VI SIETE MESSI CONTRO LA GENERAZIONE SBAGLIATA:LE MANIFESTAZIONI DEL GUATEMALA CONTRO LA LEGGE DI BILANCIO E LA CORRUZIONE DILAGANTE

Dal 21 Novembre scorso, a seguito dell’approvazione della legge di bilancio, il Guatemala è attraversato da continue manifestazioni di piazza.  I manifestanti chiedono con forza le dimissioni del presidente in carica Giammattei e la formazione di una nuova assemblea costituente. Complice del malcontento nazionale, la lentezza del governo Giammattei nell’affrontare l’emergenza COVID e la cattiva gestione in occasione del passaggio degli uragani Eta e Iota. Tutto questo nella cornice di corruzione e connivenza tra potere politico, oligarchia e narcotraffico a cui il paese è da anni abituato e a cui oggi, si ribella.

Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri” scrisse George Orwell nel suo celebre “La fattoria degli Animali”, descrivendo il fallimento dell’utopia egalitaria quando si scontra con li privilegi del potere e con la smania che da essi deriva.

Questi animali più uguali di altri, siamo costretti a incontrarli ogni giorno. Basta scendere nei nostri cortili. Oggi, però, ci concentriamo sul particolare caso guatemalteco analizzando le proteste che da più di un mese si stanno susseguendo nel paese centroamericano.

LA VICENDA: 

Il 21 Novembre scorso, a seguito dell’approvazione frettolosa e quasi furtiva della legge di bilancio (avvenuta il 18 Novembre, di prima mattina), gruppi di manifestanti si sono riversati nelle strade di Città del Guatemala per esprimere il loro dissenso e chiedere che la legge venisse sospesa.  I suoi termini – che prevedevano: aumento del debito pubblico e tagli ai fondi per sanità, istruzione, difesa dei diritti umani e lotta alla povertà – sono l’ennesima prova di corruzione dilagante nel paese, sopruso che la popolazione non ha potuto accettare. 

Di tutta risposta, all’alba delle prime manifestazioni, il presidente Giammattei ha invocato la Carta Democratica dell’Organizzazione degli Stati Americani, sostenendo che fosse in atto un colpo di stato e che la democrazia fosse in pericolo (https://www.peacelink.it/latina/a/48181.html) (ironico, se si pensa che l’Articolo 4 della stessa Carta recita: “Trasparenza nelle attività di governo, probità, amministrazione pubblica responsabile, rispetto dei diritti sociali, libertà di espressione e di stampa sono componenti essenziali dell’esercizio della democrazia…”[1] ). Con questa mossa il presidente ha preso una posizione netta nei confronti dei manifestanti: ha giocato la carta della criminalizzazione, che, con un copione ben noto, ha portato a una violenta repressione delle manifestazioni da parte della polizia.

Nonostante la violenza della repressione sia stata tale da spingere l’ONU a chiedere un’indagine approfondita (https://www.peacelink.it/latina/a/48169.html), i manifestanti non si sono fermati.  Hanno organizzato manifestazioni periodiche per chiedere, non più solo il blocco della legge (ottenuto dopo poco), ma anche le dimissioni di Giammattei e la formazione di una nuova assemblea costituente, inclusiva e plurinazionale, che tenga conto delle istanze dei nativi – che pur rappresentando ampia fetta della popolazione sono spesso tagliati fuori dai processi politici[2].

UN PASSO INDIETRO: LA SITUAZIONI PRIMA DEL 21 NOVEMBRE  E CHI  É GIAMMATTEI: 

Le manifestazioni di piazza non sono state esattamente un fulmine a ciel sereno. Al contrario, la situazione guatemalteca, già prima dell’approvazione della legge di bilancio, era tutt’altro che pacifica. 

Il paese, che ha un PIL tra i più alti della regione, ha un serio problema di ridistribuzione della ricchezza, tanto che una piccola fetta della popolazione ha nelle sue mani tutta la ricchezza, mentre 10 milioni di persone vivono nella povertà e 7 bambini su 10 sono malnutriti (https://www.resumenlatinoamericano.org/2020/11/22/guatemala-diputados-contra-un-pueblo-ya-moribundo/).

