IL PRIMO DI CINQUE, DIFFICILI ANNI

A un anno e un mese dall’insediamento della Commissione von der Leyen, quali sono i risultati ottenuti, e le sfide ancora da superare?

Un anno di VDL

La Commissione VDL è entrata in ufficio il 1° dicembre 2019, un mese in ritardo rispetto a quanto previsto. Il protocollo istituzionale prevede l’elezione del Collegio di Commissari in quanto primo incarico ufficiale del neo-eletto Parlamento Europeo, a seguito delle votazioni svolte tra i Paesi membri a maggio. 

Sono trascorsi quindi 13 mesi dal momento in cui 27 cariche di alto livello si sono trasferite a palazzo Berlaymont a Bruxelles, nel cuore del quartiere europeo – o presso la sede dell’Azione Esterna, nel caso dell’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri Joseph Borrell. Diamo ora uno sguardo ai principali traguardi raggiunti dalla Commissione nel corso di questo periodo, e quali altri ostacoli sono ancora da superare.

La pandemia

Nelle settimane antecedenti la sua elezione, Ursula von der Leyen aveva preparato un piano strategico contenente un numero di ambiziosi obiettivi da raggiungere. Tra questi, nessuno – né dentro le stanze dei bottoni, né tantomeno al di fuori di esse – avrebbe potuto prevedere l’arrivo improvviso di una crisi del calibro di quella causata dal Covid-19, per quanto lo spettro di una pandemia mondiale serpeggiasse tra le opinioni pubbliche da anni. Sfida grandissima per tutti, ha di certo rappresentato un inizio turbolento per i primi mesi di presidenza della nuova Commissione.

Come tutti i governi, anche quello Europeo si è ritrovato spiazzato dal diffondersi di questo nuovo virus dalla città di Wuhan in Cina. Questo ha sicuramente influito sulla performance delle istituzioni europee, la cui decisione più simbolica su questo tema  è probabilmente rappresentata dalla scelta di mostrare, per la prima volta nella storia europea, una sensibile flessibilità alle rigide regole del Patto di Stabilità e Crescita. A ciò si è aggiunta, già da marzo-aprile, la questione della fruizione o meno del MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità, che ha infiammato la retorica populista (e non) di molti stati europei, in quali in maggioranza hanno escluso l’utilizzo di tale fondo alla corsa frenetica per bloccare lo sgretolamento della propria struttura economica.

Si sente poi spesso parlare del famoso Recovery Fund, la cui approvazione ha rappresentato un altro significativo pericolo per la compattezza europea di fronte alla crisi. Se l’approvazione di tale Fund può essere discutibile in quanto successo o sconfitta per i vari stati europei, pochi dubbi vi sono riguardo al beneficio rappresentato dalla recente campagna di vaccinazione avviata in molti paesi UE il 27 dicembre, in un gesto estremamente simbolico, proprio per sottolineare quella stessa compattezza europea spesso messa in dubbio.

La rapida scoperta del vaccino è un grande successo per il mondo intero ed in particolare proprio per l’Europa, alla luce dei sostanziosi finanziamenti europei a sostegno della ricerca. Restano ora da vedere se le dosi programmate arriveranno settimanalmente, come previsto, e come verrà svolta la campagna di vaccinazione, e monitorata la ripresa economica di tutto il continente. 

Brexit

Messo in secondo piano solamente dalla pandemia, i negoziati per l’uscita ufficiale del Regno Unito dal blocco ha comunque rappresentato uno dei più rilevanti temi che l’UE ha dovuto affrontare nel corso di questo interminabile 2020. Soprattutto, dopo essere stato momentaneamente accantonato – quanto meno dall’opinione pubblica – esso ha ritrovato il centro della scena durante gli ultimi giorni dell’anno, quando finalmente è stato raggiunto un accordo dalle due parti. Ancora da definire del tutto, sembra che il documento contenga 2000 pagine dense di informazioni su pesca, immigrazione, ed altri temi rilevanti. Tra questi, uno che ha trovato grande risonanza, amareggiando soprattutto le giovani generazioni, è il previsto annullamento del programma Erasmus nel Regno Unito; meta ambita per milioni di giovani in tutta Europa desiderosi di migliorare il loro livello di inglese vivendo un’esperienza all’estero durante gli studi universitari. Oltre ciò, Boris Johnson ha più volte enfatizzato la rinnovata “libertà” del suo Paese di agire senza sottoporsi al giudizio della Corte Europea di Giustizia.

