IL FUTURO DELLE ATTIVITÀ MILITARI SERBE

La Serbia inizierà il nuovo anno all’insegna dell’incertezza. La moratoria riguardante le operazioni militari ha interrotto tutte le esercitazioni internazionali.

Il 2021 si apre all’insegna dell’incertezza per il futuro militare della Serbia. Dopo aver spiegato che la Serbia è sotto una terribile e immeritata pressione dell’Unione europea, l’ex ministro della Difesa ha annunciato a settembre che la Serbia stava introducendo una moratoria riguardante la cessazione delle esercitazioni militari con tutti i partner. Infatti, nell’immediato futuro non sono previste esercitazioni congiunte o attività militari, né con la NATO, la CSTO, la Russia o gli Stati Uniti, la Cina e tanto meno con l’Unione Europea. Ciò implica che la partecipazione alle operazioni di peacekeeping da parte della Serbia sarà, se necessario, interrotta. 

La decisione sulla sospensione della cooperazione militare internazionale è stata presa immediatamente prima dell’esercitazione congiunta tra paracadutisti russi, bielorussi e serbi. Questa si è svolta in un contesto specifico in cui la Russia ha dato pieno sostegno al presidente bielorusso, Alexander Lukashenko dopo le elezioni, mentre la Serbia ha aderito alla Dichiarazione dell’UE sulle elezioni presidenziali, in cui si afferma che i cittadini bielorussi avevano espresso il desiderio di cambiamenti democratici durante la campagna elettorale, ma le elezioni non erano state né libere né giuste. Con queste esercitazioni, la Russia,  intendeva fornire un vero supporto a Lukashenko, ma in questo modo la natura delle operazione è radicalmente cambiata. Invece di un’esercitazione antiterroristica in cui le nostre forze e unità speciali si addestrano per situazioni reali, l’essenza di questo evento è cambiata così drasticamente che il numero di partecipanti dalla Serbia è stato ridotto al minimo e l’esercizio stesso si è trasformato in una dimostrazione per risolvere un potenziale conflitto tra NATO e Bielorussia.

Questo episodio dunque spiega la necessità delle Serbia di introdurre una moratoria al fine di mantenere la sua politica di neutralità evitando così situazioni confuse in politica estera. Di contro, tale decisione porta la Serbia a una posizione di inaffidabilità come partner poiché non esistono governi che abbiano deciso di interrompere così repentinamente la cooperazione militare. Le esercitazioni sono state precedute da una serie di riunioni per la pianificazione in cui sono state concordate le esercitazioni, pertanto tale decisione dimostra la mancanza di stabilità e di credibilità minando, inoltre, la qualità della futura cooperazione.

La moratoria è stata introdotta in un periodo chiave per il piano annuale che definisce l’ambito e le modalità della cooperazione nel 2021. Il piano annuale di cooperazione del Ministero della difesa e delle forze armate serbe specifica la cooperazione bilaterale con i paesi per l’anno in corso. Questo documento, tra le altre cose, definisce quali esercitazioni e addestramento militare saranno tenuti, insieme a tutte le altre forme di cooperazione e, ad oggi, non vi è nulla in programma. Ciò comporta che l’anno successivo sarà una serie di improvvisazioni, sia nella politica estera che in quella di difesa della Serbia. La cooperazione internazionale sarà ridotta al minimo: si tratterà di aderire alle formalità per cercare di ripristinare la credibilità persa.

Un dato che evidenzia la decisione serba di astenersi alle esercitazioni militari congiunte è il programma NATO per il primo semestre del 2021 dove, appunto, lo Stato serbo non è menzionato. La Serbia, da quando ha aderito al programma NATO “Partnership for Peace” (PfP) nel 2006, ha condotto più di 150 esercitazioni con i paesi membri. L’anno scorso, le forze armate serbe hanno effettuato 17 esercitazioni militari con altri paesi, di cui 13 con membri della NATO e quattro con la Russia. D’altra parte, i funzionari dell’organizzazione hanno detto in molte occasioni di rispettare la decisione della Serbia di scegliere i suoi accordi di sicurezza e con chi cooperare. Nonostante le dichiarazioni dei funzionari NATO, la decisione di astenersi, seppur per un breve periodo, rischia di estromettere il Paese da alcuni meccanismi che richiedono una presenza costante.

Dietro la moratoria proposta dal Ministro della Difesa serbo, probabilmente si nasconde una realtà più complessa di quel che appare. Infatti, dopo gli accordi di Washington del settembre 2020, le relazioni tra Serbia e Russia hanno subito un rallentamento, pertanto, l’interruzione dell’attività di addestramento congiunta è stata un tentativo maldestro di allontanamento da Mosca senza scalfire l’opinione pubblica interna. 

È indubbio che qualora si fosse deciso preventivamente di non partecipare all’evento, sicuramente il Ministro serbo avrebbe avuto l’occasione per spiegare le circostanze e la nuova direzione politica. La Serbia avrebbe dovuto prendere parte a un’esercitazione a pochi chilometri dal confine polacco, uno scenario a cui non appartiene. Sicuramente tale evento avrebbe avuto risvolti estremamente negativi per la cooperazione con la NATO. La politica internazionale serba non è nuova al tentativo di mantenere buoni rapporti sia con la Russia che con gli USA.

L’essere il paese cardine nei Balcani Occidentali permette di godere di un potere negoziale che difficilmente è concesso a uno stato di pari livello. Sebbene non sia stata particolarmente notata dall’opinione pubblica, la decisione di introdurre una sospensione di sei mesi delle attività militari tra la Serbia e tutti i partner avrà senza dubbio un impatto sulle attività del paese in questo campo nel 2021. 

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