CUBA – STATI UNITI, QUALI PROSPETTIVE?

Il Segretario di Stato Mike Pompeo ha dichiarato, a pochi giorni dalla fine del mandato, di voler inserire Cuba nella lista degli Stati sponsor del terrorismo. La cosa rischia di complicare il futuro delle relazioni tra i due Stati all’indomani dell’insediamento di Biden, intenzionato a riaprire i rapporti seguendo il progetto di Obama. 

L’embargo contro Cuba apposto dagli Stati Uniti, el bloqueo, ebbe inizio nel 1962. Nel 2014 fu dichiarata per la prima volta l’intenzione di porvi fine dal Presidente Barack Obama. I dissidi tra i Paesi iniziarono nel 1959 quando gli USA persero il ruolo di primo partner commerciale del Paese al fronte delle riforma agraria cubana varata il 17 maggio 1959, che portò nel 1961, dopo due anni di scontri commerciali e politici, allo sbarco della Baia dei Porci. Il proclama 3447 del 7 febbraio 1962 diede inizio al blocco economico contro Cuba: l’embargo fu imposto ad ogni scambio. L’8 luglio 1963 venne varato il Cuban Assets Control Regulations che proibì le esportazioni a Cuba per Stati terzi; furono congelati i patrimoni cubani e fu vietato l’invio di rimesse a Cuba. 

La situazione si protrasse fino al 1992, anno del Cuban Democracy Act, che stabiliva i termini della cessazione dell’embargo. Nel 2000 la legge Trade Sanctions Reforn and Export Enhancement Act, eliminò le restrizioni ai beni agricoli e ai dispositivi medici. Si arrivò così alla Presidenza Obama, che nel 2009 revocò alcune restrizioni ai viaggi e alle rimesse. Nel dicembre del 2014 i due Stati dichiararono la volontà di riallacciare relazioni diplomatiche. I temi cardine per la piena ripresa delle relazioni, erano e restano quelli delle restrizioni sui viaggi e dell’espansione del commercio, che per i beni agricoli frutterebbe milioni di dollari alle casse statunitensi.

La ripresa delle relazioni si è arrestata con la presidenza Trump. La maggior parte delle aperture erano state autorizzate con ordini esecutivi presidenziali, che sono cessati con l’avvento della nuova presidenza. Nel giugno 2017 Trump produsse un memorandum che sanciva la riduzione dei contatti commerciali con Cuba, nonché restrizioni ai viaggi e alle rimesse, sotto lo slogan America First. Il culmine del raffreddamento delle relazioni venne raggiunto a seguito di una serie di attacchi sonori di tipo informatico verificatisi all’Ambasciata statunitense a L’Avana, che causarono forti malesseri fisici al personale, che fu in buona parte richiamato in patria. I rapporti non si sono del tutto interrotti e non sono stati irrimediabilmente colpiti dallo scandalo, per il quale non è ancora stato ufficialmente riconosciuto un colpevole.

Alla fine di settembre 2020 Trump ha imposto ulteriori restrizioni ai prodotti cubani d’esportazione, come sigari e alcolici, confermando quell’approccio della sua campagna elettorale particolarmente aggressivo nei confronti della sinistra e dei suoi regimi nel globo. Negli ultimi giorni del 2020 il Segretario di Stato Mike Pompeo ha dichiarato di voler classificare Cuba come sponsor del terrorismo, cosa che innescherebbe restrizioni e sanzioni da parte di Washington. L’azione, che convince molti cubani emigrati negli USA in opposizione al regime castrista, rischia di complicare il futuro delle relazioni con l’isola per il futuro Presidente Biden, che dovrebbe iniziare il proprio mandato con ulteriori tensioni a cui porre freno. Biden ha più volte dichiarato di voler riprendere il percorso iniziato da Obama verso la normalizzazione dei rapporti. 

Ad aggravare la situazione concorre anche la reciproca sfiducia tra i vertici dei due Paesi, animata da questioni di ordine politico-ideologico. Biden avrà molte questioni urgenti di cui occuparsi, come la pandemia e l’economia, e la ripresa delle relazioni potrebbe dover aspettare più tempo del previsto. Il futuro Presidente dovrà fare i conti con la retorica della “troika della tirannia” composta da Cuba, Nicaragua e Venezuela, imposta da Trump e denunciata a più livelli come il nuovo progetto comunista di questo secolo. Cuba inoltre esce devastata dalla pandemia che rende impossibili molto viaggi e scambi con l’estero per il Paese a prescindere dalle sanzioni. Biden potrebbe, prima che sul piano delle relazioni commerciali, ripartire proprio dal settore turistico e dall’incentivo ai viaggi come primo segno di riapertura, unitamente all’inizio di ulteriore personale diplomatico a L’Avana, sottodimensionato dal 2017.

Indubbiamente le aperture diplomatiche potrebbero innescare innovazioni significative nei rapporti commerciali, ma lo farebbero soprattutto a livello politico. Ma Cuba accetterà la mano tesa dal Presidente democratico? La ripresa dei rapporti potrebbe mutare la narrazione che nell’isola associa molti problemi di arretramento sociale all’imperialismo statunitense e non è ancora del tutto chiaro se il Presidente Miguel Díaz-Canel sia pienamente convinto di volerlo. In ogni modo al momento le gravi condizioni economiche in cui si trova il Paese potrebbero indurre a pensare che anche Cuba sia interessata ad una ripresa delle relazioni. Se è vero che ciò non cambierà ancora radicalmente la situazione, una ripresa dei rapporti basata sulla fiducia e sul mantenimento della parola data da parte di Biden potrebbe essere un buon inizio. 

Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

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