LO STATUS DI AL-AQSA DOPO GLI ACCORDI DI ABRAMO

Gli accordi di Abramo mettono in discussione il mantenimento dello status quo della Spianata delle Moschee, uno dei luoghi religiosi più contesi al mondo

Gli accordi di Abramo, che hanno ufficializzato la normalizzazione delle relazioni dello Stato di Israele con gli Emirati ed il Bahrein, hanno delle conseguenze concrete sul mantenimento dello status quo della Spianata delle Moschee, anche nota come al-Haram al-Sharif o Monte del Tempio, in particolare della moschea al-Aqsa. Il complesso, situato nella Città Vecchia di Gerusalemme, è tra i luoghi religiosi più contesi al mondo, a causa della sua rilevanza fondamentale per le tre religioni del Libro, nonché simbolo della complessità che caratterizza il conflitto arabo-israeliano.

Anzitutto, si osserva che dal 1967 l’interpretazione più affermata dello status del sito è stata quella che accorda ai soli musulmani il permesso di pregarvi, mentre permette ai fedeli delle altre religioni di visitare il luogo. Tale interpretazione è stata anche acclarata, nel 2015, da una dichiarazione del PM Benjamin Netanyahu.

Il piano di Trump, dopo una frase iniziale che afferma il mantenimento dello status quo di al-Aqsa, prosegue dichiarando che dovrebbe essere consentito alle persone di ogni fede pregare alla Spianata delle Moschee

Questa previsione viene ripresa dagli accordi di Abramo, che, a differenza dello status quo ante, enfatizzano la differenziazione tra la moschea di al-Aqsa e l’intera Spianata. Contrariamente alla definizione dei musulmani, che chiamano “al-Aqsa” l’intero complesso, nello Statement si dichiara che ai soli musulmani è consentito pregare nella moschea al-Aqsa, mentre tutto quello che nella Spianata non appartiene all’edificio della moschea, è da considerarsi come uno degli altri luoghi sacri di Gerusalemme. Agli ebrei, di conseguenza, viene ora permesso di pregare nel complesso, eccetto che all’interno della moschea. 

Oltre alle, certamente, non casuali scelte terminologiche summenzionate, si nota anche come negli accordi non si faccia riferimento all’amministrazione del sito per mano del Waqf Islamico di Gerusalemme e al ruolo di questo quale agente della custodia hashemita dei luoghi sacri di Gerusalemme. Si trasformano così le istanze musulmane su al-Aqsa da (legittime) rivendicazioni di proprietà a mere concessioni alla visita e alla preghiera ricevute in quanto ospiti. Molti osservatori vedono in questo cambiamento dello status quo del terzo luogo sacro dell’Islam una sfida al ruolo finora assegnato alla Giordania, con una conseguente delegittimazione della stessa, un’appetibile merce di scambio per un’eventuale, sebbene allo stato dell’arte poco probabile, normalizzazione dei rapporti con la monarchia saudita, che già detiene il ruolo di custode di Mecca e Medina.

Annachiara Cammarata

Annachiara Cammarata, analista per IARI di Diritto Internazionale e diritti umani. Laureata in Mediazione linguistica e culturale presso l’Università degli studi di Napoli l’Orientale, con una tesi sulla tutela dei diritti umani nel sistema giuridico islamico, sono attualmente laureanda magistrale in Relazioni Internazionali per l’area MENA nello stesso ateneo, redigendo la mia tesi sulla cooperazione strategica dell’Ue con i Paesi terzi per la gestione dei flussi migratori, e sto frequentando un Master di II livello in Politica e Relazioni Internazionali presso la LUMSA di Roma. Durante il mio percorso universitario ho avuto l’opportunità di studiare all’estero in Europa, America Latina e Nord Africa, esperienze preziose che mi hanno aiutata a dare forma ai miei progetti accademici e lavorativi.

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