NONOSTANTE LA FORMAZIONE DEL NUOVO GOVERNO LO STALLO IN YEMEN CONTINUERÀ A LUNGO

La formazione del nuovo governo di unità nazionale, composto da individui fedeli al presidente Hadi e da separatisti del Consiglio di Transizione del Sud (CTS), no sarà la soluzione politica per il Paese in questione. Gli EAU conserveranno le loro mire espansionistiche e gli Houthi non cesseranno di essere una minaccia geopolitica per i Sauditi

IL GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE UNICAMNETE COME TREGUA TRA SAUDITI ED EMIRATINI?

A primo impatto, analizzando la formazione di un nuovo governo di unità nazionale, che raggruppa cinque membri del Consiglio di Transizione del Sud, vicino ad Abu Dhabi, ed elementi vicini al presidente Hadi, si potrebbe ritenere che la situazione nello Yemen è destinata a cambiare o a migliorare.

Tenendo conto dei problemi che affliggono il Paese da diversi anni è difficile ipotizzare l’inizio di una nuova fase del tutto diversa e che possa portare ad una soluzione geopolitica definitiva per il Paese. Gli interessi di Abu Dhabi, dei Sauditi e degli Houthi sono sempre ben visibili e non possono essere trascurati nell’analisi sul Paese.

Il nuovo governo, fortemente sostenuto dal presidente Hadi, nasce allo scopo di interrompere le ostilità tra Emiratini (Separatisti del Sud) e Sauditi, e apre alla condivisione del potere. Tale accordo si colloca nell’arco temporale successivo alle azioni militari dei ribelli Houthi legati all’Iran che hanno portato al controllo di gran parte dell’area settentrionale dello Stato i questione. In realtà era già da diverso tempo che la presenza di tali gruppi terroristici si stesse consolidando in tale area.

Il nuovo gabinetto, la cui formazione è stata annunciata il 18 dicembre, si delinea come il tentativo di porre fine, seppur non a lungo termine, alle ostilità tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi, al fine di far “bloccare” l’espansionismo e le ambizioni dei separatisti del Sud e quindi di Abu Dhabi. È anche uno sforzo in più per portare avanti una strategia comune nella lotta contro i ribelli degli Houthi.

Inoltre, dopo aver chiesto ai membri di tale nuova formazione di effettuare il giuramento ad Aden, il presidente Hadi ha riassunto quelli che saranno gli obiettivi da raggiungere in seno alla nuova istituzione politica: miglioramento della situazione economica del Paese, ricostruzione delle infrastrutture e lotta gli Houthi.

Attualmente, nonostante le rivalità sul terreno, Sauditi ed Emiratini hanno come scopo quello di contrastare la minaccia derivante dai ribelli Houthi che, diverse volte, hanno dimostrato di saper colpire siti petrolifere e aree strategiche per gli interessi di Riyad. Si tratta di dar vita ad un progetto geopolitico comune che possa essere più efficace contro un potenziale conflitto che dallo Yemen si potrebbe espandere, per procura, in altre aree del Medio Oriente in cui sono vivi gli interessi delle monarchie del Golfo.

IL TRAVAGLIATO PERCORSO VERSO IL NUOVO GOVERNO

Dare vita ad un nuovo governo in cui possono esser rappresentati anche gli interessi dei separatisti del sud non è stato un “traguardo” semplice. Nel 2019 era stato raggiunto un accordo tra il CTS e il governo di Hadi per un eventuale lavoro congiunto che portasse all’unità di governo ma, successivamente, i separatisti hanno palesemente dimostrato di andare avanti sostenendo fortemente la propria autonomia nel sud del Paese[1].

Inoltre, l’accordo in questione, era giunto dopo che le forze pro-governo e quelle legate al CTS avevano combattuto tra loro per il controllo della capitale Aden, mentre Hadi era in esilio a Riyad. In tutto questo frangente, se da una parte gli Emirati riuscivano a rafforzarsi geopoliticamente tramite le milizie separatiste, l’Arabia Saudita si trovava sempre più in forte difficoltà anche a causa delle vittorie militari degli Houthi nel nord, occupando aree fondamentali e ricche di risorse petrolifere, come quella di Mareb.