Parità di genere

Un tema molto caro alla Presidente della Commissione in persona, come lei stessa ha ribadito in numerose occasioni. In realtà, il primo intento della Presidente di lavorare con un Collegio di Commissari in cui la parità di genere fosse pienamente rispettata fallì, anche se il risultato finale rimane gratificante, con un numero senza precedenti di donne alla guida di importanti portfolios. Se tale primo flop ha macchiato l’immacolata reputazione della novella Commissione nella sua lotta per la parità di genere già dai primi giorni, questo non ha fermato l’intento della Presidente di proseguire con una politica quanto mai di supporto per i diritti delle donne in ogni azione dell’Unione, come dimostrato dal piano per promuovere la parità di genere nell’azione esterna dell’UE.

Cambiamento climatico e sfide ambientali

Anche questo tema è stato spesso ripetuto in quanto pilastro nel lavoro della Commissione VDL. Se da una parte il rallentamento a livello mondiale che abbiamo conosciuto quest’anno sembra aver giovato l’atmosfera terrestre, la pandemia ha anche frenato incontri tra diplomatici ed esperti sulla questione. Una nota incoraggiante sotto questo punto di vista è la recente nomina a presidente degli Stati Uniti d’America del Democratico Joe Biden, convinto sostenitore del Trattato di Parigi, al contrario del suo predecessore Donald Trump. Il supporto di una delle maggiori economie mondiali nella lotta contro il cambiamento climatico e il riscaldamento globale troverà coordinazione con le ambizioni del Vecchio Continente. 

Una Commissione Geopolitica

Tale appellativo fu attribuito dalla stessa Presidente von der Leyen. Esso riflette chiaramente l’intenzione di affrontare a testa alta le numerose sfide a livello internazionale che la Commissione Europea si è trovata davanti nel corso del 2020, e quelle che si presenteranno in futuro. Questo comporta l’intento di rafforzare l’azione dell’Unione al di fuori dei suoi confini, in quanto punto di riferimento economico, per la promozione dei diritti umani e della democrazia per tutti. Se, come menzionato, taluni negoziati internazionali sono stati rallentati dalla corsa della pandemia; la Commissione ha ancora quattro anni per rafforzare l’immagine dell’Europa agli occhi del resto del mondo.

Nuovo anno, nuove sfide

Se innegabilmente il 2020 ha rappresentato un intenso anno di sfide per la nuova Commissione, inutile negare che molte di esse continueranno anche nei mesi a venire. La luce in fondo al tunnel della pandemia è solo, lontanamente visibile al momento: la sfida sanitaria è ancora lunghissima, con il rischio che quella per la ripresa economica del blocco prenda ancora più tempo. Se è vero che i negoziati per la Brexit si sono conclusi al limite, evitando quella che per molti sarebbe stata considerata una catastrofe (l’opzione “No Deal”, vale a dire l’uscita del Regno Unito senza accordo) gli esiti dei negoziati saranno visibili solamente in futuro, e con essi la soddisfazione del popolo Britannico, i vantaggi e disvantaggi per un’Unione con uno stato in meno, ma per certi versi più solida. Sfide come la parità di genere, il cambiamento climatico e quelle dettate dalle relazioni esterne sono e sempre permangono nell’impegno e nell’attività dell’Unione Europea. In fondo, questo era solo il primo di quelli che, agli occhi della Presidente von der Leyen, durante questi ultimi 13 mesi, sono probabilmente apparsi come cinque, lunghi e difficili anni.

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