GABON: APPROVATA LA RIFORMA COSTITUZIONALE

Il Parlamento del Gabon ha approvato la riforma costituzionale.  La riforma si pone l’obiettivo di colmare il vuoto istituzionale nel caso in cui sopraggiunga l’incapacità del Presidente di proseguire l’incarico.

L’esigenza di definire questo aspetto è emersa due anni fa quando il presidente Ali Bongo Ondimba a causa di un ictus si è assentato per mesi. In quell’anno la Costituzione era stata temporaneamente modificata per consentire al vicepresidente di assumere alcune delle funzioni del presidente in caso di assenza temporanea. La costituzione prevedeva quindi solo l’incapacità permanente del presidente, che poteva essere colmata dal presidente del Senato per un periodo di 60 giorni.

L’attuale proposta è stata approvata dall’89,1% dei membri dell’Assemblea nazionale e del Senato che si sono riuniti nella capitale Libreville. Attraverso la riforma in caso di temporanea o permanente incapacità del Presidente, per morte, malattie o altre circostanze, il suo potere verrà trasferito a un triumvirato composto dai presidenti delle due camere e il ministro della difesa.

Inoltre è stato approvato un altro emendamento che dichiara che non è possibile perseguire, arrestare, detenere o giudicare gli ex presidenti per gli atti commessi mentre erano in carica.  È comunque importante ricordare che il Parlamento è fortemente controllato dal partito al potere.

Il leader dell’opposizione, Jean Gaspard Ntoutoume Ayi, del Partito National Union, ha commentato le modifiche come un tentativo di insabbiamento del vero problema che affligge il Paese, ovvero “l’incapacità di Gabon e del suo partito di governare”. Il Gabon del resto è tra gli Stati meno liberi dell’Africa. Il Paese è governato da oltre 50 anni dalla famiglia di Ali Bongo Ondimba, che è succeduto al padre nel 2009.

In tutti questi anni la famiglia ha mantenuto il potere attraverso un complesso sistema costruito su forme di clientelismo e repressione ormai strutturali. Nonostante il Paese sia dotato di elezioni multipartitiche, queste in realtà si traducono in una procedura di facciata in quanto i partiti di opposizione sono ampiamente ostacolati, non hanno i permessi per le riunioni pubbliche e i loro esponenti sono spesso vittime di persecuzioni e arresti ingiustificati. 

Un chiaro esempio ci viene offerto dalle elezioni del 2018 in cui diversi candidati e sostenitori dei partiti di opposizione sono stati minacciati e arrestati senza alcun motivo. La possibilità di arginare questo sistema appare al momento quasi impossibile, la famiglia Bongo e i suoi sostenitori, infatti, nel corso degli anni hanno accumulato enormi ricchezze che gli garantiscono un forte controllo sull’intero sistema: politico, economico e accademico. 

Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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