È LEGGE: L’ARGENTINA LEGALIZZA L’ABORTO

Con una votazione storica, il 30 dicembre l’Argentina ha legalizzato l’aborto fino alla 14esima settimana. Sarà l’inizio di un’“ola verde” in tutta l’America Latina?

Il nuovo disegno di legge.

Prima del 30 dicembre 2020, data che segnerà il raggiungimento di uno dei più grandi traguardi sociali per la popolazione argentina, l’aborto era regolato da una legge del 1921 ed era permesso solamente in caso di violenza sessuale e di pericolo di vita per la madre. Considerato un delitto in tutte le altre circostanze, esso veniva spesso praticato in clandestinità, causando considerevoli problemi alla salute delle donne, dai ricoveri alla morte.

Per sradicare questi pericoli, da diversi anni si cerca di far passare una riforma di legge. Considerata controversa e incompatibile con la forte tradizione cattolica presente nel paese, la riforma è stata bloccata già nove volte, l’ultima delle quali durante il governo dell’ex presidente Mauricio Macri. Di fatti, nel 2018, una nuova proposta di legge venne approvata dalla Camera, l’organo rappresentativo del popolo, ma poi rifiutata in Senato, organo che invece rappresenta le province, alcune delle quali più conservatrici e quindi contrarie in principio alla pratica dell’aborto.

A seguito della precedente approvazione da parte della Camera l’11 dicembre, all’alba del 30 dicembre, dopo 12 ore di discussione, il nuovo disegno di legge è stato accettato anche dal Senato, che si è espresso con 38 voti favorevoli, 29 contrari e un astenuto. La legge legittima ed incorpora l’interruzione volontaria della gravidanza fino alla 14esima settimana al sistema nazionale di salute, il Programa Médico Obligatorio (PMO), in modo che le donne possano praticarlo in maniera completamente libera, sicura e gratuita.

Il punto cruciale che differenzia questa legge da quella proposta nel 2018 è l’introduzione dell’obiezione di coscienzaossia la possibilità per il personale medico di rifiutarsi nel procedere alla realizzazione dell’aborto, a meno che la vita o la salute della donna gestante non siano in pericolo. In tal caso, rimane tuttavia a carico della struttura sanitaria che si rifiuta di procedere l’obbligo di rinviare la paziente in un luogo dove la prestazione verrà effettivamente realizzata.

Impatto e future ripercussioni in Argentina.

L’approvazione della nuova legge si presenta come un faro di speranza per il popolo argentino. Di fatto, l’illegalità dell’aborto ha portato per diverse decadi a pratiche clandestine che si sono rivelate pericolose – talvolta anche letali – per centinaia di donne. Basti pensare che dal progetto di legge rifiutato nel 2018 ad oggi sono morte circa 70 donne per aborto clandestino, ha sottolineato la Senatrice Nancy Gonzáles durante la seduta di approvazione. 

La legalizzazione dell’aborto, che ha visto migliaia di persone, i cosiddetti “pañuelos verdes”, riversarsi tra le strade dell’intero paese per festeggiare, è stata accolta dalle donne argentine come una conquista di diritti civili e sociali. Oltre a rappresentare un traguardo per i movimenti femministi, tra cui il più noto Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito, si prospettano per il paese una serie di vantaggi, tra cui la riduzione del numero di aborti clandestini e la conseguente diminuzione di morti femminili legate al pericolo della clandestinità.

Nonostante ciò, i “pañuelos azules”, cioè la fazione contraria alla legalizzazione dell’aborto, tra cui spiccano autorità della Chiesa cattolica ed evangelici, hanno rifiutato il verdetto del Senato sottolineando come questa legge acuirà ulteriormente le divisioni interne all’Argentina. Inoltre, è stato rimarcato che i problemi derivanti da violenze sessuali, diseguaglianze e assenza di educazione sessuale nella popolazione risiedono alla radice della società argentina e non verranno sradicati con questa legge.

