IL “PICCOLO” VIETNAM CHE CERCA DI FARSI GRANDE

Nonostante il rallentamento e le difficoltà dovute al Covid-19, il Vietnam è riuscito a portare avanti i suoi obiettivi, con l’intenzione nel 2021 di migliorarsi ancora di più. 

Nell’anno in cui ha avuto inizio la pandemia da Covid-19, parlare di Paesi vincitori risulta forse troppo azzardato, ma, se dovessimo scegliere chi tra i Paesi del sud-est asiatico è riuscito a distinguersi con buoni risultati, la nostra scelta ricadrebbe sul Vietnam. 

Il Paese ha saputo reagire alle difficoltà dovute all’impatto della pandemia e nel corso della seconda metà del 2020 si è riuscita a ritagliare sempre di più una posizione da protagonista nel quadro strategico-commerciale della regione. Se da una parte si sono intensificate le relazioni commerciali con Unione Europea, il Vietnam è riuscito a portare avanti le questioni diplomatiche con i Paesi vicini, in primis portando a termine il turno della presidenza dell’Asean, conclusasi con l’importante meeting dello scorso novembre. 

Sono tre i fronti su cui è bene soffermarci per capire i successi del 2020 per il Vietnam: sanità, economia e politica estera. 

Il successo della guerra al Covid-19

Con una popolazione di 96 milioni di abitanti e con un totale di 1500 casi confermati (di cui 35 decessi), il Vietnam ha mostrato di riuscire a fermare in maniera efficace la diffusione del virus, tanto da chiedersi perché non si sia sentito parlare di “modello vietnamita”. 

Il Paese è riuscito a contenere l’epidemia grazie alle misure preventive adottate dal governo di Hanoi: a  partire da fine gennaio 2020, il Governo optò per la chiusura del confine con la Cina, effettuando scrupolosi controlli nei confronti dei visitatori, fino ad incrementare le restrizioni andando ad imporre a tutti i visitatori e turisti un periodo di 14 giorni di quarantena preventiva. 

Scuole chiuse da fine gennaio fino a fine maggio, l’alto numero di controlli tramite Bluezone (l’app del Ministero della Sanità per tracciare i contagi) e una forte campagna comunicativa volta ad incentivare l’uso di mascherine protettive sono state la chiave del successo del Vietnam per contenere il Covid19. 

“Prevenire è meglio che curare” è diventato il motto del Governo di Hanoi, il quale, nonostante i quasi 100 giorni senza riscontrare casi positivi, al primo segnale d’allarme, si è visto pronto ad intervenire in maniera drastica per bloccare ogni possibilità di espansione dei focolai.

La stessa premura è stata adottata anche recentemente in seguito a quelle che è stata definita globalmente come seconda ondata: risale infatti allo scorso dicembre la decisione del Primo Ministro Nguyen Xuan Phuc di bloccare tutti i voli commerciali in entrata nel Paese a causa del rilevamento di un caso positivo, colpevole di aver violato i regolamenti della quarantena. 

In seguito a questo episodio, il Primo Ministro ha ricordato ai suoi cittadini la necessità del Governo di prendere decise precauzioni per evitare l’aumento dei casi. 

Intanto sono iniziati i test per il vaccino prodotto dalla Nanogen Pharmaceutical Biotechnology anche se il Paese attende l’arrivo nei prossimi mesi di circa 30 milioni di dosi del vaccino di AstraZeneca. 

Il balzo commerciale: l’accordo con l’Unione Europea e la mossa di Cupertino 

Non solo sul fronte sanitario ma anche su quello economico il Vietnam ha conseguito risultati vantaggiosi.    Il 1° Agosto 2020 è entrato ufficialmente in vigore l’accordo di libero scambio con Unione Europea (EVFTA) e l’accordo sulla protezione degli investimenti (EVIPA): i trattati prevedono che entro i prossimi dieci anni i dazi doganali vengano progressivamente diminuiti fino a giungere alla quasi soppressione, si parla infatti dell’abolizione circa del 99% di dazi su principali prodotti esportati dall’Unione Europea quali automobili e macchinari.

