LA REPUBBLICA CENTRAFRICANA: UN PAESE CRONICAMENTE INSTABILE

Il presidente della Repubblica Centrafricana (RCA), Faustin-Archange Touadéra, è stato riconfermato al potere per altri cinque anni; ma la sua vittoria è stata contestata e negli ultimi giorni il destino del Paese sembra segnato dalle continue violenze messe in atto da gruppi armati che hanno formato un’alleanza lo scorso mese e hanno lanciato un’offensiva nel tentativo di sovvertire il risultato del voto.

Dalle elezioni del 27 dicembre in poi, i combattimenti sono continuati nelle città a livello nazionale, con i ribelli che hanno minacciato di marciare verso la capitale Bangui; finora sono stati tenuti lontani dalle forze di pace delle Nazioni Unite, dalle forze armate della RCA e da centinaia di rinforzi russi e ruandesi. Ad intensificare ulteriormente la crisi politica del Paese è il fatto che l’opposizione politica ha dichiarato che la vittoria di Touadéra manca di legittimità e ha chiesto una nuova corsa elettorale, in un contesto in cui i militanti hanno lanciato una violenta e dirompente campagna di intimidazione bruciando e saccheggiando i seggi elettorali e impedendo il voto in oltre il 40% delle circoscrizioni elettorali.

Ma perché ciò sta accadendo?

Per comprendere le critiche dinamiche della RCA, innanzitutto, è importante sottolineare che la formazione dell’alleanza ribelle, la Coalizione dei Patrioti per il Cambiamento (CPC), ha origini nella guerra civile scoppiata nel 2013: quell’anno, gruppi ribelli musulmani provenienti dal nord si sono uniti nella cosiddetta coalizione Seleka e hanno spodestato l’allora presidente François Bozizé. Il regime brutale di Seleka ha portato alla creazione di un altro gruppo di militanti noto come Anti-balaka, composto principalmente da comunità cristiane che hanno combattuto contro i ribelli musulmani per il controllo delle risorse minerarie, principalmente diamanti e oro, e delle rotte di migrazione del bestiame, occupando circa i due terzi del Paese e spingendolo sempre più nella violenza.

Sebbene un accordo di pace firmato tra il governo della RCA e i gruppi ribelli nel 2019 abbia suscitato speranze di stabilità, il mese scorso questi gruppi armati, apparentemente nemici giurati, hanno lanciato una nuova rivolta contro il governo legittimo e la motivazione principale che ha innescato tale ribellione potrebbe risalire alla storica strumentalizzazione delle insurrezioni che caratterizza il Paese, alfine di ottenere non solo concessioni dal governo ma anche per assicurarsi posizioni ufficiali redditizie.

Una figura chiave nel complesso quadro dei tumulti degli ultimi giorni è lo stesso Bozizé: dopo essere stato allontanato dal potere, ha sostenuto la furia dell’Anti-balaka da lontano, sostegno che lo ha portato ad affrontare sanzioni emanate dall’ONU, nonostante abbia negato più volte il controllo del gruppo. Inoltre, sebbene sia stato effettuato un mandato internazionale per il suo arresto, l’ex presidente Bozizé è rientrato nella RCA alla fine del 2019 e ha annunciato la sua candidatura presidenziale lo scorso luglio.

D’altro canto, la Corte Superiore del Paese gli ha impedito a dicembre di candidarsi, sostenendo che non soddisfaceva il requisito della “buona moralità” dei candidati così com’è sancito dall’art. 24 della Costituzione. Poco dopo, alla vigilia delle elezioni, è scoppiata la nuova insurrezione: il governo della RCA e l’ONU hanno accusato Bozizé di collusione con il CPC per prendere il potere, intesa che segnerebbe una svolta straordinaria in questo dramma imprevedibile e di lunga durata, dato che Bozizé in precedenza era stato spodestato dai suoi nuovi alleati.

