ASIA CENTRALE: LE SFIDE DEL 2021

Il 2020 è stato un anno complesso sotto diversi punti di vista per tutto il mondo; l’emergenza sanitaria Covid-19, i cambiamenti climatici e le tensioni geopolitiche diffuse, come ad esempio nella regione occupata del Nagorno-Karabakh, negli Stati Uniti e in America Latina per citarne alcuni, hanno caratterizzato l’andamento di questi mesi caotici. Tuttavia, tra le varie sfumature negative degli avvenimenti che hanno caratterizzato l’anno appena conclusosi, ci sono state alcune dimostrazioni funzionali di collaborazione efficace.

Nel 2020 la regione dell’Asia Centrale si è distinta in particolare dimostrando di possedere ottime abilità cooperative, considerata sia la pandemia che i disguidi in Afghanistan, secondo le Nazioni Unite. Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan, Turkmenistan e Uzbekistan hanno infatti adottato una politica di neutralità nei confronti dei paesi a loro confinanti, con l’obiettivo di sviluppare relazioni internazionali pacifiche e mutualmente benefiche. Questa attitudine rappresenta una “evoluzione” del modello politico turkmeno, che per 25 anni ha consistito nel distanziarsi in modo deciso, quasi isolandosi, dagli altri paesi della regione.

Quello che si prospetta è sicuramente un anno pieno di sfide per la comunità internazionale, atte a consolidare la cooperazione tra stati massimizzando gli sforzi nella lotta contro la pandemia e cercando di risolvere i danni sociali ed economici scaturiti conseguentemente alla crisi del 2020.

In generale, negli scorsi dodici mesi il mondo ha vissuto una terribile crisi generale, tra cui uno dei peggiori colpi all’economia globale mai avvenuti in tempo di pace – in particolare nella prima “fase” della diffusione del virus, che ha corrisposto anche alla chiusura di moltissime imprese. Cosa ci si aspetta dall’economia in Asia Centrale? È presto per parlare di certezze ma si prospetta una lieve ripresa. 

Secondo la World Bank, i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo saranno quelle maggiormente colpite dalla crisi anche nei prossimi anni, con un forte rallentamento del loro potenziale di crescita e della riduzione della povertà. Per quanto riguarda l’Asia Centrale, “the World Bank forecasts growth in EMDEs [emerging markets and developing economies] across the whole ECA [Eastern Europe and Centrale Asia] region to average 3.3 percent in 2021, and 3.9 percent in 2022. In 2020, the World Bank estimates that the EMDEs in Europe and Central Asia faced a contraction of 2.9 percent”. Tuttavia, ci sono delle nette differenze tra i diversi paesi dell’Asia Centrale in termini di possibilità di ripresa economica. 

Il Kyrgyzstan è sicuramente il paese che ha subito maggiormente la crisi, con una contrazione ben dell’8% – a differenza, ad esempio, dell’Uzbekistan la cui crescita è stata rallentata solo dello 0,6%. Il Kazakhstan, che indubbiamente rappresenta il paese con le maggiori risorse e più economicamente avanzato, ha subito una contrazione della sua crescita del 2,5% lo scorso anno. Comunque, in generale “The outlook, here at the beginning of 2021, for Central Asia is modest recovery across the board of 3.0 percent growth in 2021 and 3.8 percent in 2022. […] Kazakhstan’s forecasted growth for 2021 sits at 2.5 percent, and for 2022 may see that rise to 3.5 percent”.

L’economia non è, tuttavia, l’unico fattore di criticità nella regione. Cosa si prospetta a livello politico in Asia Centrale allora nel 2021? 

I governi autoritari di questi paesi si sono consolidati ancora di più durante la pandemia, così come le violenze domestiche e i casi di suicidio; al contempo, i media sono stati tenuti attentamente sotto controllo, limitando fortemente la fuoriuscita di informazioni relativi alla situazione dei diversi paesi – in particolare in Turkmenistan: “These countries are characterized by very authoritarian forms of government. These have become even more stringent due to the pandemic and quarantine measures, imposed in very contradictory and questionable ways, criticized by all international organization”. 

Inoltre, Turkmenistan e Kazakhstan si preparano in questi giorni alle elezioni parlamentari, il Tajikistan, il Kyrgyzstan e l’Uzbekistan invece a quelle presidenziali. A trent’anni dalla caduta dell’Unione Sovietica, e in un momento storico estremamente delicato, quest’anno rappresenta un momento cruciale per la storia della regione dell’Asia Centrale. 

Il governo turkmeno ha sempre mantenuto una linea politica estremamente dura e si prospetta che rimanga così – considerando anche il fatto che il paese ha ufficialmente sempre negato la presenza del virus fino a poche settimane fa, nonostante quest’anno abbia deciso di creare un organo assimilabile ad un Senato ma fittizio. Tuttavia, le imminenti elezioni anche negli altri paesi che compongono la regione suscitano qualche domanda.

Il popolo del Kazakhstan, infatti, dopo le dimissioni del Primo Presidente Nursultan Nazarbayev a marzo del 2019, non ha ben gradito l’insediamento del suo successore designato Tokayev, dando luogo a numerose proteste che sono state represse duramente, così come la libertà di stampa e di espressione. Anche per quanto riguarda il Kyrgyzstan, tra tutti il paese con il governo relativamente meno autoritario, le proteste popolari e sociali di quest’anno hanno sicuramente scosso alle fondamenta la stabilità politica di Bishkek.

Il voto popolare, inoltre, andrà ad influire anche sulla forma di governo del paese stesso, dovendo scegliere tra un sistema presidenziale o parlamentare, con grande timore per la prima opzione. La situazione risulta essere delicata anche per quanto riguarda l’Uzbekistan, che solo da pochi anni ha ricominciato una lenta ripresa dalla dura gestione dittatoriale con la quale aveva convissuto precedentemente. In Tajikistan, invece, si prospetta una conferma di Rahmon al potere, o al massimo del figlio Rustam Emomali. 

Il 2021, appena agli albori, si prospetta già pieno di sfide per questi paesi post-sovietici. La cooperazione sia a livello internazionale che con i paesi vicini, la politica di neutralità e la presunta lieve ripresa economica basteranno? 

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