitti. 

Per il gigante energetico russo cresce la concorrenza e vengono messi sotto pressione i prezzi in Croazia, così come potrebbe accadere in Ungheria e in Ucraina, che diventano potenziali acquirenti di gas croato. Il nuovo terminale GNL di Krk ha una capacità di 2,6 miliardi di metri cubi all’anno e offre nuove opportunità di mercato a questi due paesi. Il mercato ungherese è molto importante per Gazprom, il quale ha venduto 11,26 miliardi di metri cubi di gas solo nel 2019. Il terminale di Krk ha, dunque, la capacità di diventare un concorrente importante a lungo termine. 

Il corridoio meridionale del gas pone fine al monopolio Gazprom non solo in Croazia e Bulgaria ma preannuncia una maggior concorrenza anche in Grecia e in Italia. Le perdite potrebbero essere ancora più significative nei Balcani, in quanto le forniture di gas russo potrebbero ridursi del 40% o addirittura del 50% a partire dal 2021.

Le nuove infrastrutture energetiche offrono ai Balcani maggiore flessibilità di transito in merito ai volumi di gas e continueranno a svolgere un ruolo importante nei Balcani nel periodo postumo alla crisi del coronavirus. I nuovi gasdotti tra la Bulgaria e la Serbia, la Croazia e la Bosnia Erzegovina, la Grecia e la Macedonia del Nord, nonché la Romania e la Moldavia, metteranno a dura prova Gazprom e consentiranno al GNL rigassificato dei terminali in Croazia e Grecia di raggiungere i Balcani occidentali.

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