LA POLITICA DI DIFESA INGLESE E LA BREXIT

Il Regno Unito è il primo paese europeo a lasciare l’Unione Europea volontariamente da quando, nel 1992, ha deciso di aderirvi. Ha saputo mantenere la propria forte identità di “isola” in tutte le azioni intraprese all’interno dell’Unione, come quando si è rifiutata di adottare l’euro come moneta, tenendo una distanza, di fatto, dagli altri paesi europei. La cooperazione tra i vari paesi europei però negli anni è sempre stata presente, apportando anche dei grandi vantaggi al caso inglese, facilitando la giustizia, gli spostamenti, la difesa e soprattutto l’economia e la finanza.

Sotto la pressione sempre più forte degli euroscettici, però, nel 2016 il presidente inglese David Cameron indice un referendum, chiamando il  Regno Unito a prendere una decisione di grande portata: decidere se rimanere nell’Unione Europea o se invece uscirne. Si decide di uscire.  

La percentuale dei votanti che ha deciso di lasciare l’Unione è del 51.9%: questo dato è molto importante perché segna la fine della presidenza Cameron e l’inizio della presidenza May, che ha il compito di seguire le procedure per la Brexit. Secondo i Trattati sul funzionamento dell’Unione Europea si hanno a disposizione due anni per trovare degli accordi per l’uscita del paese dall’Unione. 

Quattro anni dopo, gli accordi sono finalmente stati decisi e, sulla soglia della fine del 2020, Unione Europea e Regno Unito posso finalmente lasciarsi in buoni rapporti.  Secondo le previsioni future fornite da diversi economisti però i veri effetti della Brexit dipenderanno da quanto efficacemente le relazioni tra le due parti funzioneranno, prevedendo però un peggioramento dell’economia del Regno Unito e una riduzione del reddito pro capite nel lungo periodo, quindi in un periodo minimo di 10 anni.

L’opzione dell’isolamento per un paese è sempre critica, l’esempio dell’America con Trump è lampante, perchè oltre a trovarsi più sola in ambiti che possono essere critici come la Difesa, si ritrova a dover cercare di mantenere un equilibrio delle relazioni -diplomatiche, politiche ed economiche- estremamente precario. Il Regno Unito ha da sempre collaborato e cercato un rapporto con i paesi europei fin dagli Anni ‘70, in particolare da quando nel 1973 decide di unirsi alla CEE, la Comunità Economica Europea. Cercare una maggiore indipendenza, termine che in questo caso inglese però fa rima con “isolamento”, significa tornare al periodo pre ‘73. 

Decide di chiudersi come soluzione per una migliore gestione di diversi aspetti, primo fra tutti la sicurezza del paese. A seguito di una migliore gestione della sicurezza molte agenzie di difesa e aerospaziali inglesi devono rinnovare i loro regolamenti interni in materia di rapporti con i paesi europei e con i paesi extra- UE. 

L’ufficio governativo inglese della Sicurezza Nazionale ha assicurato che il “National Security and Investment Bill” rafforzerà le proprie politiche in materia di investimenti stranieri, facendo particolare attenzione agli investitori: la manovra prevede la possibilità di decidere con quali investitori fare affari, ponendo delle barriere, di fatto, agli investitori cinesi; e la propria capacità investigativa e di protezione.

Le aziende inglesi che operano negli ambiti della Intelligenza artificiale, della robotica, delle tecnologie militari, delle tecnologie satellitari e spaziali e i fornitori della Difesa inglese sono tutti chiamati a rinnovare le proprie leggi e le metodologie con cui operano nei diversi paesi, oltre ad apportare significative modifiche  alle dinamiche delle relazioni con le diverse aziende che non si trovano sul suolo del Regno Unito. 

Il governo inglese sostiene che questi provvedimenti legislativi proietteranno il paese nel XXI secolo, migliorando molti aspetti della vita del paese. Tuttavia, come si è accennato prima,  le previsioni economiche non sembrerebbero supportare questa visione: infatti, si registrano problemi anche negli ambiti della ricerca, universitaria, accademica e scientifica; dell’educazione, con un innalzamento fino ad un triplo delle tasse universitarie da pagare; dell’immigrazione, se si tiene in considerazione la possibilità assolutamente concreta che il Regno Unito decida di ridurre il flusso migratorio proveniente proprio in particolare dall’area economica europea. 

Per quanto concerne la cooperazione in materia giudiziaria e di difesa del Regno Unito con i paesi europei, i problemi che sono individuabili nel breve periodo sono le difficoltà a stabilire e mettere in pratica i nuovi accordi bilaterali, dato che alcuni paesi europei potrebbero avere difficoltà ad accettare l’uscita del Regno Unito dall’Europa, dimostrando una minore propensione a trovare accordi particolarmente vantaggiosi per la parte inglese, anche per paura che magari altri paesi, spinti dall’esempio del Regno Unito, decidano di lasciare anch’essi l’Unione Europea vedendo che gli accordi maturati sono più vantaggiosi. 

Da una parte quindi un possibile rischio per il breve periodo è di essere testimoni di episodi di “punizione”  da parte dei paesi europei nei confronti del Regno Unito, e dall’altra la possibilità che altri paesi seguano “l’esempio” inglese, uscendo di fatto dall’Unione Europea, compromettendo la solidità e la credibilità di questa importante attore.  Nei prossimi mesi e nei prossimi anni, quindi, si vedrà come i vari Stati hanno deciso di porsi davanti alla Brexit, e la loro disponibilità alla collaborazione e alla creazione di nuovi scenari non solo europei ma anche  mondiali. 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from DIFESA E SICUREZZA

PESCO E DIFESA EUROPEA

La Pesco (o Permanent Structured Cooperation) è un progetto di cooperazione a geometria variabile stabilito