STATI UNITI: L’AMARCORD DI MIKE POMPEO AL TERMINE DEL MANDATO

Il Segretario di Stato Americano Mike Pompeo, a pochi giorni dalla fine del suo mandato, ripercorre tramite Twitter i risultati ottenuti con la strategia americana nell’Artico. Una strategia non sempre trionfale

Il mandato di Mike Pompeo, in qualità di Segretario di Stato è ormai alle battute finali. Il 20 gennaio, il presidente eletto Joe Biden farà il suo ingresso alla Casa Bianca, e nel frattempo anche le alte cariche vicine a Trump, lasceranno spazio ai rispettivi successori. Proprio perché il mandato è agli sgoccioli, si susseguono da parte di Mike Pompeo, numerosi post su Twitter atti a ripercorrere i punti salienti del mandato. L’argomento principale dei tweet riguarda i risultati raggiunti dagli Stati Uniti nell’Artico.

Questa strategia comunicativa, comunque, ha generato le dovute reazioni da parte di alcuni giornalisti e politici, che hanno preferito non dare per buone tutte le affermazioni di Pompeo. Alcune delle sue affermazioni, specie durante gli incontri diplomatici tenutisi in Europa, sono state infarcite di attacchi a Cina e Russia, con la conseguente creazione di un clima destabilizzante. Basti pensare al discorso che Pompeo pronunciò a Rovaniemi, Finlandia nel 2019 in cui non mancarono parole forti contro Mosca e Pechino. 

Ma come mai, proprio l’Artico ha avuto così tanto spazio nei pensieri e nei post di Pompeo? Uno dei motivi è sicuramente relativo all’interesse crescente che gli Stati Uniti dell’era Trump hanno fatto rilevare. Interesse che si è esplicitato mediante una strategia che punta molte risorse sull’incremento della flotta della Guardia Costiera (USCG). A questo proposito, bisogna sottolineare che, nonostante uno dei succitati tweet di Mike Pompeo parli proprio di questo aspetto, lui, in qualità di Segretario di Stato, nell’Artico ha avuto il compito di perseguire l’altra parte della strategia americana, cioè quella diplomatica. 

In sostanza, l’amministrazione di Trump, e di conseguenza, anche Mike Pompeo possono ritenersi soddisfatti della linea tenuta per l’Artico. L’obiettivo era dimostrare al mondo che gli Stati Uniti sono ancora in grado di poter fare la voce grossa nello scacchiere geopolitico mondiale. Inoltre Washington non avrebbe mai potuto lasciare che Russia e Cina si impadronissero dell’Artico indisturbate. Le forze statunitensi che negli ultimi anni sono presenti, in numero sempre crescente nell’Artico, rende chiaramente l’idea delle intenzioni americane. 

Nell’ultimo periodo, le navi americane sono state viste più volte, specie nei punti più insidiosi per il “nemico” russo, per esempio nel Mare di Barents. Le navi e gli armamenti sono il frutto di una strategia più aggressiva,che si serve di un massiccio investimento economico per rimpinguare flotta ed armi. Lo scopo, stando alle linee guida americane è quello di difendere i confini, ma il tutto si esplicita in un’ottica che crea insidie e tensioni ulteriori. Con la presidenza Biden alle porte, c’è chi spera in un cambiamento di rotta, ma  nella pace artica, ormai compromessa, c’è bisogno di una prospettiva nuova, e gli Stati Uniti non possono non dire la loro. 

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.

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