È IN CORSO L’ENNESIMA CRISI DI GOVERNO IN LIBANO E LA COLPA E’ DEL SISTEMA POLITICO

A distanza di mesi, il governo libanese non è ancora stato formato. Il problema è il consociativismo confessionale.

A metà ottobre, l’ex- primo ministro Saad Hariri ha ricevuto l’incarico di formare l’esecutivo dopo che Hassan Diab ha presentato le sue dimissioni il 10 agosto 2020, a seguito dell’esplosione del porto di Beirut.  A distanza di mesi, il governo libanese non è ancora stato formato. Questa situazione non rappresenta una novità e la radice del problema è il consociativismo confessionale. 

Il sistema politico di tipo consociativo ha dato prova, per l’ennesima volta, del suo fallimento. A lungo esaltato in quanto presenta dei modelli di condivisione del potere inclusivi, capaci di garantire la stabilità politica, si è rivelato un sistema disfunzionale che ha alimentato il clientelismo e favorito le interferenze straniere nella politica del Paese. Questo tipo di sistema politico porta a ciclici impasse, di cui la storia libanese è costellata. Si può dire, infatti, che il Libano vive una permanente crisi politica. 

Il consociativismo libanese, quindi, non ha portato alla sperata stabilità politica, ma ha dato vita a molteplici tensioni, a frequente paralisi politiche nonché all’aumento di corruzione e clientelismo, minando, in questo modo, al ruolo dello Stato e alla sua legittimità. Difatti, la democrazia consociativa libanese, che pone l’enfasi sul confessionalismo, stabilisce la comunità religiosa come base della rappresentanza politica. Questo determina la prevalenza degli interessi economici e politici particolari a scapito di quelli della collettività. Inoltre, questo tipo di sistema politico ha ostacolato la formazione di un’unica identità nazionale mentre ha accentuato le differenze tra le comunità religiose. 

Ciò che distingue l’attuale stallo politico da quelli precedenti è la drammatica situazione in cui versa il Paese dei Cedri: una crisi economica e finanziaria senza precedenti, aggravata dal Covid-19 e dall’esplosione del porto di Beirut.  Le condizioni sociali ed economiche della popolazione continuando a deteriorarsi e la classe politica è ancora incapace di fornire risposte e formulare strategie di lungo termine per favorire la ripresa.

Al contrario, il ritorno di Saad Hariri rappresenta il fallimento di una classe politica che non è in grado di ascoltare le istanze dei propri cittadini. Hariri, infatti, è l’emblema dell’establishment politico e, pertanto, simboleggia tutto ciò contro cui i manifestanti protestavano.  Tuttavia, la mobilitazione della società civile libanese, e la pressione da essa esercitata, rappresenta l’unica speranza di riformare un sistema politico che non funziona. 

Noemi Verducci

Buon sabato a tutti, sono Noemi Verducci, analista IARI per la sezione Medio Oriente. Attualmente studentessa di Relazioni ed Istituzioni dell’Asia e dell’Africa all’Università “L’Orientale” di Napoli.
Ho conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica presso l’Università del Salento, durante la quale ho svolto un anno di studio all’Università di Siviglia, nell’ambito del programma Erasmus.
Lo studio della lingua araba mi ha permesso di avvicinarmi al mondo mediorientale, dapprima dal punto di vista esclusivamente linguistico e culturale e, successivamente, anche dal punto di vista politico.
Il lavoro di tesi triennale, su Hezbollah e le sue strategie comunicative, mi ha fatto comprendere la necessità di studiare ed analizzare un’area geopolitica di cui si parla spesso in maniera impropria, attraverso una lente “orientalista” che impedisce di interpretare in maniera corretta eventi storici e politici.
Essere parte di IARI è un modo per mettermi in gioco ed approfondire dinamiche politiche che risultano centrali per comprendere ciò che accade nel mondo. IARI è uno spazio fertile in cui potersi confrontare ed arricchirsi, crescendo insieme.

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