IL COMUNISMO IN RUSSIA: IL CASO DEL CPRF

L’attuale partito comunista della federazione russa (CPRF), dichiaratosi erede dell’ormai sciolto PCUS (partito comunista dell’Unione Sovietica) fondato due anni dopo la fine dell’URSS, è oggi la seconda forza politica del paese, dopo Russia Unita, facendo parte della così detta “opposizione sistemica”.

Introduzione

“La Russia è ad un punto di svolta della sua storia. Attraverso imbrogli e coercizione è stata forzata a tornare al capitalismo. Questo è parte di una regressione sociale che porta ad una catastrofe nazionale e alla fine della nostra civiltà”. Così inizia il programma elettorale del partito comunista della federazione russa, nato pochi anni dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Il programma politico (disponibile presso il sito del partito stesso) fornisce una ampia spiegazione di quelli che sono gli ideali e gli obbiettivi della formazione.

Le posizioni politiche

Il partito adotta la dottrina Marxista-Leninista anche se in chiave nazionalistica, “Il CPRF vede il socialismo come una società libera dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. […] è una società di autentico governo delle persone.” Si impegna a difendere gli interessi nazionali, si definisce come un partito patriota, internazionalista e di amicizia fra i popoli. Adotta come simbolo (in foto) la classica falce e martello con sullo sfondo un libro. Il suo motto è:” Russia, lavoro, potere del popolo, socialismo!”.

Il programma politico

Il programma continua indicando qual è l’obiettivo finale del partito: “ricostruire in Russia un rinnovato socialismo, il socialismo del 21° secolo”. Si parla anche del mondo contemporaneo e della Russia, il presente viene visto come una delle fasi di transizione dal capitalismo al socialismo. Il metodo di produzione capitalistico viene definito come responsabile dello sfruttamento delle risorse naturali ed umane, e viene accusato di trasformare la popolazione mondiale in zombie, inculcando attraverso il web, egoismo, violenza, materialismo e cosmopolitismo. Gli stati uniti ed i suoi alleati sono accusati, di aver seguito dopo la caduta dell’Unione Sovietica, una politica di “imperialismo globalizzato” affermando che la lotta per le risorse si sta intensificando, e che porterà alla consumazione delle risorse naturali chiavi, con una conseguente guerra mondiale. Infine si accusa la NATO di avvicinarsi ai confini del paese.

 Il programma dedica una lunga disgressione storica che, partendo dalla rivoluzione del 1905, continua con la Rivoluzione d’ottobre che viene indicata come l’unica chance per la Russia di preservare “sé stessa come nazione in un contesto di scompiglio militare, politico ed economico”. L’economia viene descritta arretrata rispetto agli altri stati capitalisti, ma con Stalin (si sostiene), il paese ha compiuto un balzo in avanti grazie ai lavoratori sovietici che lo hanno seguito. Segue un elenco di quelle che vengono definite come vittorie dell’URSS, ovvero la scomparsa dell’analfabetismo e una rivoluzione culturale.

Quella che, quindi, viene dipinta come un’epoca di sviluppo e di pace viene interrotta da quella che in Russia viene conosciuta come “la grande guerra patriottica” (la Seconda guerra mondiale), per poi riprendere una volta finita portando come prova di ciò l’invio del primo uomo nello spazio. Il programma continua, parlando della crisi del sistema sovietico: “come Vladimir Lenin aveva avvertito, il partito, sarebbe stato infiltrato da numerosi elementi alieni, cinici ricercatori di carriera […] questi sostenitori dell’ideologia piccolo-borghese hanno sempre rappresentato un pericolo per il socialismo”. Dunque, la crisi e la caduta del comunismo, viene ricondotta alla borghesia e ad una serie di membri di partito più interessati al potere che al benessere del popolo, con dei leader che hanno “divorziato dai milioni di comunisti e lavoratori”. 

Infine, si parla del referendum sulla conservazione dell’unione dove si sostiene che i traditori del paese “hanno violato la sacra volontà del popolo di vivere in un unico stato” sancita, appunto, nel referendum (dove il 77 percento dei votanti si espresse a favore del mantenimento dell’unione), portando alla creazione del “regime di tradimento nazionale”. I traditori, si dice, furono sostenuti dagli Stati Uniti e dai servizi segreti occidentali che hanno permesso la creazione di una “quinta colonna” nel paese.

