L’ORO DI MOSCA

La Russia, negli ultimi cinque anni, ha speso più di 40 miliardi di dollari per costruire un’imponente riserva aurea; diventando così il più grande acquirente del mondo. La banca centrale russa ha affermato di aver smesso di acquistare oro nella prima metà dello scorso anno (marzo 2020) per incoraggiare le esportazioni e riuscire ad attrarre gli investitori – e quindi anche le valute straniere – in Russia, dopo che a causa della pandemia di Covid, si è registrato un drastico crollo del prezzo del petrolio.

La Banca Centrale Russa ha iniziato a vendere le sue riserve auree per la prima volta dopo 13 anni, tanto che ad aprile del 2020, l’attuale governatrice della banca, Ėl’vira Sachipzadovna Nabiullina , ha annunciato l’interruzione d’acquisto d’oro da parte del governo russo, e lo stesso governo, simultaneamente ha iniziato a rilasciare licenze per l’esportazione del metallo prezioso, sia ai minatori, che alle società di estrazione, aprendo così la porta all’esportazione di tutto l’oro estratto nel paese.

I risultati di tale scelta non sono tardati a manifestarsi, infatti, secondo i dati del secondo trimestre, all’estero, sono state vendute 87 tonnellate di metalli preziosi, quasi 9 volte di più rispetto all’anno precedente. Inoltre, nel terzo trimestre del 2020, l’afflusso di valuta estera in Russia – derivato dalle vendite di petrolio – è sceso del 51%, ovvero a $15,3 miliardi, mentre per la vendita di prodotti petroliferi sia ribasso è stato del 45%, corrispondente a $8,7 miliardi. Per quanto riguarda la vendita di gas, le entrate sono diminuite del 43% quindi di 4,6 miliardi di dollari. 

In questo contesto, la strategia di vendita dell’oro compensa il fallimento della vendita all’estero delle materie prime, verificatasi durante il corso del 2020. L’esportazione di oro ha fruttato un introito corrispondente all’incirca ad 1,5 miliardi di dollari al mese, almeno secondo le stime degli analisti della Raiffaisenbank, i quali sostengono, dati alla mano, che l’economia russa abbia guadagnato con l’oro, la stessa cifra che avrebbe guadagnato con la normale vendita di gas e petrolio.

A causa della necessità di finanziare i costi di ripresa dalla pandemia, le banche centrali del mondo nel terzo trimestre sono diventate venditori netti di oro per la prima volta dal 2010, osserva il WGC (World Gold Council) che in totale si sono vendute 12,1 tonnellate in più di quanto hanno acquistato. Il più grande venditore è stato l’Uzbekistan, che si è sbarazzato di 34,9 tonnellate contemporaneamente, ovvero il 10% delle riserve auree. Al secondo posto la Turchia, che sta attraversando una crisi valutaria acuta con deflussi di capitali, inflazione a due cifre e crollo della lira ai minimi storici. In luglio-settembre, la Banca centrale turca ha ridotto le riserve di 22,3 tonnellate (3,8%). Inoltre, il Tagikistan (9,2 tonnellate), le Filippine (7,8 tonnellate) e la Mongolia (2,4 tonnellate) si sono sbarazzati dell’oro. La Russia si è classificata al 6° posto nella lista dei venditori.

L’ultima volta che la Banca Centrale della Federazione Russa ha venduto parte delle proprie riserve è stato nel primo trimestre del 2007 (1,2 tonnellate), da allora, la politica aurea del Cremlino è stata quella di acquisire una media di 20-30 tonnellate al trimestre di oro, per poi raddoppiare la velocità nel 2014, quando l’annessione della Crimea ha innescato una raffica di sanzioni occidentali. Così, nel 2018 la Russia è divenuto il 6° stato al mondo in termini di riserve auree, superando la Cina, e nel 2020, avvicinandosi alla Francia, che ha un quantitativo di 2.436mila tonnellate di riserve – 2.298mila tonnellate sono le attuali della Federazione Russa.