Diversi sono stati i tentativi delle cancellerie internazionali di mediare nel conflitto nello Yemen, al fine di delineare una soluzione politica sostenibile per i principali attori sul terreno. Anche l’ONU, che ha diverse volte sottolineato che la guerra civile in Yemen può essere considerata come la peggiore catastrofe umanitaria degli ultimi tempi, ha mostrato parecchie difficoltà nel tentativo di trovare una soluzione politica alla crisi nel Paese[2].

Sempre nell’ambito di tali considerazioni, l’inviato speciale ONU Griffiths, ha esortato più volte le parti belligeranti a porre fine al conflitto yemenita entro il 2021. Tuttavia, osservando gli sviluppi sul campo negli ultimi anni, si può perfettamente intuire che non sarà così facile raggiungere un accordo di pace tra tutte le parti. Inoltre, lo stesso inviato speciale delle Nazioni Unite, ha ribadito costantemente la necessità di far sedere al tavolo dei negoziati i ribelli filo-iraniani e il legittimo governo guidato da Hadi, per riprendere in mano il processo politico nel Paese. Sarà molto difficile che da qui ai prossimi anni si possa assistere alla conclusione del conflitto in Yemen.

Tuttavia ciò che si può dedurre a seguito della nascita del nuovo governo di unità nazionale è che il potere del presidente Hadi risulta essere sempre più debole, incerto e manovrabile. Con i Sauditi ha dovuto piegarsi alle richieste geopolitiche dei separatisti e quindi degli EAU che hanno dato prova di essere abbastanza influenti in tale contesto. In secondo luogo, è possibile evincere come, nel contrasto ai ribelli Houthi, Bin Salman abbia deciso di dipendere in qualche modo dal supporto degli Emiratini. E in questo caso si può intuire come il regno saudita risulti essere sempre più impantanato nel conflitto nello Yemen e che i suoi obiettivi geopolitici vengono messi in discussione dall’espansionismo dei separatisti del sud e degli Emirati.

Questi ultimi, infatti, collaboreranno maggiormente con i “rivali” per debellare il terrorismo degli Houthi ma non smetteranno certamente di sostenere i separatisti del sud che alimentano il raggiungimento degli obiettivi geopolitici nel Paese.  Gli Emirati hanno ripetutamente lasciato intendere di volersi espandere lungo i porti e avere sotto controllo i flussi commerciali che toccano il Paese e che si allargano fino all’Oceano Indiano.

Per esempio, se riuscissero a consolidare maggiormente la loro presenza militare e commerciale nei pressi dell’Isola di Socotra, situata nell’Oceano Indiano, vicino al Golfo di Aden, ciò si delineerebbe come un successo davvero importante a livello geopolitico che rafforzerebbe la propria postura nell’area. Gli EAU, nonostante la formazione del nuovo governo di unità nazionale, riterrà come priorità quella di avere il controllo sui porti e sulle rotte marittime internazionali.

POSSIBILI SCENARI FUTURI

In conclusione si possono delineare alcuni scenari che, potenzialmente, potrebbero interessare il Paese. Un primo scenario vedrebbe il consolidamento del nuovo governo di unità nazionale nato nei giorni scorsi irrobustire la sua lotta contro il terrorismo degli Houthi e avviare uno sforzo comune per dare un nuovo aspetto anche alle altre istituzioni del Paese, nella direzione di un miglioramento dell’economia. Non si escludono, però, tentativi dei separatisti di mantenere una certa postura nel sud tramite movimenti militari.

Un secondo scenario, pessimista, testimonierebbe la nascita di un conflitto allargato ad altre aree del Paese per sconfiggere gli Houthi, con la possibilità che questi, per ritorsione, possano attaccare il fianco esposto saudita o, addirittura, come affermato qualche giorno fa da alcuni miliziani del gruppo, obiettivi israeliani nel Mar Rosso. È ormai evidente che il conflitto nel Paese oggetto di analisi è destinato a proseguire ancora a lungo. Si aspetta l’inizio definitivo della presidenza Biden negli USA per capire se verrà sospeso o meno il supporto ai Sauditi nel conflitto in Yemen.


[1] A tal proposito, il 25 aprile 2020 il CTS ha proclamato l’autogoverno secessionista nella città di Aden

[2] Secondo alcune stime, si contano più di 230.000 persone morte a causa soprattutto dei bombardamenti della coalizione a guida saudita che combatte contro i ribelli degli Houthi

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