CINA 2021: FESTEGGIANDO IL CCP

Nel 2021 il paese celebrerà il suo primo obiettivo centenario: la nascita del Partito Comunista Cines. Quali sfide attendono Xi Jinping e i suoi compagni?

Il presidente di Xi Jinping, durante il suo discorso di fine anno, ha impiegato metafore relative al linguaggio militare per ricordare alla popolazione l’eroica vittoria nella lotta al Coronavirus, che ha visto cittadini ordinari trasformarsi in eroi. Xi ha celebrato anche altri successi di politica interna come l’eradicazione della povertà e il raggiungimento di una società moderatamente prospera, l’obiettivo fissato per il primo centenario. Non è mancato un riferimento alla comunità internazionale, che, secondo Xi, è più importante che mai in un momento di incertezza e pericolo senza confini. 

Il discorso di Xi è servito anche per annunciare la sua visione per il 2021, anno nel quale si celebra il primo dei due centenari, ossia la fondazione del Partito Comunista Cinese. Il Partito, ufficialmente nato nel quartiere francese di Shanghai nel 1921 per volere, tra gli altri di Mao Zedong, guida il paese dal 1949. Il motto ufficiale del Partito è “servire il popolo”, in cinese 为人民服, il che significa dedicarsi al benessere spirituale (e sempre più materiale) della popolazione restando fedeli alla missione originale, quella di liberare le masse dalle oppressioni degli imperialisti stranieri e della borghesia nazionale.

Tenendo a mente questi concetti chiave, l’obiettivo fissato per fine 2020, da festeggiare poi nel 2021, era quello di costruire una società moderatamente prospera. Non stupisce l’intenzionale opacità di questo slogan, che fa genericamente riferimento a una società con un’economia più forte, maggiore democrazia, un più avanzato sviluppo tecnologico, maggiore armonia sociale e migliore qualità di vita. L’obiettivo è stato dichiarato come pienamente raggiunto, anche se su almeno tre di questi fattori sembra levarsi una nuvola scura. 

Democrazia, intesa in Cina come la presenza di discussione e dibattito in sede decisionale, non come affidamento al popolo della scelta elettorale, stride con l’estromissione, avvenuta a novembre, dal parlamento di Hong Kong di quattro deputati del movimento pro-democrazia, accusati di comportamenti non patriottici di supporto ai movimenti indipendentisti. I margini di miglioramento su questo aspetto sono minimi, considerata la determinazione di Pechino nel mettere ordine ad Hong Kong il più in fretta possibile e mantenerlo nella Cina continentale. 

Maggiore armonia sociale rappresenta un obiettivo quasi utopistico, e minacciato dalle azioni del governo stesso. Partendo dalle persecuzioni, violenze e discriminazioni in Xinjiang, variamente giustificate da figure istituzionali, sino alle recenti proteste dei lavoratori nelle fabbriche di Foxconn e Pegatron. L’armonia sociale resta un obiettivo più cosmetico che reale, dipendente in gran parte dalla capacità di non far arrivare ai media le notizie di discontento. In questo senso, sembra illusorio pensare ad un 2021 senza più divisioni e malcontento interni; l’opzione più realistica saranno dodici mesi durante i quali i malumori non usciranno dai confini cinesi. 

Migliore qualità di vita è forse il più vago tra gli obiettivi, che racchiude il significato di tutti gli altri e aggiunge un fattore ormai onnipresente nella retorica del governo cinese: la protezione ambientale. Rispettare gli impegni presi in sede internazionale e lavorare concretamente per rallentare la corsa del cambiamento climatico porterebbe un beneficio a lungo termine: la salute dei cittadini di oggi e del domani. In questo campo il 2021 potrà davvero rappresentare uno spartiacque, dove dati e risultato potranno essere dimostrati e gli impegni rinnovati nel corso della COP26, che si terrà a Glasgow a novembre.

Cosa succederà alla Cina 2021? Non volendo fare previsioni e scommesse, ci si può confrontare con la realtà di una nuova relazione da forgiare con gli Stati Uniti e della necessità di confrontarsi con le rilevanti sfide che la politica interna pone. Seguiremo insieme gli sviluppi di questi e altri filoni della geopolitica!

Annalisa Mariani

Mi chiamo Annalisa,classe 96,analista IARI per la sezione Cina.Dopo la laurea triennale in Mediazione Linguistica a Milano,sono partita per la mia amata Cina per un anno di studio avanzato della lingua.Lioho capito che l'aspetto più affascinante del mondo cinese è la politica. QuelPartito unico che si incontra, esplicitamente o non,in ogni discorso, articolo, conferenza e conversazione con gli amici cinesi. Così ho decisodi studiare quel Partito, iscrivendomi al Master in China eGlobalizzazione al King's College a Londra. Negli ultimi tempi ho capito che la mia grande curiosità mi porta sempre a parlare di tutto ciò che è controverso / proibito in Cina; da qui la mia indagine sulla condizione della popolazione uiguranello Xinjiang. Dedico moltissimo tempo, a detta dei miei amici quasi tutto, ad informarmi su ciò che succede in Cina.Sono decisamente appassionata e affascinatada un paese sulla bocca di tutti,ma conosciuto da pochi.Nel tempo rimanente tento di fare attività sportivae mi cimento in esperimenti culinari dai risultati incerti.Sono estremamente curiosa, sonoo viaggiare, assaggiare cibiparticolarie parlare con le persone del luogo. Sono fermamente convinta che il viaggio completo le persone sotto ogni punto di vista echesia l'unico vero modo di interfacciarmi con il meraviglioso mondo in cui viviamo.

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