Ma perchè la Russia ha iniziato la corsa all’oro?

“L’oro è una protezione al 100% dai rischi legali e politici” –  ha spiegato nell’agosto 2018 il primo vicepresidente della Banca centrale Dmitry Tulin:” I lingotti non sono soggetti allo stesso tipo di ricatto che la finanza internazionale può riservare a qualsiasi tipo di valuta”. Negli ultimi tre anni la Russia ha spostato in modo aggressivo le sue riserve estere dal dollaro statunitense all’oro ma soprattutto in altre valute, come l’euro e lo yuan cinese. “Questo è un comportamento atipico per un paese delle dimensioni della Russia e un’economia così grande” ha detto Timur Nigmatullin, gestore degli investimenti di Otkritie Broker al sito di notizie di Business FM, che ha affermato che i paesi preferirebbero in genere un mix di valute forti, piuttosto che metalli nei loro portafogli di riserva.

A questo punto, per meglio comprendere gli eventi, dobbiamo spiegare cosa sia una valuta di riserva

La valuta di riserva, si riferisce alla valuta che è detenuta in quantità significativa da governi e istituzioni come riserva per valuta estera o per estinguere obbligazioni di debito internazionali. Un paese può detenere riserve in strumenti del mercato monetario, obbligazioni o oro. Un paese la cui valuta è ampiamente utilizzata, ottiene lo status di valuta di riserva. Di conseguenza, la riserva valutaria corrisponde ai depositi di moneta straniera controllati dalle banche centrali e dalle altre autorità monetarie che giacciono nei forzieri delle autorità competenti (BCE per l’Eurozona).

Queste riserve si compongono di diverse divise valutarie, soprattutto sono composte da euro e dollari, ma in misura minore anche da yen, sterline o franchi svizzeri. Le riserve valutarie internazionali si adoperano per dare appoggio ai passivi, per esempio, alla moneta locale emessa quando questa è a rischio di svalutazione, o alle riserve depositate dalle banche private, dal governo o dalle istituzioni finanziarie. Esistono, inoltre, altri tipi di riserve, specialmente quelle formate dalle riserve di oro o di petrolio.

Specificato questo, come già scritto in precedenza, l’annessione della Crimea e le consequenziali sanzioni occidentali contro la Federazione Russa, hanno creato, tra il 2014 e il 2016, una piccola crisi interna, per questo motivo Mosca, ha iniziato ad acquistare valute di riserva ad eccezione del dollaro. Infatti, mentre il dollaro costituisce la principale valuta di riserva al mondo, rappresentando oltre il 60% di tutte le riserve di valuta estera a livello globale – secondo i dati del Fondo monetario internazionale (FMI) – l’euro è la principale valuta di riserva della Russia, con oltre $165 miliardi in conto.

In conclusione, possiamo notare che, dopo essere stata il più grande acquirente d’oro al mondo per diversi anni, la Russia ha ridotto i suoi acquisti all’inizio dello scorso anno e ha sospeso completamente l’acquisto di oro nel marzo 2020 al culmine della pandemia. 

Il capo della Banca centrale Elvira Nabiullina ha dichiarato a luglio che:” Dopo gli ampi acquisti degli ultimi anni, è soddisfatta del livello delle riserve auree della Russia” specificando inoltre che l’acquisto dell’oro non è servito solamente come “paracadute” nel casso il petrolio e il gas fossero scesi a picco – come avvenuto nel primo trimestre del 2020 – ma il cambiamento di strategia aurea,  fa parte di un piano più ampio e già delineato dal presidente Vladimir Putin per “de-dollarizzare” l’economia russa e ridurre la sua vulnerabilità alle sanzioni statunitensi. L’oro, ad oggi, è la seconda più grande componente delle riserve della banca centrale dopo l’euro, che costituisce circa un terzo del totale delle attività. Circa il 12% della scorta è in yuan.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from RUSSIA E CSI