2020, L’ANNO NERO DELL’IRAN

Tra coronavirus, sanzioni e l’uccisione di due figure di spicco per la politica iraniana, il 2020 lascia l’immagine di un’Iran debole su più fronti

Per il Medio Oriente (e per il mondo intero) il 2020 sarà un anno difficile da dimenticare (e da superare) a causa della pandemia di coronavirus che, oltre a provocare una crisi sanitaria, ha esacerbato le problematiche socio-economiche della regione, già in subbuglio, come testimoniato da ciò che sono state definite Primavere Arabe 2.0.  
Per quanto riguarda l’Iran, il 2020 è stato un anno nero, indebolito economicamente ed isolato a livello geopolitico, a causa della campagna di massima pressione esercitata dall’amministrazione Trump, gli accordi di normalizzazione tra Israele e alcuni Paesi arabi e una pandemia che in Iran ha fatto registrare tra i livelli più alti di mortalità di tutta la regione. Secondo le stime ufficiali, ci sarebbero stati circa 54 mila morti e oltre un milione di casi, ma i numeri reali potrebbero essere almeno il doppio di quelli dichiarati.  

  1. Coronavirus e sanzioni

Sin dalla rivoluzione islamica del 1979, l’Iran è stato oggetto di vari cicli di sanzioni, parzialmente rimosse dal Joint Comprehensive Plan of Action del 2015.L’impatto delle sanzioni statunitensi, reintrodotte nel 2018, a seguito del ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare, è stato amplificato dall’emergenza sanitaria. L’Iran è stato il primo Paese del medio oriente in cui si è diffuso il coronavirus e quello più duramente colpito. 
Le sanzioni imposte, che hanno fortemente limitato lo scambio economico, hanno impedito l’importazione di medicinali e altro materiale sanitario, necessario per gestire l’emergenza. Queste limitazioni, come denunciato da Human Rights Watch, hanno messo in pericolo il diritto alla salute per i cittadini iraniani e limitato l’accesso ai medicinali essenziali. È pur vero che sono previste eccezioni per ragioni umanitarie, ma negli anni passati alcune compagnie europee non hanno commerciato con l’Iran il materiale sanitario per paura delle sanzioni secondarie. 


In realtà, ancor prima della pandemia, l’economia iraniana era stagnante a causa di un decennio di sanzioni e di un’economica troppo dipendente dal settore petrolifero. 
Dal 2018, il GDP della Repubblica Islamica è diminuito dell’11% e il taglio delle esportazioni di petrolio, a causa delle sanzioni, ha determinato una riduzione nella disponibilità di valuta estera, con il conseguente collasso della valuta nazionale e l’aumento dell’inflazione.
La valuta nazionale, il rial, ha subito un grande deprezzamento rispetto al dollaro statunitense di circa il 450% a partire da gennaio 2018, deprezzamento che è la conseguenza delle sanzioni secondarie che ostacolano il commercio con l’Iran e penalizzano le esportazioni. 

In questa situazione economica, pertanto, si inserisce la pandemia e le restrizioni imposte per contenere il virus, restrizioni che hanno messo a dura prova perfino le economie più sviluppate. 
Attualmente, l’Iran vive il terzo anno consecutivo di recessione economica, conseguenza delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dello scoppio del coronavirus. Ad ottobre, l’amministrazione Trump ha introdotto sanzioni per altre 18 banche, decisione particolarmente discutibile dal momento che ostacolano le importazioni di cibo e medicinali. 

  • Uccisione di Soleimani e di Fakhrizadeh

A soli pochi giorni di distanza dall’inizio del 2020, l’Iran ha ricevuto un duro colpo: l’uccisione del più importante comandante militare iraniano e capo delle Forze Quds delle Guardie Rivoluzionarie, figura di spicco, seconda solo all’Ayatollah Khamenei per popolarità. L’uccisione di Soleimani ha accellerato l’escalation di tensioni con gli Stati Uniti, facendo temere lo scoppio di un conflitto armato.

Sul finire del 2020, un’altra uccisione ha segnato la storia della Repubblica Islamica: Mohsen Fakhrizadeh, uno dei più importanti scienziati nucleari iraniani, spesso paragonato a Robert Oppenheimer, fisico statunitense famoso per aver prodotto la prima arma nucleare, e, di conseguenza, considerato una minaccia per la sicurezza. Bisogna, però, precisare che il programma AMAD, di cui Fakhrizadeh era responsabile è stato interrotto nel 2003 e il programma nucleare iraniano è sotto stretto monitoraggio grazie alla cooperazione con l’Agenzia Internazionale dell’energia atomica. 

