DOPO 70 ANNI ARRIVANO LE SCUSE DANESI PER UN ESPERIMENTO SOCIALE SUGLI INUIT GROENLANDESI

Le scuse della Prima Ministra danese Mette Frederiksen per i bambini portati dalla Groenlandia in Danimarca per un esperimento sociale negli anni ’50 riaccende i riflettori sul rapporto Groenlandia-Regno di Danimarca.

Sono arrivate sul finire del 2020 le scuse ufficiali da parte della Prima Ministra danese Mette Frederiksen per i ventidue bambini portati dalla Groenlandia in Danimarca negli anni ’50 per un esperimento sociale. Prelevati dalle loro famiglie, i ventidue bambini hanno trascorso un periodo a Copenhagen, lontani dalle proprie famiglie, per poi ritornare in Groenlandia e piuttosto che rafforzare i rapporti con il Regno di Danimarca e creare un nuovo tipo di “Greenlander”, sono finiti in orfanotrofi senza la possibilità di rivedere le proprie famiglie. 

We cannot change what happened. But we can take responsibility and apologise to those we should have cared for but failed to do” sono le parole con cui la Prima Ministra Mette Frederiksen pubblicamente diffonde le scuse ufficiali. La Groenlandia oggi è un territorio semiautonomo del Regno di Danimarca, in cui la presenza indigena la fa ancora da padrone; dei totali 56.000 abitanti 50.000 sono Inuit. I ritmi della vita sono ancora scanditi da tradizioni e metodi di caccia, di pesca e di sopravvivenza tramandati da generazione in generazione.

Nonostante il surriscaldamento globale e lo scioglimento della calotta artica stiano modificando la realtà quotidiana groenlandese, il clima rigido ed ostico ancora regola la società locale. Le ambite risorse minerarie e le rotte commerciali attirano le grandi potenze e i grandi investitori, il ruolo nel contesto geopolitico artico della Groenlandia muta e diventa sempre più rilevante. Il sentimento indipendentista cresce e viene alimentato dalle nuove opportunità economiche che lo sfruttamento di terre rare, zinco, ferro e idrocarburi offre.

Il futuro dell’isola è più che mai incerto, ma le scuse della Prima Ministra danese sono rivelatrici oltre che di un’accresciuta sensibilità per le difficili condizioni vissute da parte delle popolazioni indigene, anche della direzione che Copenhagen intende intraprendere nel prossimo futuro. Una direzione basata sulla cooperazione e sul rispetto dell’unicità di culture così profondamente identitarie e legate ad un territorio da salvaguardare, sviluppare e proteggere. Un percorso condotto insieme, come afferma il Primo Ministro groenlandese Kim Kielsen: “Today we are equals, looking back on history together.”       

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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