MALI: LA FRACIA ANCORA ACCUSATA DI AVER UCCISO CIVILI DURANTE UN’OPERAZIONE MILITARE

Arrivano gravi accuse alla Francia da parte dall’associazione Tabital Pulaaku. 

L’organizzazione, da sempre impegnata nella promozione della cultura e dei diritti del gruppo etnico Fulani del Mali, ha dichiarato che sarebbero almeno 20 i civili rimasti uccisi in seguito a un’operazione militare francese nella regione di Douentza. 

Secondo le testimonianze le vittime stavano partecipando a un matrimonio quando sono state attaccate da un elicottero solitario che ha aperto il fuoco in pieno giorno. La Francia ha confermato la presenza di un’operazione militare in corso ma ha negato il collegamento tra le due vicende. 

In particolare un portavoce delle forze militari francesi, il colonnello Frederic Barbry, ha spiegato che era in corso un’operazione offensiva contro un gruppo di terroristi presenti in un’area nel centro-est del Mali, individuato da giorni, specificando che non era presente nessun elicottero.

L’associazione, intanto, ha diffuso in rete un elenco delle vittime, tra cui ci sarebbero anche bambini, e sta esortando le autorità maliane a fare luce su quanto accaduto.  Guillaume Nguefa, capo della sezione diritti umani della missione Onu in Mali, ha confermato l’incidente, tuttavia non ha rilasciato ulteriori informazioni. 

Al momento, le uniche certezze, riguardano la criticità della zona in cui sarebbe avvenuta la vicenda.  Il villaggio si trova nella regione di Mopti, a 600 km dalla capitale Bamako, dove i gruppi terroristici vantano un’ampia presenza. La regione, infatti, è l’epicentro di gravi tensioni militari iniziate nel 2012, nel nord del Mali, che si sono estese successivamente in Burkina Faso e in Niger. 

Inoltre non è la prima volta che la Francia si trova coinvolta in accuse di questo tipo. Nel 2017, infatti, un raid francese avrebbe causato la morte di undici soldati maliani prigionieri dei terroristi, il Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani (Gsim).  Nonostante l’impossibilità di avere certezze sulla responsabilità francese è chiaro che le accuse non fanno che peggiore la difficile situazione maliana.

Ricordiamo infatti che il 18 agosto il Paese è stato teatro di un colpo di Stato che ha portato all’arresto del presidente Ibrahim Boubacar Keïta e del suo primo ministro, Boubou Cissè, da parte dei soldati in rivolta. Al golpe erano seguite, poche ore dopo, le dimissioni del Presidente e lo scioglimento del Governo e del Parlamento. 

Questo quadro interno si è inserito nel già complesso contesto della lotta ai jihadisti in corso dal 2013, anno in cui è entrato in azione l’esercito francese in sostegno alle autorità maliane. Il rischio, adesso, è che la vicenda possa aumentare sia le pressioni a cui è sottoposto il governo provvisorio, che le ostilità verso i soldati francesi che vengono percepiti più come invasori, consentendo ai terroristi di guadagnare ulteriore terreno. 

Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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