Inoltre, secondo il Ministero della Pianificazione e degli Investimenti, l’accordo con l’Unione Europea aiuterà ad incrementare il Pil del Paese dandogli una spinta del 4.6%, portando le esportazioni al 43% entro il 2025. Nonostante le iniziali difficoltà che hanno colpito il Vietnam, il Paese nel 2020 è stato uno dei pochi a vedere la propria crescita economica rimanere in positivo, concludendo l’anno con un + 2% e con le future proiezioni dell’Asian Development Bank che danno per il 2021 un aumento fino al +6,7%. 

Gli stimoli di questa futura crescita sono stati dati non solo dagli accordi con l’Unione Europea, ma un altro avvenimento ha fatto il suo ingresso nel 2020 del Vietnam, tale da poter incrementare in futuro le prospettive economiche e l’attrattiva di ulteriori investimenti dall’estero esteri: stiamo parlando del caso Foxconn. 

La Foxconn è l’azienda più importante al mondo per la produzione di componenti elettrici ed elettronici: i clienti dell’azienda sono tra le maggiori compagnie di prodotti high-tech e veri colossi mondiali come  Amazon, Apple, Microsoft, Motorola, Sony e Xiaomi. 

A causa della guerra commerciale tra USA e Cina, secondo Reuters, la Apple avrebbe deciso di spostare parte della produzione in Vietnam mentre il principale quotidiano nipponico Nikkei ha parlato della possibilità di un investimento da parte dell’azienda di oltre 270 milioni per espandere la produzione: un altro segnale che il Vietnam potrebbe rivelarsi un profittevole terreno per le aziende che decidessero di trasferire la propria produzione al di fuori della Cina. 

La Presidenza dell’Asean e il Congresso Nazionale del Partito Comunista

Per quanto riguarda la diplomazia, quest’anno il Vietnam si è trovato a dover gestire la travagliata presidenza dell’Asean, l’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico.

Per la prima volta, non potendo svolgere gli incontri di persona, il Primo Ministro Nguyen Xuan Phuc si è dovuto coordinare con gli altri membri dell’Associazione per svolgere gli incontri in modalità telematica, riuscendo a programmare e svolgere con successo i due meeting maggiori, svoltisi rispettivamente a giugno e a novembre, portando inoltre l’Associazione ad adottare 42 nuovi documenti. 

Si è rilevato particolarmente importante il meeting del 15 novembre, dove i dieci Paesi membri insieme a cinque  partner strategici (Australia, Cina, Giappone, Corea del Sud e Nuova Zelanda) hanno firmato l’accordo di libero scambio RCEP (Partenariato Economico Globale Regionale), quello che diventerà il maggiore accordo commerciale al mondo, poiché i Paesi firmatari rappresentano il 30% della popolazione e del Pil mondiale.

Infine, il 2021 presenta già il primo importante appuntamento per quanto riguarda la politica interna del Paese: il 25 gennaio avrà luogo il 13° Congresso Nazionale del Partito Comunista, nel quale i 1600 delegati eleggeranno i 180 membri del Comitato Centrale, che avranno il compito di stilare le linee guida del Paese per i prossimi cinque anni.

Le sfide per il Paese rimangono numerose, sia per quanto riguarda la politica interna, dove pervadono problematiche relative alla quasi totale assenza di libertà di stampa e di critica nei confronti del Governo (numerosi negli ultimi anni gli arresti di attivisti e blogger critici nei confronti di Hanoi),   sia per la politica estera, dove i rapporti con la Cina e gli Stati Uniti restano sempre molto delicati: specialmente con Pechino, il Governo di Hanoi non vuole rendere il rapporto diplomatico troppo teso, essendo questo già reso problematico a cause delle questioni irrisolte relative al Mar Cinese Meridionale.

In ogni caso, con alle porte il 13° Congresso Nazionale del Partito Comunista, ci sarà presto più chiaro la posizione che Hanoi vorrà prendere in futuro, ciò che è certo è che date  le premesse del 2020, il 2021 per il Vietnam diventerà l’anno delle conferme e della ricerca di nuovi stimoli per incrementare i risultati positivi per il Paese. 

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