VERSO UNA “NUOVA ALGERIA”?

La riforma costituzionale entrata in vigore promuove una “Nuova Algeria”. In realtà, diventa agli occhi dei cittadini un’ulteriore manovra per estendere la vita di un sistema autoritario e corrotto.

Il 2021 inizia per l’Algeria con l’entrata in vigore della riforma costituzionale oggetto del referendum tenutosi a novembre 2020. In tale occasione, non più del 23.7% del popolo algerino ha espresso il proprio voto e solamente 13.7% dei 24.47 milioni di votanti registrati ha supportato il testo della nuova costituzione. Il resto dei partecipanti ha espresso il proprio dissenso o invalidato il proprio voto. Il boicottaggio al referendum costituzionale, con un tasso di affluenza tra i più bassi della storia del paese, è sintomo di un irreparabile divario tra governo e popolo. 

La crisi politico-istituzionale che coinvolge l’Algeria è iniziata formalmente nel febbraio 2019, nel momento dell’annuncio del precedente presidente Abdelazziz Bouteflika dell’inizio del suo quinto mandato.  La conseguenza diretta è stata la costituzione di un movimento di protesta, Hirak, che coinvolgendo l’intera popolazione algerina ha animato le strade a cadenza settimanale chiedendo la caduta del regime e l’establishment di un sistema democratico civile.

Diverse sono le cause alla base dell’esasperazione cittadina e includono l’alto tasso di disoccupazione giovanile – circa il 70% della popolazione ha meno di 30 anni e di questi più di un individuo su quattro è disoccupato –, soprattutto alla luce delle difficoltà economiche esacerbate dalla pandemia, la corruzione, il nepotismo e la cattiva gestione delle risorse che hanno caratterizzato i venti anni di regime di Bouteflika, in carica dal 1999. L’incapacità del governo di rispondere alle necessità della popolazione ha dato origine a un movimento di protesta che, richiedendo un cambiamento del regime e dello status quo vigente, ha condotto il presidente Bouteflika alle dimissioni il 2 aprile 2019 dando inizio a un lungo periodo di transizione terminato con l’elezione di Tebboune nel dicembre 2019.

Un passo, quest’ultimo, che non ha garantito un allentamento delle tensioni ma, al contrario, ha esacerbato la crisi politica e ulteriormente indebolito la legittimità del regime. Infatti, nonostante un cambiamento nella figura presidenziale, non ci sono stati cambiamenti sostanziali nella classe politica al potere. Si pensi, innanzitutto, che lo stesso Tebboune in passato è stato sia ministro che primo ministro durante il regime di Bouteflka e che il suo governo è per lo più composto da ministri che hanno servito il suo predecessore.

La riforma costituzionale è stata elemento chiave della campagna elettorale di Tebboune, promotrice di una “nuova Algeria”, ma diventa agli occhi dei cittadini esausti e insoddisfatti un’ulteriore manovra per estendere la vita di un sistema autoritario e corrotto. Il testo della nuova costituzione, in effetti, è stato approvato dalle due camere di un parlamento che non rispecchia la volontà cittadina, non avendo subito alcuna modifica successivamente alle dimissioni di Bouteflika nonostante le richieste dei manifestanti, e, inoltre, non garantisce la separazione dei poteri, concedendo più ampie capacità al presidente.

 In un contesto repressivo e autoritario, quale quello algerino, data la sfiducia e la mancanza di mezzi cittadini per dar voce al proprio dissenso, l’astensione al voto è divenuta un potente atto di ribellione che non ha, tuttavia, portato i risultati sperati. Si presume, tuttavia, che l’entrata in vigore della costituzione non sarà sufficiente per placare i dissensi popolari e la strada da condurre per superare la crisi politico-istituzionale che interessa il Paese è ancora lunga.

Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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