LA RIAPPACIFICAZIONE TRA HAMAS E DAMASCO GIOVA A TEHERAN ED HEZBOLLAH

Teheran e il partito di Dio, Hezbollah, conducono una mediazione tra Damasco e il gruppo terroristico di Hamas per ripristinare i legami tra le due parti, venuti meno con il supporto del gruppo ai sunniti ribelli nel conflitto siriano

MOTIVAZIONI DELLE OSTILITÀ TRA LE DUE PARTI

Come accaduto dopo il 2013, ancora una volta l’Iran e il suo braccio destro Hezbollah si delineano come fautori di una mediazione tra Hamas e il regime siriano, affinché i rapporti tra la due parti possano aprire ad una nuova stagione priva di ostilità ed accuse. 

Tale tentativo si colloca in un arco di tempo in cui persistono alcune instabilità regionali nell’area mediorientale e che vede la Repubblica islamica indaffarata nel risolvere alcune rivalità, tra cui proprio quella tra Damasco e Hamas, senza ignorare la normalizzazione dei rapporti tra alcuni Paesi arabi e Israele.

A segnare questo nuovo possibile scenario sono state le parole del Segretario di Hezbollah, Nasrallah, il quale ha sottolineato come la volontà di evitare che le due parti possano essere ancora ai ferri corti fosse già stata evidenziata in diversi incontri tenutisi fino al 2020, dopo lo scoppio della guerra civile siriana nel 2013.

Perché Damasco e Hamas hanno congelato i loro rapporti?

Le relazioni tra le due parti si sono deteriorate quando, nel pieno della guerra civile siriana, il gruppo estremista di Hamas, di matrice sunnita e vicino alle posizioni della Fratellanza Musulmana, ha deciso di supportare i ribelli sunniti, supportati dai Paesi del Golfo e dalla Turchia, che combattevano per rovesciare il regime di Assad.

Questa presa di posizione ha fortemente fatto innervosire il regime siriano che ha quasi dovuto fare i conti con un nemico in più sul proprio suolo. E, in aggiunta, non ha digerito la presenza di alcuni miliziani del gruppo anche dopo la prima fase del conflitto civile.

SVILUPPO DELLA RIVALITÀ ED EVOLUZIONI

Il presidente Assad ha ripetutamente accusato i membri di Hamas di supportare l’opposizione sunnita che ha cercato in questi anni di conflitto di far cadere il proprio regime. Egli e il suo entourage, addirittura, non notando alcun cambiamento nella posizione di Hamas nei confronti del regime, ha proceduto in passato anche con la confisca di proprietà ed asset appartenenti allo stesso e da ricondurre al proprio Stato.

Tuttavia, la ferita che il regime siriano non riesce ancora a far rimarginare è legata al fatto di aver persino dato rifugio ad Hamas nel 1999 quando l’organizzazione venne espulsa dalla Giordania.

Allo stato attuale delle cose, i negoziati tra la Siria e il gruppo estremista in esame sino tenuti segreti. Quello che ci si aspetta al meno nel breve termine è che alcuni esponenti di Hamas possano visitare le istituzioni siriane. Soprattutto per discutere di alcuni obiettivi che entrambe le parti hanno in comune, ovvero i legami con l’Iran, l’inimicizia verso lo Stato ebraico.

Sicuramente si tratta di un processo più difficile da attuare che deve ripartire dal 2017, anno in cui grazie alla mediazione dell’Iran e di Hezbollah, l’elezione della nuova leadership, con Haniyeh in Hamas, è servita minimamente per far ammorbidire la posizione di Damasco sull’operato del gruppo.

Ma questo non è bastato al regime siriano che non riusciva ancora a cancellare la posizione dell’ex leader di Hamas, Meshad.Per il regime damasceno, egli avrebbe dovuto condannare le proteste contro il regime siriano anziché fornire il supporto ai nemici dell’opposizione. Sicuramente, un ripristino totale dei rapporti tra le due parti e la fine delle ostilità richiederà ancora un po’ di tempo ma si può ipotizzare che se l’Iran ed Hezbollah cercheranno di vertere su strategie geopolitiche comuni, Damasco potrebbe accelerare la fine della sua inimicizia.

IL SIGNIFICATO DELLA NORMALIZZAZIONE TRA SIRIA E HAMAS

Se Hamas e Damasco ponessero fine al loro momento di distacco, l’asse della resistenza in Siria, composto da Iran ed Hezbollah, potrebbe prevedere l’ingresso di alcuni miliziani del gruppo per portare avanti gli obiettivi geopolitici dei primi due attori. La lotta contro l’ISIS e il recupero dei territori appartenenti alla Siria potrebbero portare a nuovi successi; non bisogna però dimenticare che un’eventuale riappacificazione tra il gruppo estremista e Assad costituirebbe una minaccia in più per Israele. Non è detto che Hamas non possa condurre delle rappresaglie dal territorio siriano un giorno.

Per quanto riguarda la posizione di Damasco, invece, cerca di mediare con Hamas per concretizzare ancora di più il dossier relativo alla mobilitazione statunitense nel proprio territorio. Un attore in più potrebbe tornare utile nella lotta per caciare i militari di Washington dalla Siria nord-orientale, per esempio. In questo scenario non si potrebbe neanche escludere la fornitura di missili al gruppo, poiché missili Kornet erano già stati forniti da Damasco ad Hamas in questi anni nella Striscia di Gaza contro Israele.

E inoltre, guardando ad Hamas, si può intendere che il desiderio di recuperare i rapporti con Assad e quindi di avvicinarsi ancora di più a Teheran e al gruppo di Hezbollah dipenda dal recente allineamento dei Paesi arabi ad Israele.Ora Hamas dovrà scegliere se allinearsi a Damasco nel conflitto siriano e ridurre gradualmente qualsiasi supporto latente ai gruppi dell’opposizione. Ma in questo, ovviamente, dovrà vedersela con Mosca che nel conflitto siriano è diventato l’arbitro. 

Damasco può rappresentare in futuro, per Hamas, un tassello in più sul fronte palestinese. Tuttavia non è scontato che la riappacificazione tra Assad e il gruppo sia priva di condizioni.  Il regime siriano potrebbe imporre ad Hamas di prendere le distanze da Turchia e Qatar che, nel conflitto interno, sono stati grandi sponsor dell’opposizione sunnita. Hamas, da parte sua, difficilmente potrebbe bloccare i rapporti con questi due Paesi, considerati vitali nella causa palestinese.

Infine, tirando le somme, il riavvicinamento tra Damasco e Hamas giova sicuramente ad Hezbollah e a Teheran nella realizzazione dei loro obiettivi geopolitici in Siria e su scala regionale ma pone il gruppo estremista nella condizione di dover raffreddare i rapporti con due Paesi, Turchia e Qatar, che sono quasi la sua spina dorsale.

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