UNA DECISIONE STORICA PER L’ARGENTINA: ARRIVA IL SÍ ALL’ABORTO

Il 30 dicembre 2020 il Senato argentino ha approvato il disegno di legge riguardante la legalizzazione dell’aborto. 

Si tratta di una decisione storica per il Paese. Fino ad ora la legge in vigore, datata 1921, prevedeva l’interruzione di gravidanza solo in caso di stupro o rischio di vita della madre, considerando l’aborto un reato punibile fino a 4 anni di carcere. 

Il progetto appena approvato, invece, concede la possibilità a tutte le donne di interrompere la gravidanza entro la 14/ma settimana in qualsiasi ospedale (pubblico o privata), senza costi per l’intervento, le medicine e le eventuali terapie di appoggio.

Il dibattito e la votazione parlamentare sono stati seguiti fino a notte fonda da migliaia di argentini ed argentine, divisi tra i cosiddetti pañuelos verdes, scesi in strada per perorare la depenalizzazione dell’aborto ed i pañuelos celestes, contrari alla proposta.

Si dimostra felice del risultato ottenuto al Senato il presidente argentino Alberto Fernandez, l’unico presidente in esercizio che ha sostenuto il progetto. È stato lo stesso Fernández, infatti, a ripresentare il disegno di legge alla Camera dichiarando che, seppur cattolico, “ha il compito di risolvere un problema di salute pubblica argentina”. 

Nel 2018, L’allora presidente, Mauricio Macri, autorizzò il dibattito della proposta promettendo di non porre il veto alla legge, nel caso in cui questa fosse stata approvata.  Sebbene la Camera dei deputati approvò il disegno di legge l’iniziativa fu respinta il mese successivo dal Senato, più conservatore.  Ad opporsi con fermezza a tale iniziativa è stata senza dubbio la Chiesa Cattolica che esercita una considerevole influenza nella società argentina così come nel resto del continente.

L’America Latina infatti presenta uno dei quadri giuridici più restrittivi in materia di aborto: in alcuni paesi, come El Salvador, Nicaragua, Honduras, Haiti e Repubblica Dominicana è totalmente proibito, mentre in altri è consentito unicamente in circostanze molto specifiche.  Fanno eccezione l’Uruguay, Cuba, la Guyana, la Guyana francese, Puerto Rico e alcune zone del Messico. 

Giorgia D'Alba

Sono Giorgia e per IARI mi occupo di America Latina.
Nata a Lecce nel 1995, ho conseguito con il massimo dei voti prima la laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali e successivamente la laurea magistrale in Scienze Internazionali presso l’Università di Torino. Ho studiato a Lisbona e a Buenos Aires ed ho partecipato ad un progetto di ricerca presso l’Istituto Sociale del Mercosur in Paraguay.

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