SEMPLIFICAZIONE, SUSSIDIARIETÀ, DIGITALIZZAZIONE E GREEN: I POSSIBILI VANTAGGI DELLA NUOVA PAC POST 2020

La PAC è una delle politiche più discusse a livello europeo e negli ultimi anni ha intrapreso un definitivo cambiamento di rotta verso un nuovo tipo di agricoltura: più inclusiva e più eco-compatibile. Semplificazione, sussidiarietà con gli Stati membri ed innovazioni tecnologiche sono le principali tematiche da cui trarre dei potenziali vantaggi per un’agricoltura del futuro più sensibile alle esigenze locali e ai drammatici cambiamenti climatici.

La PAC

Sin dai Trattati di Roma (1957), la Politica Agricola Comune (PAC) ha avuto un ruolo centrale nell’economia europea. L’agricoltura infatti, considerata nella sua accezione più ampia, rappresenta uno dei settori più complessi da gestire e tutelare nel tempo a causa della sua altissima sensibilità agli effetti altalenanti delle crisi economiche e climatiche. Negli ultimi 50 anni, la PAC ha subìto diverse trasformazioni e adeguamenti che in parte l’hanno resa più rispondente alle esigenze degli agricoltori e alle crisi climatiche, che sempre di più ne minano gli effetti sul territorio e sulla società stessa.

Considerando che l’Unione Europea è uno dei più influenti e attivi membri dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e di fatto il maggior esportatore di prodotti agro-alimentari nel mondo, svolge un ruolo estremamente rilevante in fatto di normative sul mercato, soprattutto agricolo, sia a livello comunitario che internazionale. Pertanto, il dibattito relativo alla PAC risulta essere da sempre uno dei più appassionanti e fervidi da cui trarre numerosi spunti di riflessione e negli ultimi anni si è rivelato ancora più complesso a causa della Brexit e dei fenomeni migratori, che angustiano sempre di più l’UE.

Ambiente e sussidiarietà

Nel 2017 la Commissione Europea ha lanciato una consultazione pubblica i cui esiti sono stati riportati nella Comunicazione sul Futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura (COM[2017] 713 final), con la quale sono state presentate anche delle proposte legislative in vista della nuova programmazione europea 2021-2027. Nella Comunicazione emergono con più fermezza alcune tematiche che in precedenza (perlomeno per alcune di esse) erano state un po’ sottovalutate e che nel corso di questi ultimi anni hanno visto un totale ribaltamento. Tra di esse troviamo: la tutela ambientale, la sussidiarietà, l’innovazione tecnologica e la semplificazione.

Dal momento che il dibattito sulla PAC è ancora in corso di svolgimento e ci ritroviamo in una fase di transizione che culminerà nel 2023, con l’inizio vero e proprio della programmazione, per alcuni aspetti c’è ancora un po’ di incertezza. Malgrado ciò, emergono con forza quelli che saranno i punti salienti e vantaggiosi che possiamo trarre dalla PAC. Il tema ambientale è da sempre legato in modo viscerale con quello dell’agricoltura dal momento che l’impatto di quest’ultima su di esso ha generato, in taluni casi, degli effetti a dir poco negativi.

Nel 2019, la neoeletta Commissione von der Leyen ha pubblicato un insieme di iniziative politiche, il Green Deal europeo [COM(2019) 640 final], il cui obiettivo generale è quello di raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050, rendendo così il vecchio continente potenzialmente il primo nel mondo a tagliare questo ambizioso traguardo. La strategia della Commissione è quella di innovare le attuali leggi europee sul clima, incorporandole in diversi settori soprattutto quello dell’agricoltura. La sensibilizzazione al tema della tutela agro-alimentare è stata ulteriormente accentuata dalla pubblicazione, in piena pandemia, di un’ulteriore Comunicazione [COM(2020) 381 final] in cui si ribadisce l’importanza del legame tra uomo e ambiente e soprattutto della necessità di creare dei sistemi sostenibili e resilienti, che generino delle opportunità in grado di migliorare la salute e l’ambiente che ci circonda.

Infatti, la nuova PAC ingloberà il Green Deal e apporterà delle novità nei pagamenti che sostengono il reddito agli agricoltori. Per esempio nel pagamento di base, denominato Sostegno di base al reddito per la sostenibilità, sarà inglobato anche il greening, un tipo di pagamento addizionale che incentivava gli agricoltori a porre in essere pratiche agricole ecocompatibili ma che nel corso della scorsa programmazione europea si è rivelato fallimentare sia a causa della troppa complessità sia perché ritenuto dalla maggior parte degli ambientalisti meno virtuoso del previsto. In questo modo si incentiveranno ancora di più comportamenti virtuosi che potranno essere ben ricompensati anche con un altro tipo di pagamento diretto previsto nella PAC post 2020: il Regime per il clima e l’ambiente, detto comunemente anche “eco-schema”. Questo tipo di pagamento potrà essere aggiunto ai pagamenti di base o compensare eventuali costi supplementari sostenuti e la cui attivazione è demandata agli Stati membri. Tra gli esempi di questo regime ecologico, la Commissione ha previsto anche l’agroecologia e l’agroforestazione.