Dall’altro lato, Touadéra, che è stato tra l’altro primo ministro sotto la presidenza Bozizé tra il 2008 e il 2013, è salito al potere come presidente nel 2016, cercando di strappare il controllo di vaste aree della RCA ai ribelli e cercando di stabilizzare il Paese, godendo anche del sostegno di una missione di pace dell’ONU, la MINUSCA, e di armi e milizie russe. In questo quadro, la firma dell’accordo di pace del 2019 è stata considerata un passo in avanti da parte della sua amministrazione, sebbene l’accordo stesso abbia presentato talune incongruenze sul fronte della garanzia della giustizia post-conflitto.

Sotto questo profilo, infatti, il successivo decreto presidenziale ha suscitato polemiche in quanto tre dei più potenti comandanti ribelli del Paese sono stati nominati come “consiglieri militari speciali” del governo. D’altra parte, i gruppi per i diritti umani hanno condannato tale decisione poiché i signori della guerra hanno commesso molteplici atrocità e, per tale ragione, hanno ammonito di non concedere loro alcuna amnistia.

In tutto ciò, è importante mettere in luce anche il ruolo della Russia, la quale ha risposto alla richiesta di assistenza alla sicurezza da parte del governo della RCA. Oltre l’accesso alle ricchezze minerarie del Paese e l’apertura di nuovi mercati armamentari, edili ed energetici alfine di tamponare la crisi economica, l’obiettivo della Russia è quello di creare nuove partnership e riaccendere alleanze dell’era della Guerra Fredda in tutta l’Africa: ciò sembrerebbe essere giustificato dal tentativo di proiettare una grande immagine di potere e impiantarsi in aree di interesse occidentale e in particolare, sotto questo profilo, il suo coinvolgimento nella RCA risulterebbe una minaccia per la sfera d’influenza della Francia nel Paese, sua ex colonia.

Alla luce di questi elementi, è probabile che la violenza continui, ma emerge anche la speranza di evitare il crollo totale che è avvenuto nel 2013; ciò perché la sicurezza è stata rafforzata dalla missione di peacekeeping dell’ONU e dall’esercito sostenuto dai contingentamenti russi. Inoltre, la nuova alleanza tra Bozizé e il CPC non sembra avere il sostegno popolare al punto da coadiuvare il CPC stesso in un colpo di Stato.

Eppure, l’autorità del presidente in carica è certamente intaccata, non solo dalla ridotta affluenza alle urne, ma anche dall’errore di incentrare il suo primo mandato sull’accordo controverso con i signori della guerra solo per evitare ritorsioni contro di lui; d’altro canto, l’influenza stessa di Bozizé è un’ulteriore minaccia alla stabilità del Paese.

La posta in gioco è veramente alta: la popolazione civile della RCA ha affrontato decenni di crimini di guerra e violazioni dei diritti umani; migliaia di persone sono morte nella recente guerra civile che ha spinto il Paese sull’orlo del genocidio e che, dunque, non può permettersi la devastazione di un altro conflitto. Sotto questo profilo, è cruciale aiutare la RCA ad uscire da questa crisi; tale sostegno sarebbe una potente prova dell’impegno della comunità internazionale a spingere anche i Paesi più geograficamente periferici verso la stabilità: “non si può prendere il potere in modo permanente con la pistola”, afferma uno dei principi fondanti dell’Unione Africana.

A tal proposito, come parte degli sforzi per riportare lo status quo, il nuovo Tribunale Speciale di Bangui ha promesso di aprire nuovi orizzonti verso un futuro pacifico e nel rispetto della legalità e della giustizia. In questo quadro, i processi devono ancora iniziare ma, se avranno successo, questa istituzione potrebbe offrire un nuovo modello di giustizia e responsabilità politica. 

Riferimenti:

https://edition.cnn.com/2021/01/05/africa/car-election-touadera-win-intl/index.html

https://www.aljazeera.com/news/2021/1/5/central-african-republic-president-touadera-reelected

https://www.cfr.org/global-conflict-tracker/conflict/violence-central-african-republic

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