Nel paese sudamericano è infatti molto forte la presenza cattolica e Papa Francesco, a seguito dell’approvazione della legge, si è espresso con un messaggio su Twitter “Tutte le persone scartate sono figli di Dio”. Il Presidente Alberto Fernández, promotore della riforma di legge, si è poi espresso a sua volta scrivendo: “Sono cattolico ma legifero per tutti. Ogni anno finiscono in ospedale 38 mila donne per aborti clandestini”. Di fatto, sin dal principio, il Presidente dell’Argentina ha inserito nel suo programma elettorale il tema della sicurezza sanitaria, qualificandosi come il primo presidente che appoggia esplicitamente la legalizzazione dell’aborto. In questo modo, Fernández ha ottenuto una vittoria politica, rispettando una promessa fatta in campagna elettorale e innalzando la sua credibilità agli occhi del popolo argentino.

Il resto dell’America Latina?

Con l’approvazione di questa nuova legge, l’Argentina si qualifica come il 67esimo paese al mondo e come il primo grande stato del Latino America a legalizzare l’aborto. Di fatti, l’interruzione volontaria di gravidanza nel continente sudamericano è legale solamente a Città del Messico e nello Stato di Oaxaca, a Cuba, in Guyana Francese e nel vicino Uruguay.

In altri paesi, quali Nicaragua, Honduras, Salvador, Repubblica Dominicana e Haiti, l’aborto è severamente proibito e punibile con carcere. Queste circostanze portano il Sud America a qualificarsi come la seconda regione più pericolosa al mondo in materia di aborto, preceduta solo dal continente africano. Questo accade poiché, essendo l’aborto proibito nella maggioranza delle nazioni, spesso l’interruzione di gravidanza si realizza in condizioni clandestine, poco sicure e senza gli adeguati controlli sanitari.

La situazione però sembra essere sulla via di un cambiamento. In diversi paesi, dalla Colombia all’Ecuador, dal Paraguay alla Bolivia, si svolgono sempre più frequentemente manifestazioni e petizioni in favore della legalizzazione dell’interruzione di gravidanza. Il famoso fazzoletto verde, simbolo della lotta civile argentina, ha iniziato a comparire anche in altri paesi dove migliaia di donne si sono riversate in strada a difesa dei propri diritti. La speranza è che l’Argentina si qualifichi come lo stato pioniere della legalizzazione dell’aborto e che le sue orme vengano seguite dai paesi circostanti. 

Ad ogni modo, nonostante le rivendicazioni femminili si stiano diffondendo a macchia d’olio, la volontà di cambiamento dovrà passare per le mani dell’élite politica. La differenza principale tra l’Argentina ed i paesi limitrofi risiede, ad oggi, proprio nel sostegno di una parte della classe politica argentina al tema dell’aborto. L’appoggio del Presidente Fernández si è infatti rivelato fondamentale per l’approvazione della riforma e un simile sostegno sembra essere ancora inesistente negli altri paesi. 

Al contrario, diversi personaggi politici hanno apertamente criticato la decisione del governo argentino. Il Presidente del Brasile Jair Bolsonaro, che si qualifica al momento come uno dei leader dalle posizioni più radicali sulla questione dell’aborto, ha pubblicato un tweet criticando la decisione del Senato argentino e sostenendo che combatterà sempre per proteggere due vite innocenti. Allo stesso modo, la notizia non è stata accolta in modo favorevole neppure dal vicino Paraguay, in cui il membro del Congresso Raúl Latorre ha promosso la celebrazione di un minuto di silenzio alla Camera in ripudio di quanto accaduto in Argentina.

A fronte di queste reazioni, sembra difficile immaginare l’inizio di un effetto domino tra le nazioni dell’America Latina e probabilmente dovranno passare ancora diversi anni prima che l’aborto verrà legalizzato in tutti i paesi sudamericani. Allo stesso tempo però, l’approvazione del disegno di legge in favore dell’aborto in Argentina si qualifica come un importante precedente che ha riacceso la speranza per migliaia di donne sudamericane e per questa ragione non può essere ignorato.

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