LA STRATEGIA DI PECHINO NEL GIBUTI, TRA INTERESSI COMMERCIALI E MILITARI

La China Merchants Group ha firmato un piano di investimenti pari a 350 milioni di dollari verso il porto del Gibuti. Obiettivo del piano è trasformare il porto in un hub commerciale internazionale modellato sul porto cinese di Shekou a Shenzhen. 

La Cina ricopre un ruolo importante nel Corno d’Africa, e in particolare nel piccolo stato del Gibuti. Situato strategicamente sullo stretto Bab el Mandeb, nel Corno d’Africa, il porto punta a diventare un hub commerciale di livello internazionale e fulcro degli scambi tra Africa, Asia ed Europa. Grazie agli investimenti cinesi, il cui valore totale ammonta a 350 milioni di dollari, il porto di Gibuti, modellato sull’esempio del porto di Shekou nella città cinese di Shenzhen, avrà un forte impatto sul futuro sviluppo economico del paese.  

L’area da tempo attrae le mire cinesi e non solo. Sebbene l’inizio delle relazioni tra i due risalga all’8 gennaio 1979, è a partire dagli anni 2000 che la Cina ha iniziato a muovere attivamente i primi passi verso il Gibuti. Dal 2013, il Gibuti fa parte del progetto cinese della Via della Seta marittima, rappresentando uno dei partner strategici dell’area, definito come la porta d’accesso all’Africa. Sotto la guida del Presidente Xi Jinping e del Presidente Guelleh, la partnership strategica tra i due paesi ha accelerato lo sviluppo economico nel Corno d’Africa. 

Le relazioni amichevoli tra i due hanno portato all’inaugurazione della prima base militare cinese in territorio estero nel 2017. Nello stesso anno sono state completate le opere di costruzione della via ferroviaria che collega Etiopia e Gibuti, un progetto di circa 3.4 miliardi di dollari finanziato dalla Export- Import Bank (EXIM) cinese e realizzato dalla China Rail Engineering e la China Civil Engineering Construction Corporation (CCECC).

Le opere di investimento verso il porto erano già iniziate nel 2017, ma solo lo scorso 5 gennaio 2021 la China Merchants, multinazionale sotto il controllo della Repubblica Popolare Cinese, ha stanziato ulteriori fondi al fine di rinnovare il porto con l’obiettivo di creare uno dei maggiori centri economici internazionali nell’area.  

I motivi che spingono Pechino verso il paese sono tanti e tutti riconducibili alla sua posizione geostrategica. Il porto rappresenta un nodo strategico tra il Mar Mediterraneo, il Mar Rosso e l’Oceano Indiano, una posizione che serve gli obiettivi della Nuova via della Seta. Inoltre, l’ambiente geopolitico stabile, la vicinanza del Gibuti alle principali rotte marittime internazionali attraggono numerose potenze europee e non, tra cui Francia e Stati Uniti. 

Il Presidente Guelleh ha ripetutamente mostrato la volontà di accrescere le relazioni tra i due paesi, dal momento che Pechino rappresenta un partner sincero e indispensabile per l’Africa e per il paese, a cui il Gibuti deve tanto sia dal punto di vista economico che sociale. La firma dell’accordo avvenuto il 5 gennaio rappresenta un rinnovo dell’impegno di entrambe le parti. L’investimento spronerà l’economia del paese, creando migliaia di posti di lavoro. 

Interessi economici, militari e politici

Pechino ha firmato un accordo di difesa con il paese nel 2014 e nel 2016 ha iniziato a costruire le sue “strutture di supporto” per il riposo navale e il rifornimento, per le operazioni di assistenza umanitaria, nonché la prima base militare cinese estera con l’obiettivo di salvaguardare la zona del Golfo di Aden da possibili attacchi pirata, dispiegare soldati cinesi in operazioni antiterrorismo nella zona e servire da supporto per i cittadini cinesi presenti in Africa orientale. La Cina, insieme a Francia, Stati Uniti, Germania, Giappone, Italia e Arabia Saudita, è uno dei sette paesi ad aver stanziato la propria presenza militare nel Gibuti. 

Dal punto di vista economico, a partire dagli anni 2000, la Cina ha investito annualmente circa 1.5 miliardi di dollari in infrastrutture nel paese. I progetti però, spesso finanziati da prestiti statali, richiedono un ritorno in termini di materie prime, merci, manodopera e servizi. Ma nel caso del Gibuti, il compenso maggiormente richiesto da Pechino è la possibilità di sfruttare la posizione strategica del paese.

Il recente investimento ha attratto le critiche americane che non hanno tardato ad arrivare. presidente Trump ha infatti accusato la Cina di manipolare gli investimenti verso il paese per ottenere un vantaggio sugli Stati Uniti. Inoltre, gli investimenti nel paese aumenterebbero il debito gibutiano verso Pechino, “bloccando così il paese in uno stato di debiti e impegni insostenibili e poco trasparenti” .  

Pechino ha risposto alle critiche affermando che” la costruzione di infrastrutture in… Gibuti e altri paesi mirano a promuovere la realizzazione del sogno di integrazione africana.”. La Cina si impegna ad allinearsi al quadro strategico “Vision 2063” dell’Unione Africana, promettendo aiuti verso i vari paesi africani con l’unico scopo di “creare nuovi posti di lavoro e a spronare le economie locali nell’era post-epidemia”.

Quella nel Gibuti è una strategia emergente che sfrutta l’influenza economica cinese al fine di promuovere i propri interessi di sicurezza. Di fatti, la vicinanza tra il porto e la base militare riflette l’integrazione degli interessi commerciali e militari cinesi come parte di una strategia più ampia, in cui Pechino punta ad assumere un ruolo di sicurezza rilevante a livello globale. 

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