Gli Stati membri infatti, con questa nuova impostazione, saranno molto più coinvolti nelle decisioni relative all’agricoltura e all’implementazione della politica agricola sul proprio territorio. Il nuovo modello strategico (new delivery model) proposto dalla Commissione nella Comunicazione del 2018, sebbene sia stato oggetto di contestazioni da parte degli Stati membri soprattutto per quanto riguarda possibili aumenti degli oneri amministrativi, potrebbe rappresentare un’occasione per gli stessi di farsi portavoce di esigenze e problematiche locali.

In un contesto così diversificato come quello europeo, l’approccio top-down che non tiene conto delle specificità locali è fortemente sconsigliato dalla stessa Commissione. Pertanto l’impostazione della nuova PAC potrebbe in qualche modo cambiare gli esiti e permettere all’Ue di raggiungere i traguardi prefissati sia da Agenda 2030 che dalla stessa programmazione.

Il nuovo paradigma a cui si è ispirata l’Ue è sicuramente quello di un’agricoltura smart, in cui l’innovazione e le tecnologie diventano protagoniste. Lo sviluppo tecnologico e la digitalizzazione svolgono un ruolo determinante nell’evoluzione del settore primario perché contribuiscono a creare un sistema di conoscenze trasferibili agli agricoltori e alle relative comunità rurali. Purtroppo solo il 32% dei capi azienda ha concluso un ciclo di formazione agricola di base o completo (2016) e l’accesso alle nuove tecnologie da parte delle piccole e medie aziende agricole risulta ancora essere difficoltoso.

Una PAC più innovativa e digitalizzata

Uno degli obiettivi trasversali della nuova PAC è proprio quello di promuovere un’agricoltura più innovativa e digitale, che permetta agli agricoltori la condivisione di conoscenze e best practise. Già nella proposta della Commissione del 2018 e nella Raccomandazione agli Stati membri sui piani strategici della PAC [COM(2020) 846 final], viene rimarcato il ruolo del Sistema della conoscenza e innovazione in agricoltura (AKIS) che già nella precedente programmazione aveva visto i suoi primi timidi sviluppi. Questo strumento sarà in grado di assistere gli agricoltori nel loro processo di innovazione, aiutandoli a trovare le soluzioni più idonee da applicare.

Di conseguenza la PAC, nel potenziare il know-how degli agricoltori, tramite questo sistema di consulenza agricola potrebbe intensificare (e non poco) l’impatto del valore aggiunto europeo e così dare uno slancio all’innovazione in tutto il territorio europeo. Assieme a questo sistema si aggiunge anche il Partenariato europeo per l’innovazione su «Produttività e sostenibilità dell’agricoltura» (EIP-AGRI) che potrebbe aiutare a veicolare questo flusso di conoscenze.

La digitalizzazione potrà essere anche un ulteriore alleato nella semplificazione del sistema della politica agricola che negli ultimi decenni è risultato essere troppo burocratico e oneroso. Secondo le proposte della Commissione e le ultime decisioni assunte dal Parlamento e dal Consiglio, la futura PAC sarà strutturata nell’ottica della semplificazione e della flessibilità, accorpando nove obiettivi e assegnando agli Stati membri nonché in taluni casi alle autorità sub-nazionali, più ampie responsabilità di programmazione e di gestione rispetto a quelle oggi loro attribuite.

Una politica lungimirante ed inclusiva

Ciò che emerge è che il dibattito sul futuro della PAC risulta essere ancora molto vivace soprattutto per alcuni aspetti ma che rispetto al passato ci sia stato un più decisivo cambio di rotta, sia da parte della Commissione sia da parte delle altre istituzioni europee, verso un nuovo modello di agricoltura: più eco-sostenibile e più smart.

A questo si aggiungono anche due vicende che in qualche modo hanno influenzato il processo decisionale fino ad oggi: l’uscita del Regno Unito e il fenomeno migratorio. Il primo, in quanto è stato necessario far fronte ad una riduzione del bilancio e pertanto si è proceduto ad una rielaborazione del sistema di allocazione delle risorse tra i Paesi membri restanti per la nuova programmazione; il secondo, perché la PAC potrebbe svolgere un ruolo importante nell’aiutare i lavoratori migranti regolari ad inserirsi nei contesti rurali minati dall’abbandono, incentivando l’occupazione e la loro integrazione nella società, contribuendo al contrasto del lavoro sommerso. La nuova PAC quindi potrebbe svolgere un ruolo molto più esteso rispetto a quanto gli spetterebbe, apportando delle soluzioni innovative di ispirazione anche per le altre politiche europee.

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