Tra i principali motivi della disuguaglianza ci sono: la dominante politica neoliberista, che porta un’ampia privatizzazione e una sempre più accentuata disparità, e il grave problema di corruzione di cui il paese soffre da anni e di cui riportiamo solo alcuni esempi:  Nel 2015, l’allora presidente Molina, in seguito allo scandalo di corruzione denominato “La Linea” e alle conseguenti manifestazioni della cittadinanza, abbandonò la sua carica e venne processato[3].

Nel 2017 ebbe inizio il cosiddetto “Pacto de Corruptos”, che giustifica e garantisce impunità alla connivenza tra potere politico, oligarchia e narcotraffico e che portò, tra le altre cose, all’espulsione della CICIG (Commissione internazionale contro l’impunità del Guatemala delle Nazioni Unite) dal Guatemala[4] per mano del presidente Jimmy Morales ( interessante video riassuntivo: https://www.no-ficcion.com/project/pacto-de-corruptos-doodle).

In questa complessa situazione, Giammattei, esponente della destra conservatrice, antiabortista e contraria ai matrimoni gay, diventa presidente nel Gennaio 2020, eletto con un’astensionismo del 60% e con una percentuale di preferenze del 14% al primo turno di votazioni. 

La sua campagna elettorale, paradossalmente, è stata estremamente attenta all’idea di estirpare la corruzione dal paese, eppure, in poco meno di un anno di governo, il presidente ha dimostrato di non essere all’altezza delle sue dichiarazioni e ha in più occasioni attirato il malcontento della popolazione. Della sua coalizione parlamentare fanno parte il famigerato partito “Todos” (responsabile del “Pacto de Corruptos” e dell’espulsione della CICIG dal paese) e “Unión del Cambio Nacionalista” (UCN), partito accusato di legami con il traffico di droga (https://www.dinamopress.it/news/guatemala-cosa-ci-aspetta-fuoco/).

Inoltre il presidente si è mostrato impreparato ad affrontare la crisi da COVID-19 – con un forte ritardo nella gestione dei fondi per gli aiuti alimentari ed economici – e i disastri naturali provocati dagli uragani Eta e Iota.  Così, la legge di bilancio ( per altro ritenuta anomala dal Centroamericano di Studi Fiscali ) è stata, come molti giornalisti l’hanno definita, la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo di malcontenti e soprusi. 

Insomma, questo 2021 si aprirà con parecchi problemi da risolvere nel paese centroamericano. Noi, come sempre, non possiamo che rimanere in ascolto. Per ora, ci limitiamo a osservare come il Guatemala si sia unito a quell’onda “rivoluzionaria” che qualche tempo fa ha assorbito il Perù e, prima ancora, il Cile, Ecuador e Colombia. Infine, c’è da segnalare la massiccia presenza di studenti e di giovani che, anche nel caso del Guatemala, si sono uniti al grido “Vi siete messi contro la generazione sbagliata” (https://www.peacelink.it/latina/a/48169.html).

Molti di noi lo sperano davvero. E chi scrive attende impaziente di raccontare il giorno in cui i “più uguali” cederanno il passo, auspicando che questa generazione non faccia, per dirlo con Orwell, la stessa fine dei maiali. 


[1] Per vedere il testo completo della Carta Democratica dell’OSA: https://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/PDU3_2004_D175.pdf

[2] Utile in questo contesto ricordare la strategia della Tierra Arrasada del generale Montt negli anni ’80: https://elpais.com/diario/2000/05/30/internacional/959637619_850215.html

[3] Per saperne di più: https://www.bbc.com/mundo/noticias/2015/05/150507_guatemala_corrupcion_escandalo_vicepresidenta_baldetti_jp

[4] Per saperne di più: https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2019/08/23/guatemala-la-commissione-onu-lascia-paese/

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