L’assassinio, inevitabilmente, irrigidisce la parte iraniana e rende più complicato il ritorno alla diplomazia, come auspicato da Biden. 

  • Presidenza di Biden, cambierà qualcosa?

La decisione di non prolungare l’embargo sulle armi da parte delle Nazioni Unite, così come previsto dal JPCOA, ha avuto un impatto positivo sui mercati iraniani così come la sconfitta di Donald Trump alle elezioni presidenziali di novembre e la vittoria del democratico Biden. 

Biden ha ribadito la sua intenzione di ritornare all’accordo sul nucleare e l’economia iraniana potrebbe crescere del 4,4%  se le sanzioni venissero revocate, in ottemperanza all’accordo. Inoltre, la nuova amministrazione è propensa ad un cambio di strategia per il file iraniano, ribadendo la volontà di optare per il multilateralismo e la diplomazia, assenti durante l’amministrazione Trump.

Tuttavia, bisogna prendere con cautela le parole di Biden poiché ritornare agli impegni del JPCOA non sarà né facile né immediato. Gli Stati Uniti hanno ormai perso la loro credibilità come interlocutore e, al tempo stesso, la Repubblica Islamica non rispetta a pieno i punti dell’accordo. 
L’abbandono della strategia di massima pressione, dimostratasi fallimentare, avverrà in maniera graduale, pertanto è probabile che nel breve periodo cambi poco o nulla.
Inoltre, l’uccisione di Soleimani e, in seguito, quella di Fakhrizadeh complicano la de-escalation tra Stati Uniti ed Iran e il ritorno all’accordo del 2015. Entrambi erano due personaggi di spicco del regime e la loro morte svela la vulnerabilità della Repubblica Islamica, indebolita dalle sanzioni e dalla pandemia, nonostante la retorica aggressiva utilizzata. Svela, anche, il fallimento dell’intelligence iraniana, incapace, per ben due volte, di prevedere ed impedire operazioni straniere di questo calibro.
Se anche la “punizione definitiva” avverrà, come promesso dalla Guida Suprema Khameini, la risposta iraniana sarà calibrata e non immediata, attraverso attacchi cibernetici o tramite proxy actors, poiché garantiscono un certo grado di deniability

Il 2020 lascia l’immagine di un’Iran debole su più fronti, con un’economia in forte recessione, attaccato più volte, nel bel mezzo di una pandemia che ha difficoltà a gestire e in un contesto regionale maggiormente ostile. 
Un ritorno immediato ai negoziati con gli Stati Uniti è da escludere; le relazioni tra gli Stati Uniti e l’Iran sono al loro minimo storico e il clima politico iraniano è mutato. Attualmente, il parlamento iraniano presenta una maggioranza di conservatori che, nelle ultime elezioni di febbraio, hanno conquistato 221 posti su 290.
Il mandato di Rouhani avrà fine a maggio 2021 ed è probabile che nelle prossime elezioni vinca un candidato conservatore, poco incline ai negoziati con gli Stati Uniti e fautore di una politica più aggressiva e radicale. 

Noemi Verducci

Buon sabato a tutti, sono Noemi Verducci, analista IARI per la sezione Medio Oriente. Attualmente studentessa di Relazioni ed Istituzioni dell’Asia e dell’Africa all’Università “L’Orientale” di Napoli.
Ho conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica presso l’Università del Salento, durante la quale ho svolto un anno di studio all’Università di Siviglia, nell’ambito del programma Erasmus.
Lo studio della lingua araba mi ha permesso di avvicinarmi al mondo mediorientale, dapprima dal punto di vista esclusivamente linguistico e culturale e, successivamente, anche dal punto di vista politico.
Il lavoro di tesi triennale, su Hezbollah e le sue strategie comunicative, mi ha fatto comprendere la necessità di studiare ed analizzare un’area geopolitica di cui si parla spesso in maniera impropria, attraverso una lente “orientalista” che impedisce di interpretare in maniera corretta eventi storici e politici.
Essere parte di IARI è un modo per mettermi in gioco ed approfondire dinamiche politiche che risultano centrali per comprendere ciò che accade nel mondo. IARI è uno spazio fertile in cui potersi confrontare ed arricchirsi, crescendo insieme.

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