USA-UE: IL FRAGILE EQUILIBRIO SULLA REGOLAMENTAZIONE DELLE BIG TECH

L’alleanza tra l’Unione Europea e i colossi tecnologici americani, in primis quelli della Silicon Valley, è a un bivio. La nuova amministrazione statunitense agirà come la precedente per scongiurare le annunciate norme europee su mercato digitale, tasse e privacy?

Da un paio di anni, la regolamentazione del mercato digitale è in cima all’agenda dell’Unione Europea. Su forte impulso della Francia, che ha già approvato una legge per tassare dal 2021 i giganti del web, la Commissione Von Der Leyen sta compiendo passi in avanti per approntare una politica digitale comune che dovrebbe servire da contrappeso allo strapotere delle multinazionali statunitensi, come Google, Amazon, Facebook, etc… A Bruxelles si lavora su un pacchetto di norme che dovrebbero regolare l’attività delle compagnie digitali che operano in Europa, il più grande mercato di dati al mondo. Più precisamente, il Digital Services Act e il Digital Markets Act  si propongono di ridisegnare e bilanciare le dinamiche concorrenziali, di moderazione dei contenuti e privacy nel mondo digitale, oltre all’introduzione di una tassa unica sul fatturato che le compagnie producono in Europa.

L’architetto dell’iniziativa è Margrethe Vestager, la Commissaria europea alla concorrenza che vuole riscrivere le regole che governano il digitale e che ha già messo sotto scacco compagnie come Google e Amazon per abuso di posizione dominante e inosservanza delle norme antitrust. Se in passato per ritardare le misure europee- in particolare francesi– le Big Tech statunitensi hanno potuto contare sullo scudo dell’amministrazione Trump, come si comporterà il nuovo esecutivo di fronte alla determinazione dell’UE a stringere la morsa sui colossi americani?

Gli Stati Uniti sono tradizionalmente contrari all’imposizione di tali regole da parte dei Governi stranieri, poiché potrebbero portare ad una riduzione degli introiti che le Big Tech versano al Dipartimento del Tesoro statunitense. Perciò, è probabile l’amministrazione Biden adotterà un approccio simile a quello di Trump. Come nota Frances Burwell, osservatore della politica digitale di UE e USA per l’Atlantic Council, il team di Biden non penalizzerà le Big Tech statunitensi nei rapporti con l’UE, ma soprattutto non favorirà l’introduzione di norme stringenti. In sostanza, ciò non rientra nelle priorità dell’amministrazione Biden, la quale è più interessata alla coordinazione e cooperazione digitale con l’UE rispetto alle compagnie cinesi.

Lo scenario di una rinnovata alleanza USA-UE per far avanzare la discussione del mercato digitale su un piano multilaterale è plausibile, ma il Governo statunitense difficilmente accetterà misure unilaterali europee sulle sue compagnie più rappresentative. Ad ogni modo, nel 2021 l’agenda digitale irromperà prepotentemente nelle relazioni transatlantiche, arrecando miglioramenti o tensioni. 

Emanuele Gibilaro

Classe 95, analista di politica estera USA, membro del direttivo IARI e brand ambassador. Studente magistrale in Relazioni Internazionali (indirizzo Diplomazia e Organizzazioni internazionali) presso l’Università degli Studi di Milano. Ho conseguito la laurea triennale in “Storia, politica e Relazioni internazionali” a Catania- città di cui sono originario- con una tesi sul rapporto tra giornalismo e comunicazione politica durante alcuni eventi salienti della storia contemporanea di Italia e Stati Uniti.
Per IARI mi occupo di politica estera e interscambio diplomatico degli Stati Uniti con i principali attori internazionali. Ma anche di questioni energetiche e sicurezza nazionale. Approfondisco tali tematiche da diversi anni, in un’ottica che contempera dimensione giuridica, storica, diplomatica, militare ed economica.
Ho sposato il progetto IARI fin dal primo giorno della sua fondazione, perché ho visto un gruppo affiatato, competente e motivato a creare una realtà che diventasse un punto di riferimento per il mondo accademico italiano, ma anche per chi desidera avere un quadro sulla politica e i fenomeni internazionali. Abbiamo scelto il formato di think tank specializzato in quanto fenomeni complessi come quelli internazionali meritano un’elaborazione analitica, precisa e pluridimensionale, che non semplifichi le questioni con ideologie e luoghi comuni (così come spesso accade nelle testate giornalistiche del nostro Paese). Pertanto, l’analista deve mettere le sue competenze a disposizione del lettore, individuando possibili scenari e fornendo a chi legge tutti gli elementi necessari alla formazione di un’opinione.

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