HOUTHI: DA MOVIMENTO DI RIBELLIONE POPOLARE A ORGANIZZAZIONE TERRORISTICA. QUALI LE CONSEGUENZE PER LO YEMEN?

Il Segretario di Stato statunitense Mike Pompeo ha annunciato che l’amministrazione Trump intendere riconoscere i ribelli Houthi come un’organizzazione terroristica. La decisione potrebbe rivelarsi una questione di vita o di morte per la popolazione yemenita.

Il segretario di Stato statunitense Mike Pompeo domenica 10 gennaio ha annunciato che l’amministrazione Trump intende riconoscere il movimento degli Ansar Allah, “Partigiani di Dio”, noti anche come i ribelli Houthi, come un’organizzazione terroristica. La decisione potrebbe avere delle importanti conseguenze per lo Yemen, da un lato a causa delle conseguenze sui processi di risoluzione del conflitto in corso, in cui gli Houthi svolgono un ruolo di rilievo, dall’altro in quanto ciò complicherebbe la fornitura di assistenza alla popolazione yemenita.

 Quanto ai processi di peacebuilding in corso e, in particolare, ai recenti negoziati mediati dalle Nazioni Unite, progressi tangibili sono stati identificati a distanza di più di un anno dalla firma dell’accordo di Riyad, risalente a novembre 2019, con la formazione, a dicembre 2020, di un nuovo governo con a capo il Premier Ahmad Awad bin Mubarak. Nonostante l’intesa abbia garantito il superamento delle divisioni che hanno caratterizzato il fronte anti-houthi coinvolto nel conflitto (costituito dal ROYG, il governo internazionalmente riconosciuto, e dal STC, Consiglio di Transizione del Sud), non garantisce, tuttavia, la risoluzione dello stesso. Gli attacchi missilistici pervenuti presso l’aeroporto di Aden al momento dell’arrivo del nuovo esecutivo ne sono la dimostrazione.

Anche se gli Houthi non sono riconosciuti come una vera e propria autorità governativa nello scenario yemenita, essi de facto hanno sotto il proprio controllo l’area settentrionale del Paese. Considerando ciò, la decisione dell’amministrazione statunitense non facilita le dinamiche del conflitto, complicando lo svolgimento dei dialoghi tra i vari attori coinvolti, Houthi compresi, e il raggiungimento di un’intesa che possa garantirne la risoluzione.

In secondo luogo, designare il movimento come un’organizzazione terroristica complicherebbe il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Queste ultime si ritroverebbero nell’impossibilità di garantire la fornitura di beni e alimenti non potendo dialogare con i leader del movimento, in quanto “terroristi”, che controllano l’aeroporto di Sanaa e il porto di Hodeidah, punti strategici per il commercio e l’assistenza umanitaria. Tale designazione, inoltre, potrebbe inficiare le transazioni economiche, complicando ulteriormente l’importazione ed esportazione di alimenti e petrolio.

Alla luce di queste considerazioni, per un paese che affronta quella che per le Nazioni Unite è da considerarsi la peggiore crisi umanitaria degli ultimi tempi la decisione dell’amministrazione Trump potrebbe risultare deleteria. La guerra in corso ha distrutto il sistema sanitario del paese; circa l’80% della popolazione – corrispondente a 24.1 milioni di individui – necessitava, già prima dello scoppio della pandemia, di assistenza sanitaria; circa 2 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni soffrono di malnutrizione acuta. Pertanto, date le conseguenze sulle dinamiche del conflitto in corso e sulla crisi umanitaria yemenita, il riconoscimento degli Houthi come un’organizzazione terroristica diventa per la popolazione dello Yemen una questione di vita o di morte.

Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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