UN NUOVO CAPITOLO PER IL MONTENEGRO?

Dopo trent’anni alla guida del Montenegro, i socialisti del DPS hanno lasciato il posto ad una nuova grande coalizione, coordinata dal professore Zdravko Krivokapić.

Agosto 2020: i montenegrini alle urne

Il 76% è la percentuale che indica la massiccia affluenza dei cittadini del Montenegro al voto per le elezioni parlamentari del 30 agosto 2020. Oltre ad una partecipazione notevole, anche il risultato è stato particolarmente interessante: dopo trent’anni, il Paese vive per la prima volta un cambiamento democratico della maggioranza al Governo. 

Il Montenegro è una Repubblica parlamentare, con un’assemblea unicamerale (Skupština Crne Gore) composta da 81 membri eletti ogni quattro anni. Per la formazione di un Governo, è necessaria una maggioranza di 41 deputati. I partiti possono decidere di presentarsi con una o più coalizioni, al fine di poter raggiungere un maggior numero di voti e, così, superare la soglia minima richiesta. Diamo subito un rapido sguardo ai risultati di queste ultime elezioni:

  • Da un lato, si è presentato lo storico Partito Democratico dei Socialisti (DPS), il cui leader è l’attuale Presidente della Repubblica Milo Đukanović, ottenendo poco più del 35% dei voti (30 seggi). Nei numeri finali, il DPS ha potuto contare sull’appoggio di altri partiti minori, non riuscendo tuttavia a superare i 40 seggi complessivi.
  • Dall’altro, la coalizione “Per il futuro del Montenegro”, rappresentata dai nazionalisti filo-serbi del Fronte Democratico, ha ottenuto il 32,5% e 27 seggi. Si aggiungono “La pace è la nostra nazione”, un gruppo centrista filo-europeo, che ha raggiunto 10 seggi (12,5%), e la piattaforma civica “Nero su Bianco” del movimento verde dell’Azione Riformista Unita (4 seggi, 5,5%). 

Sommando i risultati del secondo gruppo, questi tre protagonisti così dissimili sono riusciti a raggiungere la maggioranza per la guida del Paese, conquistando il loro primo grande obiettivo: formare un nuovo esecutivo. La fine delle tre decadi ininterrotte del DPS alla guida del Montenegro viene ufficializzata a inizio dicembre del 2020, ed è ironicamente lo stesso Milo Đukanović, figura spirituale dello storico partito, a doverne dare l’annuncio in qualità di Presidente della Repubblica. 

Dalla campagna elettorale alle perplessità

Che cos’ha portato a questo cambiamento? Jovana Marović, direttrice del think tank Politikon, afferma che è specialmente il tema dell’identità e della religione ad aver colpito i sentimenti nazionali dei cittadini. A tal proposito, nel dicembre del 2019 è entrata in vigore la “Legge sulla libertà religiosa” che, tra le altre cose, impone a tutti gli enti religiosi di restituire gli edifici di culto e i terreni attualmente posseduti se prima del 1918 (anno in cui lo Stato divenne parte del Regno di Serbi, Croati e Sloveni) erano di proprietà statale. Le contestazioni sono arrivate specialmente dalla Chiesa Ortodossa Serba, principale istituzione di riferimento di un gran numero di fedeli, che ha ritenuto la legge discriminatoria e incostituzionale. 

La forte affluenza alle urne e la volontà per molti montenegrini di cambiare direttivo sono anche il prodotto di un anno politicamente difficile a causa della situazione sanitaria, ma soprattutto di noti episodi di corruzione politica da parte del DPS. Tuttavia, emergono forti critiche e perplessità anche nei confronti del nuovo Governo: i tre gruppi che hanno rivoluzionato la direzione del Montenegro mostrano parecchie differenze sia in termini di posizionamento che di orientamento, e i nomi presentati alla guida dello Stato non sono noti per la loro esperienza in campo politico ed internazionale. I più critici, anzi, evidenziamo piuttosto la loro forte vicinanza con la Chiesa Ortodossa Serba, tanto che lo stesso Krivokapić ha azzardato la metafora dei dodici nuovi ministri-apostoli alla guida del Paese. 

Si cambia, ma cosa cambia?

Cambia il volto leader. Zdravko Krivokapić è un professore di informatica e di sistema di gestione della qualità all’Università del Montenegro. La sua personalità entra nel dibattito politico proprio dopo la Legge sulla libertà religiosa del 2019 e le sue accese contestazioni, accanto ad altri intellettuali ed accademici, riuniti nella Ong “Ne damo Crnu Goru” (Non vi daremo il Montenegro). Dalla collaborazione delle tre coalizioni unite per la maggioranza parlamentare, è stato proprio designato Krivokapić come rappresentante del nuovo Governo. Dopo varie polemiche, è arrivata la sua lista dei dodici ministri (“apostoli”), approvati ufficialmente il 4 dicembre 2020. 

Dodici figure lontane dal partitismo politico e, allo stesso tempo, espressione dei principi della nuova coalizione di Governo contro il monopartitismo della recente storia del Montenegro. Tuttavia, è proprio questo criticabile modello ad aver portato lo Stato all’indipendenza nel 2006, all’avvicinamento all’Unione europea (candidato dal 2010) e all’ingresso nella Nato nel 2017, ma anche alla ricerca di una convivenza con le minoranze del Paese. Potrebbe perciò cambiare molto, ma rimane invariato il terreno di controversie sul quale opera la politica montenegrina – un territorio di varietà interne, culturali e sociali, ben dimostrate da questa maggioranza che vince con 41 seggi contro i 40 della storica coalizione. È alta l’attenzione sulle mosse di questo esecutivo: quali saranno i propositi di questo 2021?

Nota bene: governare il Montenegro 

Montenegrini, serbi, bosniaci, albanesi e tanti altri. Una multiculturalità contenuta in poco più di seicentomila abitanti. Governare questo Paese significa innanzitutto fare i conti con il suo percorso storico e con le influenze esterne: il ruolo della Russia, la costante presenza della Serbia – tanto che si usa l’espressione “dva oka u glavi[1], “due occhi in una testa”, in riferimento al loro stretto rapporto – l’avvicinamento all’Unione europea e al percorso di integrazione (da cui ha adottato l’euro, pur non facendone ancora parte) e, infine, l’adesione alla Nato, in contrapposizione con la corrente filo-russa.

Governare il Montenegro significa anche dover mantenere buoni rapporti di vicinato e garantire le importazioni, considerato il territorio prevalentemente montuoso che non permette grandi coltivazioni, gestire i porti e favorire gli investimenti, ma anche combattere la corruzione, ormai diagnosticata in tutta l’area balcanica, e mettere in atto i principi del primo articolo della Costituzione, per il quale: il Montenegro è civile, democratico, ecologico, lo Stato della giustizia sociale, basato sullo stato di diritto. Con queste premesse, in conclusione, si attendono più delle scommesse che delle previsioni: è un cambiamento storico e inedito, ma quanto potrà essere radicale? È un nuovo capitolo per il Montenegro?


[1] Per maggiori informazioni, si consiglia Radić-Bojanić, B. e Silaški, N. (2010), The Identity of a Metaphtonymy – How ‘Tho Eyes in One Head’ became a Cyclops, Cambridge, Cambridge Scholars Publishing, disponibile su: https://www.researchgate.net/publication/271705849

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