Vengono indicate tre fasi che dovrebbero portare verso l’instaurazione del socialismo: nella prima fase, sotto la guida del CPRF, il popolo si impadronirà delle leve del potere, con conseguenti collettivizzazioni forzate. Nella seconda, raggiunta la stabilità politica, si vedrebbe la nascita dei Soviet, dei sindacati e l’autogoverno dei lavoratori. Infine, durante la terza fase, ci sarebbe la stabilizzazione e il completamento del sistema socialista in modo da farlo sorreggere da solo; poco dopo, viene illustrato il programma minimo, ovvero una serie di misure ritenute prioritarie per raggiungere i risultati del partito.

Queste misure, in breve, si oppongono alla corruzione, ai brogli elettorali, al calo demografico del paese, e ai capitali statali detenuti all’estero, inoltre, chiede la creazione di una magistratura indipendente. Sul piano internazionale, viene indicato un rafforzamento della capacità di difesa del paese, per difendere l’integrità territoriale e, si enuncia una politica estera basata sul “rispetto reciproco dei popoli e la promozione della restaurazione volontaria dello stato dell’unione”. 

Il partito oggi

Oggi, il CPRF conta 160.000 membri e 14.000 organizzazioni. Detiene circa 42 seggi all’interno della Duma ed è rappresentata all’interno degli organismi regionali di 79 regioni. Può contare sul giornale di partito “Pravda” fondato nel 1912, oltre che su 81 giornali regionali. Il segretario generale è, sin dalla fondazione, Gennadij Zjuganov, nato nel 1944;  negli anni ottanta si oppose alla perestrojka di Gorbaciov e in seguito al presidente Boris Eltsin, si candidò più volte alle presidenziali, l’ultima volta nel 2008, risultando sempre il principale leader dell’opposizione all’interno della Duma. 

I sondaggi

Il Levada Center, a luglio dello scorso anno, ha pubblicato un sondaggio chiedendo ai cittadini russi di indicare quale partito avrebbero votato in caso di elezioni. Senza sorpresa, il primo partito è Russia Unita, seguita al secondo posto dal partito Liberal Democratico, che sorpassa il partito comunista già a dicembre dello scorso anno. Due anni fa, durante le ultime elezioni per eleggere la Duma, lo scarto fra i due partiti era stato solo di tre seggi (a vantaggio del CPRF).

Il comunismo in Russia ormai non è più solo un ideologia ma anche tradizione e storia.  Ancora oggi, molti Russi hanno un opinione positiva del loro passato sovietico, testimoniato da un altro sondaggio pubblicato dal Levada Center (che è disponibile presso questo sito) a fine marzo, alla domanda su cosa facesse pensare l’espressione: ”era sovietica”, il 16 percento ha dichiarato: “stabilità, ordine e fiducia nel futuro”, con un punto di distacco “bella vita”, il 6 percento ha dichiarato: “amicizia fra i popoli” e un altro 6 percento prova nostalgia.

È interessante notare come fra tutte le risposte date, solo l’1 percento ha dichiarato: “repressione, gulag, espropriazione e fame” e un altro 1 percento “stagnante”. Ma ancora più importante è che alla domanda se dispiacesse la caduta dell’URSS, il 65 percento dichiarava “si” contro il 26 percento, ed il 63 percento ha dichiarato che poteva essere evitata.

Conclusioni

Il CPRF a trent’anni dalla caduta del socialismo è ad oggi, il terzo partito in Russia, dopo i Liberal Democratici, nonostante il declino iniziato nella seconda metà degli anni ’90, a causa della salita al potere di Putin, al quale il partito si avvicinerà sempre di più fino ad essere accusato di essere una finta opposizione.

Come visto nel precedente sondaggio, nonostante all’interno della popolazione russa, vi sia un sentimento positivo e a tratti nostalgico per il passato sovietico, come afferma lo stesso Levada Center, ciò non porta al desiderio di ripristinare il sistema sovietico nella Russia odierna. Questo senza dubbio è un importante limite alla capacità di sviluppo del CPRF, che fa proprio del ritorno del socialismo, come visto, il proprio cavallo di battaglia.

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